Minacce in Polonia per una guida di Auschwitz originaria di Faule | Sulla casa di Diego Audero a Cracovia una frase intimidatoria accompagnata da stella di David e svastica

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Immaginatevi di uscire di casa, come ogni giorno, per recarvi a lavoro e trovare una scritta sul muro. Ma non un semplice murales fatto da qualche artista di strada, bensì un chiaro messaggio alla vostra persona. Nessuna parola d’amore ma queste parole: “Auschwitz per le guide polacche”, accompagnate da una stella di David equiparata a una svastica nazista.

 

Ecco cosa è successo a Diego Audero, 35 anni nativo di Faule, che da undici anni si è trasferito in Polonia dov’è diventato guida al Museo di Auschwitz e dove si è costruito una famiglia. Anni dedicati al lavoro, alla storia ed all’assimilazione della cultura polacca, poi questo increscioso fatto.

 

Diego, quando hai visto questa scritta cosa hai pensato?

 

“I primi minuti sono stati principalmente di tristezza e di stupore anche perché sono qui da molti anni e questa la reputo casa mia. Ovvio che, quando sei lontano dalla tue origini, questi episodi ti fanno sentire un po’ senza la terra sotto i piedi ma, dopo i primi attimi di confusione, ho capito che la scritta era diretta principalmente alla direzione del Museo. Ho chiamato, quindi, la polizia e il direttore del museo che ha ritenuto opportuno avvisare dell’accaduto anche il Primo Ministro”.

 

Si tratta di un gesto isolato o di un tentativo intimidatorio di qualche frangia estremistica?

 

“Difficile dirlo, anche se penso che sia il gesto di qualche squilibrato. Il problema è il clima generale che si sta respirando nei confronti del Museo dove il direttore è sotto attacco quotidiano. Ci sono molti nazionalisti che si presentano solo per provocare e mettere in difficoltà le guide soprattutto polacche. Noi guide ‘straniere’, infatti, guidiamo principalmente nostri connazionali e difficilmente abbiamo dei problemi. Il clima di contrasto nei confronti del Museo e degli stranieri che lavorano qui in Polonia non è piacevole”.

 

Cosa ti ha spinto undici anni fa ad abbandonare l’Italia per approdare a Cracovia?

 

“Studiavo storia all’Università e volevo provare a lavorare in un posto come Auschwitz, sviluppando le mie competenze principalmente su questo ambito: così mi sono trasferito. Sarebbe potuta essere una cosa temporanea, invece è stata una scelta definitiva. Ad oggi non collaboro solo con Auschwitz ma mi dedico in generale a questa tematica con i famosi ‘Viaggi della Memoria’ con i quali, solo quest’anno, abbiamo portato quasi 4.000 ragazzi italiani in questo percorsi. Inoltre aiuto gli ebrei argentini e cileni a ritrovare le proprie origini, cercando insieme a loro i paesi dai quali erano immigrati i propri bisnonni”.

 

Questo gesto deprecabile ha messo in dubbio la tua permanenza in Polonia?

 

“La Polonia adesso è casa mia! Non posso permettere che una minoranza mi neghi il piacere di vivere in questo bellissimo paese”.