Dal censo alle preferenze: 165 anni di urne all’italiana

Porcellum, Italicum, Rosatellum: l’Italia rifà le regole dal 1861 ad oggi, attendendo ora l’esito per lo Stabilicum. La storia del voto nel nostro Paese

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Quando nel 1861 nacque il Regno d’Italia, alle urne andava appena il 2% degli italiani: soli uomini, be­nestanti e istruiti. La riforma Zanardelli del 1882 allargò il cerchio al 7%. Nel 1912 Giovanni Giolitti, “uomo di Dronero”, ma nato a Mondovì, introdusse il suffragio quasi universale maschile, inaugurato alle elezioni del 1913. Nel 1919 arrivò il proporzionale, che spalancò le porte ai grandi partiti di massa. Durò poco. La legge Acerbo del 1923 regalò i due terzi dei seggi a chi superava il 25%. Poi il fascismo ridusse il voto a una lista unica da approvare in blocco e, nel 1939, cancellò la Camera elettiva. Il 1946 fu l’anno della rinascita: per la prima volta votarono anche le donne, in file lunghe e composte davanti ai seggi. Per quasi mezzo secolo la Camera fu eletta con un proporzionale puro e le preferenze. Al Senato, per vincere un collegio serviva il 65% dei voti, e questo rendeva di fatto proporzionale anche Palazzo Madama. L’unica parentesi fu la “legge truffa” del 1953: il premio di maggioranza non scattò per poche decine di migliaia di voti, e l’anno dopo fu abrogata.
Poi venne la stagione dei referendum promossi da Mario Segni, nel 1991 e nel 1993, e con essa il Mattarellum. Tre quarti dei seggi erano assegnati in collegi uninominali e un quarto con il proporzionale. Con questa legge, alle elezioni del 1994, 1996 e 2001, l’Italia scoprì il bipolarismo. Nel 2005 la legge Calderoli riportò il proporzionale, con premio di maggioranza e liste bloccate. Lo stesso autore la definì “una porcata”, e il politologo Giovanni Sartori la ribattezzò Porcellum. La Consulta la
bocciò nel 2014. Nel 2015 toccò all’Italicum (premio di maggioranza con eventuale doppio turno al ballotaggio) bocciato dalla Corte. Nacque così il Rosatellum, il sistema misto con cui abbiamo votato nel 2018 e nel 2022. Nel frattempo il referendum del 2020 riduceva i parlamentari elettivi da 945 a 600. E adesso? Il 15 settembre il Senato ha approvato con modifiche lo “Stabilicum” (ne riportiamo in altro articolo), ripasserà ora alla Camera. Con la riforma i seggi si assegnerebbero tutti nei collegi plurinominali, che nel nostro caso uniscono Cuneo, Asti e Alessandria. Dai dati del decreto sui collegi si ricava che la provincia di Cuneo vale circa 586.000 abitanti su 1,23 milioni del plurinominale per la Camera, cioè poco meno della metà (Alessandria circa 427.000, Asti circa 217.000). Con le preferenze, un candidato con un forte radicamento nel Cuneese partirebbe avvantaggiato rispetto ai colleghi astigiani e alessandrini. Il capolista bloccato è la posizione più sicura, e la sceglie il partito. Il rischio di candidati “paracadutati” da fuori provincia resta quindi concreto.
Curiosità: il campione cuneese delle preferenze personali è Raffaele Costa, liberale monregalese scomparso l’11 settembre scorso. Alle europee del 1999 conquistò il seggio a Strasburgo con oltre 161mila preferenze nella circoscrizione Nord-Ovest. È una cifra che, per un candidato della Granda, non è stata superata da nessun altro. In termini di voti assoluti, il politico cuneese più votato (non sono preferenze personali) è Alberto Cirio, l’albese presidente della Regione Piemonte. Il suo record è del 2019: 1.091.136 voti (49,85%), davanti a Chiamparino. Alla rielezione del 2024 la percentuale è salita, ma il numero di voti è sceso a causa del calo dell’affluenza.

Govone: donne protagoniste di “Vivere la bellezza”

S arà il Castello Reale di Govone, residenza sabauda patrimonio Unesco, ad ospitare sabato 10 ottobre, nel Salone Incontri La Serra, la seconda edizione del convegno “Vivere la bellezza”, promosso dal Centro culturale “Govone e il Castello” con il Comune. Nell’80° anniversario del voto alle donne, l’iniziativa è dedicata alla realizzazione di sé attraverso le testimonianze di donne ai vertici di istituzioni e professioni. Si parte alle 9.30 con i saluti istituzionali; alle 10 lo storico Vittorio Rapetti e Bianca Roagna, direttrice del Centro Studi “Beppe Fenoglio” di Alba, renderanno omaggio alle Madri Costituenti. Alle 10.30 la tavola rotonda “Conquiste civili e traguardi sociali in prospettiva”, moderata da Eliana Gai, con Anna Maria Baldelli, Giuliana Cirio (Confindustria Cuneo), Franca Dall’Occo (Ospedale Mauriziano), Anna Maria Poggi (Fondazione CRT) e Sara Rosso (Planhotel). In chiusura visita al castello e aperitivo. Info: [email protected] – 339 8509356.