Massimino: “Vitale l’obbligo di iscrizione al Registro Imprese delle CdC per garantire la trasparenza del mercato”

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Tra le varie proposte di riforma della P.A. ipotizzate dal Governo, compare l’abolizione dell’obbligatorietà dell’iscrizione delle imprese

Sabato 10 maggio – 9.00

Tra le varie proposte di riforma della P.A. ipotizzate dal Governo, compare l’abolizione dell’obbligatorietà dell’iscrizione delle imprese nell’apposito Registro gestito dalle Camere di Commercio.

Attuato nel 1993, il Registro oggi rappresenta l’unica anagrafe a livello europeo telematizzata ed è una fonte essenziale di dati di interesse nazionale sia per gli uffici pubblici che per i privati. Prima della sua entrata in vigore, l’accesso del pubblico alle informazioni sulle imprese commerciali era praticamente impossibile, in quanto queste venivano raccolte dalle cancellerie dei tribunali e non riorganizzate per una eventuale consultazione.

 

Con l’abolizione dell’obbligo di iscrizione al Registro Imprese, a fronte di un risparmio annuo di circa 110 euro, le aziende verrebbero a trovarsi prive di informazioni indispensabili, aggiornate ed attendibili per le loro relazioni commerciali, mentre gli uffici pubblici sarebbero ostacolati nell’esercizio delle loro funzioni di controllo sulla correttezza delle operazioni economiche.
Smantellare l’anagrafe delle imprese – commenta Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Imprese Cuneo – vorrebbe dire far fare al Paese ed al suo mondo imprenditoriale alcuni passi indietro per quanto riguarda la chiarezza e la tutela del mercato. Grazie a questo strumento, l’Italia si è allineata agli ordinamenti che fanno della trasparenza il perno dell’intero sistema dell’investimento societario e dei rapporti d’impresa. Con il Registro delle Imprese si ha certezza della circolazione economica, equilibrio tra  potere di gestione e controllo, tutela dei diritti coinvolti nell’attività imprenditoriale, a garanzia di un sistema  equo di democrazia economica. Al contrario, senza dati evidenti e certi, si rischierebbe di far scivolare la nostra economia verso la nebbia dell’opacità imprenditoriale e l’affievolimento della tutela dei diritti. Il Registro delle Imprese, con il suo alto grado di utilità e di efficienza a fronte di costi tutto sommato contenuti, rappresenta oggi l’unico mezzo accreditato per ottenere un’informazione completa e paritaria del mercato e delle sue dinamiche e, di conseguenza, per garantire il corretto funzionamento dell’intero sistema economico del nostro Paese. Riformare la P.A. è doveroso, attenzione però a non cancellare, nel marasma della bulimia burocratica, quegli adempimenti che tutelano le controparti attraverso il principio  della trasparenza”.

 

cs