Vola l’export agroalimentare italiano: il 7% arriva dalla provincia di Cuneo

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I dati Istat sul commercio estero dicono che le esportazioni agroalimentari del Made in Italy nei primi nove mesi del 2017 hanno raggiunto uno straordinario risultato: 29,8 miliardi di euro con una crescita del 7% rispetto allo scorso anno. 

A settembre l’export del settore è arrivato a 3,7 miliardi: il 6,4% in più nei confronti dello stesso mese 2016. Il traguardo ottenuto fino a ora dovrebbe consentire di superare i 37 miliardi dello scorso anno. E 7 punti percentuali dell’esportazione totale italiana sono prodotti in provincia di Cuneo. “Il nostro obiettivo – sottolinea il viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero – è quello di toccare quota 50 miliardi di export nel 2020. Possiamo farcela, perché abbiamo imprese del settore che hanno saputo affrontare la crisi cercando nuovi mercati, ma proponendo sempre la qualità. Il loro lavoro, impostato bene nei decenni passati, sta dando i suoi frutti”. 

 

Come si può arrivare a quell’ambizioso traguardo? “I margini di miglioramento sono ancora ampi, se si guarda soprattutto all’area di mercato in cui a imporsi sono, purtroppo, i prodotti contraffatti. Tuttavia, per vincere la sfida nei Paesi esteri dobbiamo fare squadra. Abbiamo avviato un percorso che integra tutta la filiera, valorizzando anche il talento dei nostri chef. Inoltre, servono regole giuste in mercati aperti. Non muri e dazi a prescindere. Solo così migliaia di piccole e medie aziende possono affrontare un sistema ormai globalizzato. Protezione e promozione devono andare avanti insieme”.

 

Purtroppo, ogni anno, si presentano ciclicamente problemi di un settore o dell’altro: dall’ortofrutticoltura alla zootecnia. Solo il vino tiene bene, con continuità, il mercato. Cosa possono fare istituzioni e imprenditori per superare le difficoltà? “Da un lato si deve giungere a forme innovative di assicurazione, che garantiscano il reddito di impresa e non solo il risarcimento dei danni atmosferici. Dall’altro, come abbiamo avviato in questi anni, dobbiamo promuovere accordi di filiera e altre forme di aggregazione delle imprese per dare competitività anche ad aziende medio-piccole e a settori a forte concorrenza estera”.

 

La percentuale di produzione esportata dalla provincia di Cuneo è già rilevante e conferma la vocazione agroalimentare del territorio. Sono ancora possibili margini di miglioramento? “Sicuramente si può ancora crescere. L’agroalimentare cuneese vanta grandi imprese – Ferrero in primis – ma anche molte piccole e medie aziende che possono crescere e soprattutto aprirsi ai mercati internazionali. La provincia “Granda”, come abbiamo visto con l’assegnazione delle stelle Michelin, è ai vertici italiani e forse mondiali della buona tavola: dobbiamo far leva anche su questo per promuovere i nostri prodotti, che possono essere valorizzati sempre di più come espressione dell’eccellenza del territorio. Agricoltura, ambiente, gastronomia e turismo sono tutte componenti di un’unica strategia d’attacco per vincere la sfida”.