Nei suoi “reel” dà voce e immagine ai tic dell’italiano medio, con particolare riferimento al mondo della scuola. Perché Filippo Caccamo, 33 anni, è stato insegnante di storia dell’arte alle scuole medie prima di diventare uno dei comici più seguiti sui social, con oltre due milioni di follower tra Instagram, TikTok, YouTube e Facebook. Da lì poi è approdato in teatro e da anni gira l’Italia con spettacoli sold out: il prossimo 29 ottobre sarà a Cuneo.
«Il primo giorno di scuola? Ricordo quando facevo il supplente e avevo sempre classi nuove, non essendo di ruolo: quell’adrenalina che solo il primo giorno ti sa dare. È un po’ la bellezza della scuola, secondo me: l’emozione di iniziare l’anno era la stessa di quando stavo dall’altra parte della cattedra. Poi c’erano burocrazia, colleghi da conoscere, registro. I giorni volavano dietro a piccole preoccupazioni».
Oggi invece i genitori si preoccupano per il caro libri, il costo delle mense, i trasporti.
«È un tema serio. Nelle gag prendo un po’ in giro i genitori, ma su questo sono molto vicino a loro. Passarsi i libri tra fratelli non è qualcosa che puoi scegliere se fare o no, è necessario. Da insegnante vedevo alunni che non avevano i libri, provavo a intervenire in qualche modo».
Quest’estate si è parlato molto anche di scuole aperte oltre il periodo abituale.
«Una follia. Il calendario scolastico è bloccato agli anni 60 e per me tre mesi di ferie sono inutili, legati ancora all’idea di villeggiatura del dopoguerra, ma allo stesso tempo la scuola non può diventare la destinazione dei ragazzi durante l’estate. Le vacanze si possono ridistribuire meglio durante l’anno».
Il mondo della scuola è una fonte d’ispirazione inesauribile?
«Lo è perché a scuola ci siamo stati tutti. Anche se non sei un insegnante, non hai figli o cugini, la scuola comunque l’hai fatta e ti ritrovi in quelle gag».
Sono cambiate le dinamiche tra i protagonisti?
«Oggi abbiamo un concetto completamente diverso di insegnante, così come di autorevolezza o di rispetto. E non solo per il famoso “genitore contro”: è la scuola stessa a svalutare sempre di più il ruolo degli insegnanti».
Tutto nasce dall’atteggiamento iper-protettivo dei genitori verso i ragazzi?
«In realtà non ci sono insegnanti o genitori, solo persone. Con alcune è meraviglioso collaborare, ho ancora genitori di ex alunni che vengono puntualmente ai miei spettacoli».
Come vede i ragazzi di oggi, dall’alto della sua esperienza in cattedra e sui social?
«Sono pieni di domande. Da insegnante facevo scrivere su un foglio cosa li rendesse felici e cosa no: nessuno scriveva un pensiero vero, tutti “niente”, “i soldi”. Sono così pieni di domande che non trovano le parole. La scuola dovrebbe dare risposte. La prova è che i ragazzi si rivolgono all’intelligenza artificiale chiedendole non che tempo farà domani, ma come si diventa più bravi nella vita, o come si risolve un litigio con un amico».
Cosa le manca maggiormente del ruolo di insegnante?
«In assoluto il rapporto con i ragazzi, il loro modo di vedere la vita che è completamente diverso dal nostro. Sono molto più semplici, senza sovrastrutture».
Nei suoi video racconta di fatto l’Italia di oggi?
«Credo che la comicità abbia sempre avuto il compito di raccontare la società: lo faceva benissimo Alberto Sordi, lo ha fatto Chaplin con l’America. Fantozzi è la maschera che più di tutte ha raccontato i tic di una certa classe sociale».
Una curiosità: di chi è la voce fuori campo nei suoi video?
«Sempre mia, purtroppo».
Quanto cambia il suo lavoro a teatro?
«Non sono novanta secondi di video, ma novanta minuti di spettacolo: cambia tutto. Lì nessuno commenta, sono tutti al buio, zitti, ti ascoltano. È un altro sport».
Si aspettava il grande successo della tournée?
«Macché. Ogni volta dico a mio padre: ma ci pensi, anche quest’anno ci sono cascati!».
Qual è il momento sul palco in cui sente più coinvolto il pubblico?
«Quando parlo degli alunni. È lì che tutti si rilassano un po’».
Lei ha figli?
«Purtroppo non ancora. Ma ci penso, sono un vecchio democristiano su questo: non credo esista una gioia più grande».
Per finire: felice di venire a Cuneo?
«Quando si prepara il tour, ci sono zone che capitano e zone che invece si cercano: il Piemonte è uno di questi posti, con un pubblico partecipe e competente».
«Prendo in giro i genitori, ma sui costi c’è poco da ridere»
La comicità di Filippo Caccamo tra social e teatro (sarà a Cuneo il 29 ottobre), partendo da un tema che da ex insegnante conosce bene: la scuola


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