Alba, l’arte era già qui «Ora impariamo a sentirla nostra»

Pietro De Carolis, anima di Aganahuei con Bruno Sacchetto, guarda alla Capitale dell’arte contemporanea: «È un cammino». E riapre un raro volume sull’avanguardia di Pinot Gallizio

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Prima ancora di parlare del 2027, Pietro De Carolis mette sul tavolo un libro. È del 1974, il catalogo della mostra che la Galleria civica d’arte moderna di Torino dedicò a Pinot Gallizio e al Laboratorio sperimentale di Alba. Lo sfoglia nella galleria Aganahuei di corso Fratelli Bandiera, dove lavora con Bruno Sacchetto e prepara una nuova mostra. Da quelle pagine riemergono Gallizio, Piero Simondo, Walter Olmo, Constant, Guy Debord. Settant’anni fa Alba era già attraversata da un’avanguardia internazionale. Oggi, mentre si prepara a diventare Capitale italiana dell’arte contemporanea, la domanda è inevitabile: deve scoprire l’arte o riscoprire di averla anticipata?
De Carolis, Alba deve scoprire l’arte contemporanea o riscoprire di essere stata una città d’avanguardia?
«La storia di Gallizio è importante, ma non c’è soltanto Gallizio. C’è il movimento che gli stava intorno, il Laboratorio sperimentale, ci sono Jorn, Debord, Constant, Simondo. Hanno scritto manifesti, elaborato idee, ragionato sulla pittura industriale. Ad Alba si è sviluppato un pensiero internazionale. Bisognerebbe recuperare anche quello, non soltanto qualche opera».
Perché quella storia non è diventata patrimonio comune degli albesi?
«Perché l’arte non è immediata. Bisogna imparare a sentirla, più ancora che a capirla. Io stesso ci sono arrivato con il tempo, frequentando musei e imparando a guardare. L’arte richiede una sensibilità che si costruisce. Devi fermarti davanti a un’opera: se passi e vai, certe cose non le vedi».
Alba Capitale può essere l’occasione per costruire questa sensibilità?
«Penso di sì, ma sarà un percorso. Qualcuno potrà avvicinarsi all’arte perché trova un’opera in una cantina, va a bere un bicchiere di vino o vede qualcosa che lo incuriosisce. Va bene anche così. Oggi magari si ferma per un selfie, domani comincia a guardare. Alla lunga potrebbe innamorarsi dell’arte. Il passaggio è lento, però qualcosa può restare».
E se intorno all’arte ci sono anche marketing e interessi economici?
«Ci sono. Qui turismo, vino e ristorazione hanno un peso enorme e l’arte può diventare uno strumento di attrazione. Può essere un punto di partenza. L’importante è che dietro ci sia sostanza. Oggi si fanno tanti talk, si parla moltissimo: va bene, ma poi deve rimanere qualcosa. Non basta la forma».
Nel libro compare la maquette dell’“Accampamento degli Zingari”, progettato da Constant ad Alba nel 1956 e mai realizzato. Cosa racconta?
«La sperimentazione vera. Si provava, si progettava, si cercavano strade nuove. È sorprendente vedere cosa succedeva ad Alba. Non era il lavoro di un singolo artista: c’erano un ambiente, un confronto, un pensiero».
Gallizio mise in discussione l’opera unica con la pittura industriale. Oggi, tra digitale, stampa 3D e intelligenza artificiale, sembra attualissima.
«L’idea della replicabilità è fondamentale: viene meno l’originale tradizionale e le repliche hanno lo stesso valore. Ma la tecnologia non cancella l’artista. Il computer è uno strumento come il pennello o lo scalpello: conta chi lo governa. L’artista si riconosce nel pensiero e nella sensibilità dietro all’opera».
Oggi però un’opera sembra importante soprattutto quando sappiamo quanto costa.
«È ciò che non condivido. Si parla di quanto è stata pagata, valutata, battuta all’asta. Io partirei dal contrario: prima deve piacerti, comunicarti qualcosa. Il prezzo viene dopo. Se parti dal listino, rischia di diventare bello tutto ciò che costa molto».
Aganahuei guarda al 2027. Cosa vorrebbe restasse ad Alba?
«Più curiosità. Che le persone entrassero, guardassero, imparassero a fermarsi. E che ci fosse attenzione per ciò che nasce qui. L’arte deve dialogare con il territorio e ad Alba questo dialogo potrebbe essere più forte».
Gennaio 2028: come capiremo se essere Capitale è servito davvero?
«Se qualcosa sarà rimasto nelle persone. In un anno non tutti si interesseranno all’arte contemporanea, però si può cominciare. Se qualcuno che prima passava davanti a un’opera avrà imparato a fermarsi, sarà già successo qualcosa. L’arte è soprattutto sensibilità. Bisogna imparare a sentire».
Quel vecchio libro sul tavolo suggerisce allora una risposta: per guardare al 2027, Alba deve prima riconoscere e valorizzare ciò che aveva già saputo immaginare settant’anni fa.

Dahl e Blake, una fabbrica di cioccolato a Cuneo

Venerdì 2 ottobre alle 17 lo Spazio Innov@zione di via Roma 17 a Cuneo apre “Roald Dahl & Quentin Blake. Una Splenderrima Collaborazione”, mostra promossa da Crc Innova e curata da Cuadri Ets, realizzata con il Roald Dahl Museum and Story Centre e Quentin Blake. Fino al 25 aprile 2027, il percorso racconterà il sodalizio tra lo scrittore e l’illustratore attraverso installazioni immersive, due disegni originali di Blake, rare prime edizioni, video e spazi interattivi. A inaugurare la mostra sarà un omaggio alla celebre Fabbrica di cioccolato: una tavoletta lunga 60 metri e pesante 200 chili, realizzata con Confartigianato Cuneo e Amici del Cioccolato, sarà tagliata e distribuita al pubblico.