Era una giornata come tante. Bussano alla porta. Anna Barin e Roberto Bogetti aprono e si trovano davanti un ragazzo esile, gentile, ordinato. È timido, ma ha trovato il coraggio di presentarsi da solo. Cerca lavoro, si propone come aiuto chef. Alla Volpe con la Pancia Piena, il ristorante che Anna conduce insieme al marito, in quel momento qualcuno serve davvero. Quella porta si apre. Sono passati quasi vent’anni. Il ragazzo si chiama Erik Viale e oggi a Cuneo in tanti lo conoscono. Qualcuno perché lo incontra da anni tra i tavoli del ristorante, altri mentre attraversa la città sulla sua bicicletta elettrica. Molti hanno scoperto la sua storia soltanto nelle ultime settimane, quando quella bici gli è stata rubata. Per la terza volta.
Ma per capire perché così tante persone abbiano deciso di aiutarlo bisogna tornare a quella porta. «Del ragazzo timido di allora è rimasto ben poco», racconta Anna. Erik comincia in cucina, poi passa in sala. Impara il mestiere, acquista sicurezza, prende confidenza con le persone. Cresce il lavoratore e cresce l’uomo. E accade qualcosa che nessun contratto può prevedere: Erik si fa voler bene. «Ha acquisito sicurezza in se stesso, padronanza del mestiere e ha attirato a sé l’affetto dei clienti».
Il suo mondo, intanto, si allarga oltre le porte del ristorante. Erik è un grande appassionato di sport. Il calcio, innanzitutto, con una fede juventina mai nascosta. Ma soprattutto la pallavolo, in particolare quella femminile (nella foto a destra, con le atlete Cuneo Granda Volley), diventata qualcosa di più di una passione da spettatore. Prima gli incontri, poi i legami: l’amicizia con dirigenti e allenatori, quindi quella con le giocatrici. È un altro pezzo della geografia personale costruita negli anni: il ristorante, i clienti, lo sport, le amicizie, le persone incontrate in città. Una rete che aiuta a spiegare ciò che accade quando arriva la notizia dell’ennesimo furto.
Per Erik, infatti, quella bicicletta non è soltanto una bicicletta. È autonomia: gli permette di spostarsi, andare al lavoro, vivere la città senza dipendere dagli altri. E questa volta c’è una beffa ulteriore: la bici rubata la sta ancora pagando a rate. Il mezzo non c’è più, il finanziamento sì.
Parte una raccolta fondi. Arrivano offerte, messaggi, condivisioni. Poi il gesto di solidarietà di Ettore Grosso e della moglie Margherita. Hanno letto la storia e possiedono una bicicletta elettrica usata: decidono di regalarla a Erik. Prima la fanno controllare da Gidi Batteria che, conosciuta la destinazione, offre l’intervento. Erik torna in sella. La raccolta mantiene però la propria funzione: le somme donate sono state e saranno utilizzate per aiutarlo a pagare le rate ancora dovute per la bici rubata.
Ed è qui che una storia nata da un furto smette di essere soltanto una storia di biciclette e solidarietà. «Questo episodio ha dimostrato due cose importanti – dice Anna –. Che la gente buona esiste e che ha capito Erik».
Capirlo è il verbo giusto. Anna parla di «una persona più debole, ma con una voglia di emergere grandissima». Non nasconde le sue fragilità, ma non lascia neppure che siano quelle a definirlo. In quasi vent’anni lo ha visto imparare un mestiere, diventare adulto, conquistarsi uno spazio. La mobilitazione di questi giorni racconta questo. Le relazioni costruite nel tempo: un saluto, una battuta tra i tavoli, una partita condivisa, frequentazioni diventate amicizie. «A volte non è famiglia solo il “parentado” – osserva Anna –. Il mondo fuori non è fatto soltanto di brutte persone. In questo caso si è stretto attorno a Erik facendolo sentire amato e protetto».
Quasi vent’anni fa Erik Viale bussò alla porta di un ristorante chiedendo un’opportunità. Anna e suo marito gliela diedero. Oggi, quando Erik ha avuto bisogno, qualcuno ha bussato alla sua.
Con una bicicletta.
Una porta aperta vent’anni fa «Grazie per quanto avete fatto»
Erik Viale, da “La Volpe dalla Pancia Piena” alla mobilitazione collettiva della città di Cuneo, fino alla bici donata da Ettore e Margherita


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