Cuneo – “Il ricambio generazionale e il legame con il territorio”: un successo il convegno organizzato da Confapi

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“Il ricambio generazionale e il legame con il territorio”: è questo il titolo dell’interessante convegno che si è svolto nel pomeriggio di martedì 21 novembre a Cuneo, nello Spazio Incontri della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in via Roma.

Ad organizzare la tavola rotonda la Confapi del presidente Pier Antonio Invernizzi, che ha aperto i lavori insieme al padrone di casa, il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta. Una sala gremita ha ascoltato con attenzione le riflessioni su un tema davvero interessante: quello delle aziende a conduzione familiare, del loro modo di gestire gli affari e, soprattutto, di come avviene “il ricambio generazionale”.

 

Quali difficoltà si incontrano in questo passaggio? Come deve avvenire? Quali vantaggi e quali svantaggi comporta? Sono alcune delle domande a cui i relatori hanno cercato di dare una risposta. Prima, però, c’è stato il gradito intervento di un ospite d’eccezione, l’amministratore delegato di Fiere di Parma Antonio Cellie, che ha voluto instaurare un rapporto preferenziale con Confapi Cuneo e con le sue aziende, invitandole a prendere parte ad un evento importante come Cibus Connect, che si svolgerà ad aprile. Poi i lavori sono entrati nel vivo con l’intervento della professoressa di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Torino Milena Viassone, che ha presentato lo studio effettuato sul modello imprenditoriale familiare, con uno sguardo particolare a cosa accade in Granda. Dove le imprese familiari sono vive e orgogliose ed hanno saputo affrontare gli anni di crisi meglio di altre realtà. 

 

 

E’ stata poi la volta di ascoltare loro, i veri artefici del ricambio generazionale, i figli che ad un certo punto della loro vita si sono sentiti dire dai genitori-imprenditori: “Ora tocca a te”. Sollecitati dalle domande di Eugenio Puddu, partner di Deloitte e moderatore del dibattito, il presidente di Inalpi Ambrogio Invernizzi, l’amministratore delegato di Selghis Calcestruzzi Paolo Stella e il direttore commerciale di Salumificio Monregalese Matteo Ballauri hanno raccontato le loro esperienze. “I miei ci portavano dove si confezionava il burro fin da piccoli, ci hanno fatto subito respirare quell’aria. E’ importante creare subito un rapporto con il prodotto e far capire l’amore che i genitori mettono in quello che fanno, così si creano i valori che fanno durare le aziende”, ha spiegato Invernizzi. “Non ho mai avuto pressioni dalla famiglia – ha raccontato Ballauri – ma ad un certo punto mi sono trovato ad un bivio, dovevo decidere cosa dovevo fare da grande e ho voluto occuparmi dell’azienda di famiglia, pur sapendo che ci sarebbero stati tanti sacrifici da affrontare, con tante incognite”.

 

“Bisogna sporcarsi le mani fin da bambini”, ha aggiunto Stella, che interrogato sul segreto per far funzionare un’azienda familiare, ha così risposto: “Bisogna suddividere molto bene le competenze, altrimenti si creano tensioni difficili da sanare”. Per Ballauri “l’azienda deve viaggiare su due binari paralleli: uno è quello delle radici e della tradizione, l’altro è l’aggiornamento continuo, la capacità di essere sempre al passo con i tempi grazie alle nuove generazioni”. “Io credo che il merito sia delle generazioni precedenti: sono loro che hanno creato tutto dal nulla e sono loro che ti lasciano tutto in mano quando ti vedono pronto, perché tu non ti accorgi di esserlo. A me è successo così, ma è importante avere la consapevolezza della fortuna che si ha a ricevere questo dono”, ha concluso Ambrogio Invernizzi. 

 

Gabriele Destefanis

“Il ricambio generazionale e il legame con il territorio”: è questo il titolo dell’interessante convegno che si è svolto nel pomeriggio di martedì 21 novembre a Cuneo, nello Spazio Incontri della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in via Roma. Ad organizzare la tavola rotonda la Confapi del presidente Pier Antonio Invernizzi, che ha aperto i lavori insieme al padrone di casa, il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta. Una sala gremita ha ascoltato con attenzione le riflessioni su un tema davvero interessante: quello delle aziende a conduzione familiare, del loro modo di gestire gli affari e, soprattutto, di come avviene “il ricambio generazionale”. Quali difficoltà si incontrano in questo passaggio? Come deve avvenire? Quali vantaggi e quali svantaggi comporta? Sono alcune delle domande a cui i relatori hanno cercato di dare una risposta. Prima, però, c’è stato il gradito intervento di un ospite d’eccezione, l’amministratore delegato di Fiere di Parma Antonio Cellie, che ha voluto instaurare un rapporto preferenziale con Confapi Cuneo e con le sue aziende,invitandole a prendere parte ad un evento importante come Cibus Connect, che si svolgerà ad aprile. Poi i lavori sono entrati nel vivo con l’intervento della professoressa di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Torino Milena Viassone, che ha presentato lo studio effettuato sul modello imprenditoriale familiare, con uno sguardo particolare a cosa accade in Granda. Dove le imprese familiari sono vive e orgogliose ed hanno saputo affrontare gli anni di crisi meglio di altre realtà.

E’ stata poi la volta di ascoltare loro, i veri artefici del ricambio generazionale, i figli che ad un certo punto della loro vita si sono sentiti dire dai genitori-imprenditori: “Ora tocca a te”. Sollecitati dalle domande di Eugenio Puddu, partner di Deloitte e moderatore del dibattito, il presidente di Inalpi Ambrogio Invernizzi, l’amministratore delegato di Selghis Calcestruzzi Paolo Stella e il direttore commerciale di Salumificio Monregalese Matteo Ballauri hanno raccontato le loro esperienze. “I miei ci portavano dove si confezionava il burro fin da piccoli, ci hanno fatto subito respirare quell’aria. E’ importante creare subito un rapporto con il prodotto e far capire l’amore che i genitori mettono in quello che fanno, così si creano i valori che fanno durare le aziende”, ha spiegato Invernizzi. “Non ho mai avuto pressioni dalla famiglia – ha raccontato Ballauri – ma ad un certo punto mi sono trovato ad un bivio, dovevo decidere cosa dovevo fare da grande e ho voluto occuparmi dell’azienda di famiglia, pur sapendo che ci sarebbero stati tanti sacrifici da affrontare, con tante incognite”. “Bisogna sporcarsi le mani fin da bambini”, ha aggiunto Stella, che interrogato sul segreto per far funzionare un’azienda familiare, ha così risposto: “Bisogna suddividere molto bene le competenze, altrimenti si creano tensioni difficili da sanare”. Per Ballauri “l’azienda deve viaggiare su due binari paralleli: uno è quello delle radici e della tradizione , l’altro è l’aggiornamento continuo, la capacità di essere sempre al passo con i tempi grazie alle nuove generazioni”. “Io credo che il merito sia delle generazioni precedenti: sono loro che hanno creato tutto dal nulla e sono loro che ti lasciano tutto in mano quando ti vedono pronto, perché tu non ti accorgi di esserlo. A me è successo così, ma è importante avere la consapevolezza della fortuna che si ha a ricevere questo dono”, ha concluso Ambrogio Invernizzi.