Agricoltura, FdI del Saluzzese: “Nessuno schiavismo! Il nostro settore è un’eccellenza da tutelare!”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera a firma di Paolo Radosta – Segretario della Sezione Fratelli d’Italia del Saluzzese

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È stata presentata in data 31 gennaio, a Roma, la relazione a firma di Hilal Elver circa le condizioni della nostra agricoltura in relazione all’utilizzo della manodopera straniera.
“Metà della manodopera agricola è di migranti”; “Orari eccessivamente lunghi”; “salari troppo bassi per coprire i bisogni elementari”; “prodotti contaminati abbandonati nelle aree rurali, bruciati o versati nei fiumi”; “uso frequente di fertilizzanti contraffatti o tossici, spesso spruzzati da lavoratori senza conoscenze né misure di sicurezza”.

Questi di cui sopra sono solamente alcuni stralci della relazione che l’esperta di diritti umani
inviata dall’ONU ha presentato. Quello delineato risulta un quadro inquietante, da terzo mondo, per il settore primario del nostro Paese. La relatrice è stata nei principali luoghi di produzione agricola d’Italia, compresa Saluzzo dove ha incontrato (tra gli altri) un esponente Caritas di “Saluzzo Migrante”.

In tutta franchezza la cosa ci rattrista e sconforta. Non crediamo infatti assolutamente che
questo possa essere un quadro rappresentativo della nostra Saluzzo e del suo territorio limitrofo, e tantomeno della nostra Italia. La permanenza nel nostro Paese della signora Hilal, nel mese di gennaio, ha avuto una durata di 11 giorni. In questo breve periodo è stata nel Lazio, in Lombardia, in Toscana, in Puglia, in Sicilia e in Piemonte. Un tour de force che ci appare quanto meno limitante rispetto alle esigenze osservative e critiche che una relazione di questo tipo ed importanza avrebbe richiesto.

Siamo convinti che ogni tipo di commento, al netto di una così approssimativa esperienza, possa essere solamente superficiale e poco connesso con la realtà. Ci esprimiamo invece in linea con il pensiero del nostro eurodeputato laziale Nicola Procaccini, membro della Commissione Agricoltura di Bruxelles. In merito alla stessa relazione, in difesa del tessuto imprenditoriale agricolo dell’agro-pontino, Procaccini ha dichiarato: “Il tessuto imprenditoriale (pontino), in particolare quello legato all’agroalimentare, costituisce un modello virtuoso di integrazione per migliaia di lavoratori stranieri, che rappresentano un
tassello essenziale di un settore in continua crescita fatto di aziende di eccellenza che esportano i loro prodotti in tutto il mondo”.

Crediamo fortemente che a Saluzzo la situazione sia oggettivamente analoga. Godiamo di un polo frutticolo di eccellenze molto importante, una realtà che crea reddito, offre lavoro,
molto attenta all’ambiente e che non sfrutta i lavoratori, ma riesce anche ad integrarli nella società. Certo, ci riesce quando sussistono le condizioni, quando gli è permesso farlo, quando le speculazioni di certe politiche non si mettono di mezzo.

La Sez. Fratelli d’Italia “del Saluzzese” si schiera fortemente con tutti gli imprenditori onesti che popolano e vivono le campagne dei nostri territori e non riconosce come veritiera questa ricostruzione che quasi si permette di accostare la nostra realtà produttiva con quella dell’Alabama ai tempi della schiavitù nei campi di cotone. Embarghi, crisi di mercato, frodi alimentari, etichette di prodotti lavorati non ancora sufficientemente chiare sulla provenienza della materia prima utilizzata, burocrazia a non finire, limitazioni all’uso dei pesticidi che rendono il prodotto Italiano e soprattutto quello piemontese molto più salubre, ma anche molto più deperibile della frutta e verdura degli altri Paesi (anche europei) concorrenti dove la frutta viene ancora trattata con prodotti oramai vietati da anni in Italia.

Una guerra del prezzo al ribasso dettata dalla grande distribuzione, un costo del lavoro agricolo tra i più alti d’Europa, un clima sempre più imprevedibile, dazi, il nutri-score, nuove malattie e insetti che distruggono raccolti e piantagioni. Sembra un elenco senza fine, quasi tragicomico. Ed invece questi sono solamente alcuni dei problemi che affliggono l’agricoltura di casa nostra. Pensiamo sia il momento di dire basta con la strumentalizzazione. Anziché tutelare un settore fondamentale per l’intera nazione, si condanna l’intera categoria con stupidi luoghi comuni che definiscono i nostri imprenditori come dei criminali, degli sfruttatori che non esitano ad inquinare pur di fare profitto, a sfruttare il prossimo senza umanità ed etica.

Noi vogliamo vedere il buono che si è fatto in questi anni: le montagne tenute pulite dai malgari (un servizio senza il quale l’intero eco-sistema sarebbe messo in discussione), i nostri allevatori sempre più attenti al benessere animale con le loro stalle all’avanguardia, i frutticultori che hanno reso importante e dato lavoro diretto ed indiretto a migliaia di persone nel saluzzese. Noi, la piccola e media impresa italiana, la difendiamo. I concetti che sono stati espressi da questa relazione creano un danno d’immagine, turistico, commerciale ed economico al nostro territorio. Non è possibile che dopo tutti gli sforzi dei nostri agricoltori si dia adito a questi luoghi comuni che colpiscono un’intera categoria.

Auspichiamo davvero che gli amministratori (i sindaci in primis), le associazioni di categoria, i politici di ogni rappresentanza impegnati nei nostri territori prendano le distanze da quanto è emerso e difendano il nostro territorio e i nostri imprenditori. Così come del resto, in questi giorni, sta facendo l’on. Monica Ciaburro (che rappresenta la Provincia di Cuneo in quota Fratelli d’Italia), la quale ha portato sui banchi della Camera dei
Deputati il grave problema del calo di produzione e vendita del nostro miele, vittima della concorrenza sleale e in ribasso qualitativo della concorrenza cinese, argentina, ungherese e
rumena. Una situazione che ha messo in ginocchio ben sessantamila produttori.

Un esempio di come Fratelli d’Italia, ogni giorno, abbia scelto di essere concretamente vicino alla praticità delle necessità e dei bisogni dei cittadini, stando lontana dalla politica delle parole vane. Infine, ci permettiamo di voler chiarire alla signora Elver, che nel ristretto tempo di un viaggio di piacere ha ritenuto di poter duramente sentenziare accuse schiaviste, anti-ecologiste ed al limite della criminosità nei confronti di un settore di eccellenza a livello mondiale, che l’Italia è lontana dall’essere un Paese di sfruttatori.

Nei nostri territori si coltivano frutteti da almeno 60 anni. In questo periodo gli imprenditori
hanno sempre trovato manodopera. Dapprima italiana, poi anche proveniente dall’estero.
Principalmente da Albania, Polonia, Romania. L’utilizzo dei flussi permise il richiamo di questi ultimi come stagionali fissi, in arrivo contrattualizzato nel nostro Paese per poi fare ritorno presso le loro nazioni di provenienza a fine della stagione di raccolta. Senonché, la possibilità di utilizzo in questa condizione dei flussi è stata resa impossibile in seguito all’apertura dei posti quota agli immigrati clandestini irregolari giunti dall’Africa. Una situazione che, nei fatti, ha bloccato e paralizzato il sistema dei flussi obbligando le nostre aziende a far ricorso della manodopera africana.

Laddove per decenni l’accoglienza è stata intesa come domiciliata, senza mai generare problematiche di sorta, d’improvviso si vuol far credere che ad oggi la stessa sia impossibile ed inattuabile. Questo in favore di un sistema di accoglienza assistenzialista che mira a generare del profitto in favore di cooperative ed altri enti con guida pilotata da Comuni ed
amministrazioni, che hanno convenienza a coltivare il seme del disagio sociale, dei disordini e del sovrannumero con un evidente tornaconto. Un “sistema” ormai collaudato, che teme di essere messo in discussione in favore di un ritorno all’accoglienza domiciliare e pertanto la osteggia.

Se davvero i nostri agricoltori sono disposti ad azioni “schiaviste”, se tanto sono negativi nei confronti dei braccianti per quale ragione gli stessi continuano, ogni anno, ad affollare il
saluzzese? Se, così come accertato, il calo produttivo delle nostre aziende (in ostaggio di un mercato spietato ed imposto dalla Comunità Europea) ha come conseguenza una riduzione della necessità di manodopera, che cosa spinge i braccianti ad aumentare come numero, anziché a diminuire, stagione dopo stagione?

Sorge il dubbio, inevitabile, che a spingerli vi siano altre ragioni; differenti e non esplicitate. Ragioni che coinvolgano il guadagno di taluni, ma non certo della categoria degli agricoltori. Ragioni che abbiano ad interesse personaggi specifici, ma non certo i migranti. Per queste ragioni, Fratelli d’Italia “del Saluzzese” si stringe attorno ed in difesa delle proprie aziende e dei propri imprenditori.

Oggi, ieri e domani, alle parole dei burocrati esteri preferiamo la verità dei fatti del nostro
territorio.

Paolo Radosta – Segretario della Sezione Fratelli d’Italia del Saluzzese