Sulle conseguenze eventuali della nuova legge elettorale, Lorenzo Pregliasco ha già svolto approfondimenti sondaggistici con Youtrend. E ha potuto osservare che: «Porterà un cambiamento abbastanza netto con il superamento dei collegi uninominali e il voto proporzionale con premio di maggioranza. È un sistema concepito per favorire la creazione di una maggioranza in Parlamento e dare governabilità, anche se non automatica, perché è la soglia al 42% a far scattare il premio. Ma si prevedono maggiori possibilità per una delle due coalizioni di avere i numeri per governare rispetto al sistema attuale, che, con un centrosinistra coalizzato e non diviso come nel 2022, produrrebbe verosimilmente un Parlamento con maggioranza risicata».
Dal punto di vista dell’elettore, quanto conteranno le preferenze?
«Abbastanza, anche se non tutti i seggi vengono assegnati con preferenze, ci sono i capilista bloccati che scattano a prescindere. Le nostre simulazioni indicano che circa il 43% del prossimo Parlamento sarà scelto con le preferenze, non un dato trascurabile».
Gli italiani quanto conoscono le regole con cui si vota?
«Poco, ma sono temi complessi e non sarebbe male se il ragionamento sulle regole elettorali uscisse dalla logica specialistica: sono regole che trasformano i nostri voti in seggi».
Perché si cerca sempre di cambiarle?
«Siamo alla quarta riforma in vent’anni circa, c’è l’idea che sia più facile cambiare la legge elettorale che la Costituzione: un rimedio facile per questioni che non andrebbero risolte agendo sul sistema di voto. Dopo il sistema della Prima Repubblica, che ha retto per quasi cinquant’anni, dal ‘93 in poi abbiamo sempre avuto sistemi misti, questo li ha resi meno longevi. C’è poi la ricerca del vantaggio immediato: chi ha la maggioranza tende ad agire sul sistema elettorale per consolidarla. Sarebbe opportuno che le leggi elettorali fossero approvate con una maggioranza qualificata o che non fossero subito applicabili, perché cambiare le regole del gioco a pochi mesi dalle elezioni non è il massimo».
Una simulazione, vista su Youtrend, prevede per Futuro Nazionale un ruolo potenzialmente decisivo.
«In base ai sondaggi attuali, Fn fa la differenza perché fuori dal centrodestra pesa l’8%, togliendo proprio il consenso che fa scattare il premio di maggioranza al centrosinistra. È una simulazione basata sulla fotografia di oggi: manca una campagna elettorale di cui non conosciamo gli sviluppi, non sappiamo chi sarà il leader del centrosinistra né se Vannacci resterà davvero fuori dal centrodestra».
La riforma prevede anche l’indicazione del premier.
«Formalizza qualcosa esisteva già. Mettendo un po’ nell’angolo il campo largo che, rispetto al centrodestra, ha incertezze sull’identità del candidato premier. Doverlo indicare per legge accentua il problema».
Ci sarà anche un maggior coinvolgimento per i fuori sede e chi vota dall’estero?
«Viene resa strutturale quella che era una sperimentazione recente: i residenti fuori sede avranno più facilità a esprimere il voto. È un cambiamento positivo in termini di partecipazione, anche se parliamo di un fenomeno che difficilmente potrà cambiare la dinamica complessiva dell’astensione».
Dopo l’ultimo referendum, è emersa la tendenza della “politica on demand”, capace di attrarre i giovani. Continuerà?
«È un aspetto strutturale della partecipazione politica dei giovani, i luoghi in cui si forma l’opinione pubblica vivono di fiammate di attenzione su temi specifici, molto più che di direttrici ideologiche. Questo, a prescindere dalle regole elettorali».
Stabilicum, con le preferenze gli eletti sarebbero il 43%
Con lo Stabilicum, la riforma elettorale approvata al Senato e in attesa del voto finale alla Camera, i parlamentari eletti con le preferenze sarebbero il 43% del totale. È il risultato della stima di YouTrend: il 42% a Palazzo Madama, il 44% a Montecitorio. Il sistema combina capilista bloccati, indicati dai partiti, e preferenze per gli altri candidati in lista. La proiezione ipotizza una quota di pluricandidature calibrata sulle ultime politiche e applica il premio di maggioranza, che assegna alla coalizione vincente 70 deputati e 35 senatori. Il peso cambia a seconda dello schieramento. Nella coalizione vincente sarebbe eletto con le preferenze il 50% dei candidati, nelle altre liste il 30%. Il premio amplia i seggi della parte più votata e fa emergere più nomi oltre ai capilista.


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