Tonda Gentile, storia di un riscatto

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èuno dei fiori all’occhiello della nostra cucina. Uno degli ingredienti più ricercati in cui il Piemonte eccelle, ma che se si guarda con attenzione al passato non troppo tempo fa era considerato un prodotto povero e umile.
Sto parlando della nocciola, la Tonda Gentile. La storia ci racconta che è stato uno dei primi alberi da frutto coltivati dall’uomo, ma da quando è arrivata a noi è stata sempre una risorsa importante perché forniva il condimento che spesso mancava. Se in una cascina si produceva il burro era più facile che fosse venduto e l’olio di oliva era difficile da reperire. Però c’erano le nocciole, che lavorate con un torchio regalavano un condimento gustoso e senza costi.
L’ascesa nell’olimpo della pasticceria di casa nostra la nocciola la deve a Napoleone. Era il 1806 quando con il decreto di Berlino, Bonaparte pone il divieto assoluto alle navi inglesi di attraccare nei porti controllati dall’impero francese. Ivi comprese le imbarcazioni che provenivano dalle colonie, cariche di merce preziosa come tessuti, spezie e …cacao, amatissimo nella Torino di quei tempi. Che fare, quindi, con le proprietà per assecondare la voglia di cioccolato e cioccolata quando il cacao raggiunge prezzi esorbitanti?
Ci pensa Michele Prochet che lo “allunga” con un prodotto più facile da reperire e a prezzi irrisori. Cacao e nocciola mescolati, lavorati danno vita al givu, mozzicone di sigaretta, più o meno il papà del gianduiotto. II successo è immediato e la fortuna dei pasticceri Prochet e Caffarel si baserà su quella creazione triangolare che si ricorda anche come il primo cioccolatino incartato della storia.
Di lì in poi la nocciola non ha più confini, tante sono le ricette nate grazie al suo utilizzo, dalla piccola pasticceria all’industria che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.
Ma la storia non finisce qui. Basta gettare un occhio verso le campagne per capire che la Tonda Gentile continua a far battere i nostri cuori golosi. Basta guardarsi intorno per capire che è un ingrediente come pochi che riesce a stare a cavallo tra storia e modernità grazie a tanti piccoli laboratori che la trattano con rispetto e fantasia. Dolce o salata, come i meravigliosi grissini e cracker che escono con il marchio di Cascina Buschea di Rodello. La grande versatilità della nostra nocciola si dimostra in grado di svolgere la funzione di uno snack per accompagnare l’aperitivo o un pasto completo. E a proposito di snack sono rimasta folgorata dalla torta di nocciole di Golosalba, di Diano d’Alba, presentata in monoporzione. Per meglio intenderci una merendina, incartata, ma che ha il sapore dell’artigianalità tipica dei piccoli laboratori. Senza farina, senza glutine, proprio come recita la più antica ricetta, ma presentata con le sembianze di un prodotto modernissimo. E per rimanere ancorati a quel passato dove la nocciola era prima di tutto fonte di sostentamento c’è anche chi ha ripreso a torchiare le nocciole per estrarre il prezioso olio. Delicato e profumato, ricco di proprietà che diventa il condimento ideale per i tajarin o sulla carne cruda. Come dire… territorio chiama territorio.