Il Comune di Alba ricorre contro i mancati trasferimenti di contributi erariali

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9 comuni (Napoli, Roma, Torino, Genova, Milano, Perugia, Palermo e Alessandria) assorbono da soli quasi il 40% dell’intero fondo disponibile

Sabato 17 gennaio 2015 – 13.00

Il Comune di Alba, con il patrocinio dell’Ufficio legale interno, ha impugnato, innanzi al T.A.R. Lazio, il decreto emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dell’Interno, relativo all’attribuzione di un contributo di 625 milioni di euro ai comuni, di cui all’art. 1, comma 731, della L. 27/12/2013, n. 147.

Il legislatore aveva infatti previsto lo stanziamento di un fondo una tantum (per il solo anno 2014) in favore dei comuni, nell’ambito di una più ampia riduzione dei trasferimenti erariali, determinata in particolare dal passaggio da un sistema tributario locale basato sulla sola IMU, ad uno fondato sull’imposta municipale unica (IUC), basato sull’introduzione del binomio IMU – TASI.

 

Con il decreto impugnato, al Comune di Alba, così come alla maggior parte degli altri comuni, non è stato riconosciuto alcun contributo, mentre i trasferimenti sono stati concentrati sui comuni di maggiori dimensioni; basti pensare che 9 comuni (Napoli, Roma, Torino, Genova, Milano, Perugia, Palermo e Alessandria) assorbono da soli quasi il 40% dell’intero fondo disponibile (circa 250 milioni di euro).

 

I Ministeri che hanno predisposto il decreto hanno adottato criteri di riparto in contrasto con quanto previsto dalla norma di legge, con l’effetto di avvantaggiare un numero limitato di comuni, ovvero quelli che presentavano già un livello di tassazione molto elevata (al massimo di quella consentita dalla legge).
In questo modo, i tagli dei trasferimenti sono stati effettuati su tutti i comuni, mentre le risorse aggiuntive sono state assegnate solamente a quelli che avevano già raggiunto i livelli di tassazione massima.
Per questa via, gli enti più virtuosi sono stati costretti a ricorrere ad aumenti tributari per compensare le minori entrate, mentre gli enti meno virtuosi (e segnatamente buona parte dei comuni di più grandi dimensioni) non sono invece stati posti di fronte alla necessità di improntare la propria gestione a criteri di buon andamento, ma sono stati aiutati a mantenere il loro livello di spesa grazie all’attribuzione di quote importanti del fondo messo a disposizione.

 

L’effetto complessivo per il sistema è, a conti fatti, un perpetrato mantenimento delle situazioni di maggiore inefficienza fiscale e gestionale, a discapito dei contesti efficienti. E’, al contempo, una spinta verso l’allineamento della politica fiscale dei comuni più efficienti a quella dei comuni che maggiormente colpiscono i cittadini.
Esso si pone, poi, in totale contraddizione con i principi ispiratori del fondo. Così come strutturato, infatti, non è un ristoro per le minori entrate determinate dall’esenzione delle abitazioni principali, né una agevolazione volta alla previsione di esenzioni. È, di fatto, l’ennesimo aiuto a quei contesti che, a causa di cattive gestioni, sono in difficoltà con i propri bilanci, che non possono ulteriormente trovare ossigeno in un aumento dell’imposizione fiscale.
Il Comune di Alba, pertanto, si è opposto a questa logica irragionevole, rivolgendosi al Giudice amministrativo.