Interrogazione parlamentare sul futuro dell’Alstom Ferroviaria di Savigliano

0
686

Presentata oggi al Ministero dello Sviluppo economico e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un’interrogazione a risposta in commissione sulla critica situazione della Alstom Ferroviaria Spa.

Primo firmatario Mino Taricco insieme ai colleghi Chiara Gribaudo e Cesare Damiano, cui si aggiungono i deputati Daniela Gasparini, Francesca La Marca, Emiliano Minucci, Anna Maria Carloni, Francesca Bonomo, Marilena Fabbri e Titti Di Salvo.

 

Obiettivo dell’interrogazione è chiarire quali azioni il Ministero dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti intendano intraprendere per salvaguardare il futuro di una realtà produttiva di alta specializzazione, come l’Alstom Ferroviaria SPA, in particolare nello specifico del sito di Savigliano.
La Alstom Ferroviaria SPA, con 2.600 persone occupate in Italia e un fatturato pari a un 1 miliardo di euro, rappresenta, per numero e importanza dei progetti realizzati oltreché per contenuto tecnologico, una delle principali realtà industriali italiane nel settore ferroviario. Oggi, con il segmento Alstom Service Italia distribuito su 21 cantieri/depositi di FS ha un ruolo primario nel Service e come costruttore treni con il sito Alstom Ferroviaria di Savigliano e di Sesto San Giovanni. A novembre 2015, le attività di Alstom nel settore dell’energia, a livello mondiale, sono state cedute a General Electric.
Il sito produttivo di Savigliano è uno dei complessi di eccellenza per la realizzazione di treni regionali (JAZZ) e ad alta velocità (NTV – PENDOLINO ) e, a partire dal 2011, ha rappresentato su scala nazionale un caso di eccellenza, aggiudicandosi commesse importanti. Ad oggi sono occupati 830 dipendenti tra operai e impiegati, numero che, incluse le ditte esterne, arriva all’ incirca ad un migliaio.

 

Spiega il deputato Taricco: «Nell’incontro presso l’Unione industriale di Cuneo del 20 Settembre 2016 e nel successivo incontro presso Assolombarda di Milano con i vertici di Alstom Italia, è stato garantito che con le commesse attuali si potrà lavorare fino a dicembre 2017. Da gennaio 2018 è previsto uno scarico di lavoro sino ad agosto settembre 2018, mese in cui si presume comincerà lo sviluppo di 47 treni regionali. I suddetti treni fanno parte di un contratto quadro per produrre 150 convogli totali della durata di sei anni, con una possibile proroga di altri tre, sulla quale Trenitalia avrà il diritto di esercitare l’opzione del 30% sull’ordine totale. Questi 47 treni non satureranno il sito di Savigliano, considerato il fatto che il 40% del lavoro (vale a dire progettazione e produzione) sarà fatto in Italia, mentre il restante 60% sarà svolto all’estero. La carenza di lavoro del sito Alstom di Savigliano è dovuta alla nuova missione industriale che Alstom vuole praticare. Sembra infatti che durante l’incontro all’Assolombarda non siano state chiarite le problematiche aperte sulla commessa dei 150 treni regionali e che l’azienda mantenga uno stato di ambiguità, non dichiarando se intenda portare le commesse in Italia o all’estero».
Alla criticità della situazione si è aggiunta la volontà di Alstom di imporre a 16 dipendenti del magazzino TLS di Bologna e Savigliano di trasferirsi da Lunedì 3 Ottobre p.v. a Sesto San Giovanni – pena il licenziamento, in caso di rifiuto- e, su questa problematica, in data 22 settembre, la multinazionale francese ha rifiutato la possibilità di un accordo con le rappresentanze sindacali.

 

«Da informazioni raccolte – prosegue Taricco – parrebbe che la produzione del progetto treno regionale Smart Coradia, nel caso in cui il mercato di vendita sia quello domestico, verrebbe sviluppata a Savigliano in una percentuale pari al 40%, mentre nel caso in cui il mercato di vendita sia estero, la produzione verrebbe effettuata in siti dove i costi produttivi sono inferiori. Come risaputo, potrebbero essere in alcuni paesi dell’est europeo nei quali vi sono insediamenti Alstom, quali la Polonia con Alstom Katowice, siti che offrono un mercato produttivo e della manodopera con costi nettamente inferiori a quello italiano. Queste informazioni confermerebbero le preoccupazioni delle maestranze, delle rappresentanze sindacali e del territorio. Non vi è certezza che il 2° e 3° lotto dei treni regionali italiani Smart Coradia siano sviluppati in Italia anche considerando che Alstom parrebbe aver sostenuto che, terminata la commessa dei 150 treni per Trenitalia, il mercato del treno regionale nel nostro paese sarebbe saturo, comportando che il lavoro sullo Smart Coradia destinato ad altri paesi chiederebbe ai nostri siti produttivi di confrontarsi con altri siti Alstom europei, notoriamente con costi nettamente inferiori».
L’azienda ha dato risposta negativa anche alla richiesta di effettuare la produzione dei treni Smart Coradia in Italia, affermando di non essere “tenuta a sviluppare la suddetta commessa nei siti italiani”. A questo si aggiunge la recente conferma di Alstom Power Spa dell’esubero di 106 lavoratori di Sesto San Giovanni, cui è stato proposto di scegliere tra licenziamento con incentivo economico o trasferimento negli stabilimenti di Piemonte, Toscana, Campania e Puglia.

 

«È diventata impellente la necessità di attivare uno specifico tavolo tra le parti sociali e le aziende coinvolte, al fine di individuare soluzioni e azioni che si muovano nella direzione di un mantenimento delle eccellenze lavorative italiane, con l’obiettivo anche di salvaguardare i numerosi posti di lavoro a rischio» conclude Mino Taricco.