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D’Alema a Cuneo: “Insieme per costruire un nuovo centrosinistra, la gente si è sentita tradita”| L’ex premier, insieme a Boselli e Botta, ha lanciato la sezione cuneese del movimento “Articolo 1

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“La gente mi chiede perché siamo usciti dal Pd, ma in realtà dovrebbero chiedermi come abbiamo fatto a resistere per così tanto tempo”: ha attaccato fin dalle prime battute Massimo D’Alema nel suo incontro a Cuneo. Obiettivo, il Partito Democratico e, ovviamente, Matteo Renzi, un leader “arrogante nei modi e subalterno culturalmente”.

 

Nel capoluogo della Granda D’Alema è arrivato per lanciare la sezione cuneese di “Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista”: di fronte a circa 80 persone, nella Sala Incontri de La Guida, il presidente della fondazione culturale P.S.E. si è presentato insieme a Giancarlo Boselli e Fabrizio Botta, i principali referenti del nuovo gruppo politico nel capoluogo.

 

Sono stati loro ad introdurre la serata: “Vogliamo costruire un nuovo centrosinistra attraverso questo movimento – ha esordito Boselli -. Lavoro, ambiente, diritti: sono grandi temi su cui la sinistra deve essere attiva per dare alle persone una speranza di vita migliore. E per fare questo bisogna ritrovare la capacità di essere un soggetto forte a livello internazionale. Sono obiettivi ambiziosi i nostri, ma chi guarda a sinistra li vuole affrontare: sono cose grandi per le quali vale la pena di fare politica”. “Accanto ai temi nazionali, il programma si concentrerà anche su questioni locali – ha aggiunto Botta, che si è poi rivolto ai presenti -. Molti di voi sono venuti qui per curiosità, per vedere se ne vale davvero la pena: noi vogliamo darvi sensazioni positive”.

 

Quindi la parola è passata al grande ospite della serata, Massimo D’Alema, che non ci ha messo molto per assestare il primo affondo a Matteo Renzi: “Ho sofferto ad assistere al progressivo distacco del centrosinistra dai valori che dovrebbe saper rappresentare. C’è stato un impoverimento del dibattito politico, sempre più rivolto ad un capo, con cui peraltro il Pd ha inanellato una sequela di disastri impressionanti: il referendum, la legge elettorale, i governi di Torino e Roma. Ma nonostante queste sconfitte, lui ha detto che non mollerà mai. La sua è una leadership arrogante nei modi e subalterna culturalmente, perché il renzismo altro non è che uno scimmiottamento di Berlusconi, in forme che a volte sono state imbarazzanti. Un atteggiamento elettoralmente suicida: se fai il verso alla destra, non le porti via voti, ma la rilanci, perché la gente sceglierà sempre l’originale”. 

 

Poi l’analisi della situazione in cui versa l’Italia in questo momento: “Siamo in fondo alle classifiche europee per la disoccupazione giovanile, c’è tantissima gente che ha perso le speranze di trovare lavoro e non lo cerca più: si capisce perché l’82% dei giovani ha votato no al referendum. Il Paese si è impoverito e non c’è una strategia per una crescita; quella applicata, cioè ridurre le tasse ai ricchi e trasmettere risorse alle aziende, viene da una visione classica di stampo di destra, e si è rivelata sbagliata. Ci sono sempre più poveri e manca una politica adeguata per ridurre le disuguaglianze, e a livello internazionale contiamo sempre meno”.

 

Tutte ragioni che hanno spinto l’ex premier a lasciare il Pd e ad abbracciare il nuovo Movimento Democratico e Progressista: “C’è bisogno di riempire un vuoto, di ricostruire un movimento. Non c’è spazio per la frammentazione politica, buttare via voti a sinistra sarebbe un crimine, per questo vogliamo che il movimento si radichi sul territorio, ricostruendo il rapporto tra il mondo del lavoro e la sinistra: il voto dei lavoratori è andato a destra, è stato un voto di protesta, di legittima protesta. Spetta a noi offrire loro un’alternativa, un voto di cambiamento, bisogna reagire a questa situazione con una forza nuova che riesca a recuperare quella parte di sinistra che si è allontanata”.

 

“Bisogna riportare in campo un pezzo di popolo che ha rotto sentimentalmente, situazione più irrecuperabile di un dissenso politico. Sento tanta gente dirmi ‘Voi ci avete tradito, non vi voteremo mai più’: così sono arrivate tutte le ultime sconfitte.  Ecco perché c’è il dovere di fare qualcosa. La mia generazione ha questo dovere: noi abbiamo una parte della responsabilità e dobbiamo incoraggiare una nuova generazione a conquistarsi un futuro. Il cammino di ‘Articolo 1’ è questo, e lo vogliamo perseguire insieme. Ci vogliono lavoro e impegno, ma non c’è tempo da perdere: all’orizzonte ci sono le elezioni politiche e noi dobbiamo essere pronti. Ci aspetta un periodo intenso e appassionato, ed io ho ripreso la voglia di fare politica, perché questo non è il tempo di stare a casa, ma di rimboccarsi le maniche e costruire un nuovo centrosinistra”.

 

Gabriele Destefanis

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