Funerali Costa, Tajani: «Un grande politico, ha sempre difeso la libertà»

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Un lungo e composto abbraccio. Quello della sua Mondovì, della provincia di Cuneo e delle istituzioni dello Stato. La Cattedrale di San Donato ha accolto questo pomeriggio l’ultimo saluto a Raffaele Costa, scomparso a 90 anni: esequie di Stato per uno dei protagonisti della politica italiana del secondo Novecento, ma soprattutto il commiato della terra alla quale era rimasto profondamente legato.

Già prima dell’inizio della celebrazione, Mondovì Piazza aveva restituito l’immagine di una comunità raccolta. Sindaci con la fascia tricolore, amministratori, parlamentari, rappresentanti delle istituzioni e tanti cittadini hanno accompagnato l’arrivo del feretro nella Cattedrale. Una presenza silenziosa e partecipe, in una giornata di lutto cittadino voluta per rendere omaggio all’ex ministro, parlamentare, ultimo segretario del Partito Liberale Italiano ed ex presidente della Provincia di Cuneo.

Accanto alla moglie Gabriella, ai figli Enrico e Maria Paola e ai familiari, un parterre istituzionale di primo piano. A Mondovì sono giunti il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, i ministri Paolo Zangrillo, Gilberto Pichetto Fratin e Orazio Schillaci, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, Anna Maria Bernini Ministro dell’università e della ricerca e la senatrice Stefania Craxi. Tra le presenze anche Emanuele Filiberto di Savoia.

A dare voce al sentimento della città era stato, già prima della celebrazione, il sindaco Luca Robaldo: una giornata per rendere il «tributo meritato a una persona che ha fatto tanto per Mondovì» e, per lui, anche un momento segnato da un ricordo personale: «Con Raffaele ho mosso i primi passi».

Durante l’omelia, il vescovo di Mondovì, monsignor Egidio Miragoli, ha ripercorso una «vita intensa, sulle frontiere della politica, tra la gente», richiamando alcuni dei tratti che hanno caratterizzato l’impegno pubblico di Costa: la semplificazione amministrativa, la lotta agli sprechi, l’attenzione ai cittadini e quel modo molto concreto di intendere il servizio nelle istituzioni.

All’uscita dalla Cattedrale è stato Antonio Tajani a consegnare uno dei ricordi più significativi. Il vicepresidente del Consiglio ha richiamato innanzitutto l’insegnamento politico ricevuto da Costa e una concezione delle istituzioni nella quale, prima dello Stato, viene la persona con i suoi diritti.

«Lui ha difeso sempre e comunque la libertà», ha ricordato Tajani, citando anche le battaglie di Costa contro la burocrazia e per l’efficienza dei servizi pubblici: battaglie che, nella sua lettura, avevano sempre come obiettivo la tutela della libertà delle persone. Poi il riconoscimento che forse meglio spiega la solennità di questa giornata: «Veramente un grande personaggio, un grande politico». Per Tajani, gli onori dello Stato e le bandiere non sono stati semplicemente un elemento del cerimoniale, ma il riconoscimento tributato dall’Italia a un uomo che ha attraversato decenni di vita pubblica mantenendo saldo il rapporto con la propria terra.

Ed è proprio questa l’immagine rimasta al termine delle esequie. Quella di un uomo dello Stato salutato nella sua città. Ministri, parlamentari e autorità accanto ai sindaci della Granda e ai monregalesi, in un silenzio che per qualche ora ha unito la dimensione nazionale della sua storia politica a quella più intima delle sue radici.