104 anni dall’inizio della Grande Guerra, Gigi Garelli: “Un monito per l’Europa di oggi”

Il Direttore dell'Istituto Storico della Resistenza ricorda sulle nostre pagine che cosa fu la Prima Guerra Mondiale

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104 fa prendeva il via per l’Italia la Prima Guerra Mondiale, iniziata ad onor del vero quasi un anno prima, con l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando e l’escalation di tensione nell’Est Europa, poi propagatasi agli allora imperi centrali ed al resto del Vecchio Continente.

Una guerra che coinvolse forzatamente anche Cuneo e la sua provincia, che pagò con la morte di quasi 11mila ragazzi, quasi tutti tra i 18 ed i 39 anni, caduti all’interno delle trincee.

Abbiamo voluto contattare il Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza Gigi Garelli, docente ed esperto di storia, per capire che cosa fu quel conflitto. Il suo pensiero è riassunto in tre immagini.

Il sacrificio di tanti ragazzi

“In primis, va speso un ricordo commosso per le vittime, soldati, ragazzi, partiti per senso di dovere per una guerra che non ritenevano loro. Un conflitto che seminò morte anche laddove non fu combattuto e dove non si sparò: pensiamo solo ai milioni di vittime causati dalla influenza spagnola, diretta conseguenza di quella tragedia umana che fu la Prima Guerra Mondiale (tra i 50 ed i 100 milioni di morti, ndr)”.

Italia, lo straniero che passò il confine

“In secondo luogo, una ferma condanna della logica della guerra. Il Primo Conflitto Mondiale è stato, anche per l’Italia, un conflitto di aggressione, aspetto che non va dimenticato. Lo slogan “non passa lo straniero” spesso può essere fuorviante: non fu lo straniero a passare, ma fu l’Italia che aprì la contesa valicando il confine, nel senso di oltrepassare la frontiera. L’estraneo che entrava in terra straniera eravamo noi, e di questo dobbiamo essere ben coscienti”.

Un monito per l’Unione Europea

“Un conflitto applicabile all’oggi, se ci si spinge ad una riflessione sul senso delle alleanze che lo architettarono. Sia la triplice intesa che la triplice alleanza erano nate come coalizioni di difesa e di inclusione, trasformatesi poi, con il passare degli anni, in accordi offensivi e di attacco, rivelandosi dannosi per gli equilibri mondiali. E’ un monito, questo, che deve riguardare anche l’Unione Europea di oggi, che deve avere la lucidità per mantenere fede ai valori che la ispirarono e che fanno capo ai concetti di inclusione e di pace”.