C’è un turno di dodici ore che non finisce mai. Una telefonata nella notte che ti richiama in ospedale. Un giorno di riposo, promesso alla famiglia, che salta per l’ennesima “scopertura d’organico”. È questo il ritratto che il sindacato Nursind consegna della vita quotidiana degli infermieri di Pronto Soccorso e Rianimazione a Mondovì, in una denuncia durissima affidata al segretario territoriale Davide Canetti (nella foto).
Gli infermieri, nel reparto d’urgenza monregalese sono 43 (con 160 ore di straordinario a testa), mancano 6 persone perché la situazione deficitaria sia risolta.
“INFERMIERI SPREMUTI”
Per Canetti, quella che si vive nei reparti critici dell’ospedale monregalese non è più un’emergenza passeggera, ma un cedimento del sistema: un impianto che regge solo grazie al sacrificio individuale, ma che ha ormai superato ogni soglia di sostenibilità. Turni massacranti, riprogrammazioni improvvise, rientri forzati per tappare i buchi in organico: il riposo, tutelato dalla legge, diventa un miraggio cancellabile con una telefonata. A complicare la vita c’è la pronta disponibilità, con chiamate a ogni ora e interruzioni continue della sfera privata.
Un passaggio colpisce più degli altri: «La stanchezza — dice Canetti — non è mancanza di professionalità, ma biologia umana. Pretendere lucidità assoluta da chi accumula notti spezzate significa scaricare sui lavoratori un rischio che dovrebbe essere dell’organizzazione. Da qui l’affondo finale che sembra quasi una necessità, ma amara: basta chiamarli eroi, servono assunzioni».
L’AZIENDA: SITUAZIONE NON STRUTTURALE, MA CONGIUNTURALE
A rispondere è la dottoressa Anna Maddalena Basso, direttrice delle Professioni Sanitarie dell’azienda sanitaria Cn1, che non nega le difficoltà ma ne ridimensiona la natura. Secondo l’azienda quanto accaduto è frutto della “concomitanza di più assenze non programmate, soprattutto gravidanze e malattie, sommate a situazioni già note, in un periodo a ridosso dell’estate, quando ferie e congedi sono stati comunque garantiti”. Una fotografia congiunturale, non strutturale.
L’Asl Cn1 distingue poi le criticità contingenti dagli strumenti organizzativi ordinari. «I turni da 12 ore – dicono all’Asl – non nascono per sopperire a carenze di personale, ma sono un modello già in uso negli altri Pronto Soccorso aziendali e diffuso in tutta la sanità d’emergenza piemontese. Anche la pronta disponibilità viene descritta come istituto contrattuale fisiologico, monitorato nel tempo». Non manca una nota polemica: “Nell’incontro sindacale del 16 settembre – scrive l’azienda -, presente lo stesso Canetti, non sarebbero stati sollevati rilievi su Mondovì, mentre l’azienda avrebbe illustrato le prospettive di nuove assunzioni”.
DUE LETTURE, UNA STESSA FATICA
Restano due narrazioni distanti: il sindacato parla di sistema al collasso retto dal senso del dovere; l’azienda riconosce la fatica ma la inquadra come fase transitoria. Resta da vedere se questa consapevolezza comune basterà a trasformarsi in soluzioni concrete o se, come teme Nursind, si continuerà a contare sul fatto che “qualcuno rientrerà” comunque. Tutti d’accordo, però, sulla tutela dei professionisti e la sicurezza delle cure, soprattutto quando si opera in aree critiche. Resta da vedere se basterà a tradursi in soluzioni concrete.
«Basta chiamarli eroi, servono assunzioni di personale»
Mondovì, infermieri allo stremo? L’allarme di Nursind con il segretario Davide Canetti. La risposta dell’Asl Cn1: «Concomitanza di casi»


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