Presenza di zecche trasmettitrici della malattia di Lyme su zone del territorio comunale di Borgo San Dalmazzo

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Il Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’A.S.L. CN1 ha segnalato la presenza di zecche trasmettitrici della malattia di Lyme su zone del territorio comunale.

La stessa A.S.L. spiega:

Con l’arrivo dei mesi più caldi e umidi, tra maggio e ottobre prevalentemente, si ripropone la problematica relativa alle malattie trasmesse da zecche: queste sono acari, che per il loro sviluppo hanno bisogno di nutrirsi di sangue, che si procurano parassitando numerosi animali selvatici e domestici e occasionalmente l’uomo. Le zecche trovano il loro habitat ideale nelle zone boschive miste, umide, ricche di cespugli e di sottobosco e radure con erba alta.

Sebbene il morso non sia troppo doloroso e nella maggioranza crei solo una leggera irritazione, alcune zecche infette possono trasmettere all’uomo malattie come la Borrelia (malattia di Lyme) e il virus della meningoencefalite da zecca chiamata TBE.

La zecca ampiamente più diffusa in Italia è l’Ixodes ricinus (zecca dei boschi), che funge da vettore e da serbatoio per numerose malattie tra cui la borreliosi di Lyme, l’encefalite da morso di zecca (TBE), l’herlichiosi –anaplasmosi, la babebiosi a la e la Rhipicephalus sanguineus (legata strettamente ai cani, presente anche in ambiente urbano).

La manifestazione clinica più frequente è l’eritema migrante (un’eruzione cutanea con forma ad anello che si estende progressivamente).

Il germe, inoculato col morso, in assenza di terapia può diffondere attraverso il sistema linfatico o ematico in altri organi o tessuti determinando patologie a carico del sistema nervoso con meningiti, encefaliti, neuropatie periferiche e quelle a carico delle articolazioni con la classica artrite di Lyme. Altre localizzazioni più rare si possono registrare a livello del cardiaco e oculare.

Qui sotto si elencano alcune azioni preventive per ridurre la probabilità di essere morsicati da una zecca:
le persone dedite al trekking nei boschi dovrebbero indossare dei vestiti adeguati (e possibilmente chiari in modo da vederci sopra le zecche con più facilità) che coprano il più possibile il corpo in particolar modo le gambe, con calzature alte da montagna (non con sandali aperti) coperte dall’orlo dei pantaloni e magari chiusi con un elastico al fondo, applicando sulla parte esterna degli indumenti repellenti a base di permetrina.
Per proteggere parti non coperte (es.braccia) si consiglia di applicare direttamente sulla pelle nelle zone esposte dei repellenti idonei a base di “DEET” (dietilmetilbenzamide o dietiltoluamide), molecola sintetica contenuta in molti prodotti come OFF e Autan e Care Plus ecc.
Nella condotta del trekking, è consigliabile camminare al centro dei sentieri, evitando sentieri non battuti nonché evitando di sedersi su prati incolti.
Controllare, una volta finita l’escursione, la presenza di parassiti sui vestiti e su tutto il corpo, in particolare gambe, ascelle e inguine.
Al ritorno dall’escursione è fondamentale procedere ad una accurata ispezione di tutto il corpo, magari aiutati da un’altra persona per le zone difficilmente ispezionabili: in particolare prestare attenzione all’attaccatura dei capelli, dietro le orecchie, la zona dell’ombelico e quella inguinale tenendo conto che le ninfe (stadio post larvale) sono molto piccole, delle dimensioni di un seme di sesamo e possono essere confuse con una piccola lentiggine scura.
Se si è stati punti, o meglio, morsi, è fondamentale un rapido intervento in quanto se si rimuove una zecca entro le prime 24 ore, la possibilità di trasmissione di malattie è molto inferiore, perché minore è il tempo che i batteri presenti nella zecca infetta, hanno a disposizione per migrare dall’intestino, al nostro sangue.

Il modo migliore per rimuovere una zecca è con apposite pinzette, prendendola il più vicino possibile alla testa, facendo una rotazione, evitando di usare calore, oggetti arroventati, fiammiferi, brace di sigaretta o sostanze tipo petrolio, benzina o vaselina che possono irritarla, provocandone il rigurgito e così aumentare il rischio di infezione.
Una volta sradicato il parassita, disinfettare la zona e, nei 30 giorni successivi, controllare se si notano sintomi di infezione, per una possibile comparsa di una chiazza rossastra che si sviluppa attorno alla zona della puntura e tende ad allargarsi, segno di infezione precoce della Borreliosi di Lyme.

La zecca rimossa non va distrutta in alcun modo, ma riposta in un barattolo chiuso ed inviata, tramite il Servizio Veterinario di Sanità animale (area A) dell’ASL CN1 (in Cuneo, corso Francia n°10 – secondo piano – dipartimento di prevenzione) all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale sede di Torino per le analisi del caso, compilando l’allegato modulo. L’analisi è sempre obbligatoria se si tratta di minori, per gli adulti occorre invece che ci sia una prescrizione del medico o del veterinario.

Prestare inoltre attenzione alla comparsa di affaticamento, febbre, malessere, mal di testa, ingrossamento delle ghiandole vicino alla zona della puntura, dolori articolari, perché a volte possono essere indicativi di Borreliosi di Lyme precoce: si tratta di sintomi e segni importanti perché la chiazza rossastra si sviluppa soltanto in una certa percentuale di persone.

Inoltre non sono rari i casi d’infezione, in cui non si sia mai trovata la zecca sul paziente infettato. Se avvertite sintomi simili, rivolgetevi subito al vostro medico o al pronto soccorso, specificando che siete stati in zona interessata dalla presenza di zecche.
Infine ricordare ai proprietari di cani e animali da compagnia che frequentano le aree infestate di prevenire la puntura di zecche per i loro animali tramite l’utilizzo di repellenti adeguati come gli antiparassitari esterni, e, al rientro, di esaminare accuratamente il cane, specialmente inguine, ascelle, testa e torace, per rimuovere le eventuali zecche.