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Anche dal viceministro Olivero un “no” ai tagli di Poste Italiane | ““Sarebbe assurdo che, ancora una volta, si andassero a penalizzare montagna e aree svantaggiate”

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Il Piano di Poste Italiane che prevede la chiusura di un buon numero di uffici e di recapitare la corrispondenza a giorni alterni in molti Comuni (tanti in Piemonte e nella “Granda”) sta provocando la protesta di amministratori locali, sindacati e cittadini.

Al coro di no per il provvedimento si unisce quello del viceministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il cuneese Andrea Olivero.
Il servizio pubblico che Poste Italiane deve rendere alla cittadinanza – sottolinea Olivero – è regolamentato in modo preciso da norme di legge non derogabili delle quali chiediamo, pertanto, il rispetto rigoroso. La capillarità della presenza sul territorio del servizio postale è un aspetto connesso ai servizi essenziali e non può rientrare solo nella naturale politica aziendale di razionalizzazione dei costi. Peraltro – e Poste Italiane lo sa bene – la presenza diffusa dei suoi uffici, collocati sempre in luoghi strategici nei centri abitati proprio per la loro storica utilità pubblica, ha consentito la nascita di servizi aggiuntivi a quelli postali che, proprio nelle aree rurali, danno cospicua attività e reddito. I territori interni, di montagna e di collina, non possono e non devono essere quindi privati di ciò che loro spetta”.

 

E a chi chiede se sta portando avanti qualche intervento concreto, il viceministro risponde: “In questa direzione ho chiesto l’interessamento del sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, Antonello  Giacomelli, che ha delega al settore. È una questione rilevante per tutte le aree rurali del Paese – e quindi per l’intero comparto agricolo – ma assume aspetti di assoluta gravità per il Piemonte ed in particolare per il Cuneese. Sarebbe assurdo che, contravvenendo oltretutto a indicazioni di legge e direttive europee, si andassero ancora una volta a penalizzare montagna e aree svantaggiate contribuendo al loro abbandono. Chi svolge un pubblico servizio – con modalità pubbliche o privatistiche poco importa – deve assicurarlo uniformemente nel territorio. Senza discriminazioni”.

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