Il futuro del fuorigioco, nel calcio, è segnato: non più due linee astratte sul terreno, ma un doppione digitale di ogni calciatore, con la sua fisionomia e le sue proporzioni reali. Il Mondiale disputato tra Stati Uniti, Canada e Messico ha introdotto il Var 3D, presentato da Fifa e Lenovo come il prossimo salto della revisione arbitrale. Le linee bidimensionali lasciano il posto ad avatar tridimensionali di ogni calciatore, come ci ha spiegato Pierluigi Collina a Miami durante i Mondiali, il presidente della Commissione Arbitrale Federazione Internazionale.
L’algoritmo che calcola la posizione dei corpi resta quello di Hawk-Eye, storico fornitore del Var. Cambia la rappresentazione mostrata al pubblico e alla sala Var: la vecchia riga sul terreno diventa una superficie verticale, una “parete digitale”, spiega Collina, che mostra subito quali parti del corpo la superano. Un avatar realistico riduce anche la diffidenza del pubblico verso le decisioni di questa tecnologia, perché l’occhio fatica a fidarsi di una figura astratta anche quando i dati sono corretti. Non è la prima volta che questa fiducia vacilla: al Mondiale 2022 il grafico del pallone connesso smentì l’esultanza di Cristiano Ronaldo, convinto di aver segnato di testa, con il tracciato piatto.
Costruire i 1.248 avatar del Mondiale, uno per calciatore, ha richiesto un processo automatizzato: uno scanner portatile con 36 fotocamere e un algoritmo di apprendimento automatico chiamato 3D Gaussian Splatting, più leggero delle reti neurali tradizionali. Un dettaglio curioso riguarda i capelli: il regolamento conta solo la testa, non la chioma, quindi ogni avatar dev’essere reso calvo, un’operazione che ha richiesto algoritmi dedicati.
Al Mondiale è arrivata anche la Referee View, la telecamera indossata dall’arbitro che permette al pubblico di vedere la partita con i suoi occhi, stabilizzata per ridurre le vibrazioni durante la corsa. Anche la trasmissione ha rincorso l’istante: Lenovo ha abbattuto la latenza tra campo e schermo, il cosiddetto tragitto schermo a schermo, sotto i sei secondi, contro i circa quattordici di una diretta tradizionale, fino a due secondi per chi segue la partita dal centro operativo del torneo.
Del resto questo Mondiale ha già lasciato un’eredità concreta anche nei campionati. La Serie A 2026/27 applica dalla prima giornata le modifiche alle Regole del Gioco approvate dall’International Football Association Board: un conto alla rovescia di cinque secondi contro le perdite di tempo, e la possibilità per il Var di correggere un secondo giallo chiaramente sbagliato. La Figc ha inoltre scelto di adottare un’estensione facoltativa della stessa riforma, la revisione Var dei calci d’angolo assegnati in modo manifestamente errato.
Dietro tutta questa evoluzione c’è un uomo che misura la propria carriera in tecnologie superate. Collina racconta la distanza da un altro mondiale. Nel 2002, per preparare la finale di Yokohama, chiese le videocassette di Brasile e Germania e si annotò tutto a mano. «Oggi utilizziamo uno strumento sviluppato da Fifa e Lenovo, Fifa Ai Pro, che mi fornisce quelle informazioni che dovevo costruirmi da solo», assicura. Lo strumento coordina più agenti di intelligenza artificiale, analizza milioni di dati e oltre duemila parametri per partita, ed è stato usato da tutte le 48 nazionali del torneo.
Sull’esportabilità di tutto questo nei campionati nazionali, tema caro alle federazioni quanto ai tifosi, Collina invita alla misura ma non chiude la porta. Ricorda che il fuorigioco semiautomatico, introdotto in Qatar nel 2022, è stato poi adottato da diverse confederazioni. «Quello che si è visto qui può essere interessante e utilizzabile dove possibile, e la Fifa è a disposizione per fornire supporto a chi è interessato». Il vincolo resta il costo: l’apparato del Mondiale comporta oneri fuori portata per molti campionati, e abbassare quella soglia è uno degli obiettivi della Fifa. In Italia e in Spagna, rivela Collina, sono già in corso sperimentazioni a investimento ridotto.
Il passaggio più sorprendente resta però il fine di tutto l’apparato. Collina si dice un sostenitore convinto della tecnologia, ma rivendica un obiettivo paradossale. «Il mio obiettivo è non usarla. Può sembrare un controsenso, ma è quello per cui lavoro». Il paragone che sceglie è quello dell’assicurazione: si investono ingenti somme sperando che resti inutilizzata, salvo essere contenti di averla il giorno in cui serve davvero.
Il Var diventa tridimensionale «Il mio obiettivo? Non usarlo»
Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitrale Fifa, racconta le innovazioni tecnologiche presentate con Lenovo ai Mondiali e destinate a cambiare il modo di arbitrare il calcio


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