Coldiretti Cuneo: “Bene piano per il rilancio dei piccoli borghi”

I fondi del Ministero della Cultura saranno destinati al recupero di edifici rurali e fabbricati abbandonati

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“Con di 1,65 miliardi di euro per il rilancio di piccoli borghi abbandonati si inizia a programmare l’Italia del post Covid oltre a salvare l’immenso patrimonio edilizio rurale italiano composto da 2 milioni di edifici rurali.” È quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il piano del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, per rispondere ai cambiamenti strutturali provocati dalla pandemia nei comportamenti degli italiani.

Con la grande spinta verso lo smart working, il distanziamento e le limitazioni agli spostamenti, l’emergenza ha cambiato le abitudini sociali e lavorative degli italiani che sono tornati a guardare le campagne fuori dalle città, non solo come meta per gite fuori porta ma come scelta di vita dove godere di spazi abitativi più ampi con una maggiore sensazione di sicurezza e benessere.

“Incentivare il recupero e la custodia di questi borghi – spiega Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo –  rappresenta anche un’occasione per alleggerire la pressione demografica sui grandi centri urbani, senza un ulteriore consumo di suolo e il rischio di cementificazione. Il Piemonte è la Regione che ha il maggior numero di piccoli comuni: ne conta 1.046, cioè il 18,99% del totale nazionale. Per questo ora più che mai, è importante superare i  ritardi sulle infrastrutture telematiche cercando di colmare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga e altre no, fra città e campagne, per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire”

“È un’opportunità per rivitalizzare le aree interne della nostra Provincia – ha sottolineato Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – valorizzando l’identità territoriale e i sistemi produttivi locali. Lo stanziamento di fondi destinati anche per il recupero degli edifici rurali, dai casali ai depositi, dai rustici alle stalle dismesse non rappresenta solo la possibilità di salvare un immenso patrimonio edilizio nella Granda, ma anche un’occasione importante per recuperare fabbricati spesso abbandonati e salvare l’architettura rurale che dà forma al paesaggio ed esprime l’identità dei luoghi in una relazione di integrazione tra i sistemi produttivi locali e la conservazione della biodiversità agricola”.

c.s.