Un’apocalisse di fango. Un’onda gigante, scura e violenta che ha cancellato villaggi interi in pochi istanti. Centinaia di morti, migliaia di dispersi, il terrore e il dolore dei sopravvissuti. È successo al confine tra Nepal e Tibet ed è una catastrofe terribile non solo per gli effetti devastanti: è un monito sui rischi del cambiamento climatico, un invito a non sottovalutare il problema, un urlo della natura e una lezione tragica all’uomo che deve ricorrere a tutti i mezzi, senza più indugi, per frenare il riscaldamento globale.
Gli esperti dovranno ovviamente approfondire, ma i primi dati non lasciano dubbi: dietro l’alluvione c’è il crollo di un ghiacciaio causato dal caldo e dalle piogge. Non è “colpa del clima”, ma il clima cambia ed eleva il rischio. L’area himalayana è tra le più colpite dal cambiamento climatico: tra il 1951 e il 2020 la temperatura media è aumentata a un ritmo di circa 0,28 °C per decennio (0,34 oltre i 4mila metri) e negli ultimi trent’anni (dati Icimod) i ghiacciai hanno perso circa il 12 per cento della loro superficie. Eppoi c’è El Niño, fenomeno ciclico naturale che aumenta la temperatura del Pacifico: per gli scienziati non solo si sta intensificando quest’estate, ma le previsioni parlano di un “super El Niño”, che porterà il 2026 e poi il 2027 a battere i record di temperatura. Riflettere è il minimo, studiare strategie ambientali mondiali imprescindibile, la politica deve fornire risposte urgenti. E guai, come spesso succede, dimenticare in fretta passata l’emozione, destino delle tragedie lontane: senza allarmismi, ma per completezza d’informazione – e controinformazione verso i negazionisti in servizio permanente effettivo –, gli effetti del cambiamento sono anche a due passi da casa. Poche settimane fa, per fare un esempio, nel mar Ligure, un sub ha pescato un carango, il cui habitat è l’oceano Indiano.
Meraviglia? Non troppo considerando che per la prima volta la temperatura dell’acqua ha superato i 30 gradi – i meteorologi hanno dovuto sostituire i sensori utilizzati per i rilevamenti – e che, al di là del richiamo di specie tropicali, il riscaldamento del mare può diventare, attraverso i tassi di umidità generata, concausa di sviluppo di eventi meteo estremi, dalle trombe d’aria alle alluvioni. Senza dimenticare in assoluto che il clima impazzito, oltre che sulle catastrofi naturali, può incidere sulla disponibilità di acqua, sulla produzione alimentare e sulla trasmissione di malattie.


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