Il Gps non serve con la startup che fa volare i droni al buio

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Per perdere il segnale Gps non serve andare sulla Luna. Basta passare sotto un cavalcavia. Lo sanno bene Stefano Pescaglia e Giuseppe Bortolato, i due ingegneri del Politecnico di Torino che nel 2022 hanno fondato – insieme all’astronauta Roberto Vittori e al professor Paolo Maggiore del Politecnico di Torino – la startup Evolunar con un’idea nata in orbita e atterrata, nel senso più concreto del termine, su ponti, gallerie e in futuro zone di guerra. Il sistema è stato concepito originariamente per navigare sulla Luna dove il Gps non esiste. Funziona come fanno gli esseri umani in un ambiente sconosciuto: le telecamere osservano il mondo che scorre nel campo visivo e, combinando quelle immagini con i dati di più sensori (accelerometri e giroscopi), il sistema ricostruisce in tempo reale la propria posizione rispetto al punto di partenza. Niente segnali esterni, niente mappe, niente infrastrutture a terra. Il tutto compresso in una scatolina da 350 grammi che si aggancia al vano accessori di qualsiasi drone, si collega all’autopilota e si comporta esattamente come un’antenna “satellitare”: il velivolo non nota la differenza. In ambienti chiusi, come una galleria autostradale, il sistema fa un passo ulteriore: analizza il flusso di immagini per costruire una nuvola di punti tridimensionale e genera percorsi in tempo reale, tenendo il drone al centro del tunnel senza che l’operatore debba intervenire. I casi d’uso si moltiplicano rapidamente. L’ispezione di infrastrutture è quella più matura: un drone che lavora sotto l’impalcato di un ponte perde il Gps non appena entra nell’ombra della struttura, e senza navigazione precisa perde anche la georeferenziazione dei dati raccolti, cioè sa che c’è una crepa ma non sa dove. Nelle valli canadesi dove operano droni antincendio da quattrocento chili, il segnale degrada tra le montagne al punto da rendere impossibile l’aggancio preciso alle cisterne d’acqua. Nelle zone di conflitto il Gps viene deliberatamente disturbato o falsificato: nel Mar del Nord, in Ucraina, nei paesi baltici è ormai routine quotidiana. La Nato ha selezionato Evolunar nel programma Diana, dedicato alle startup con tecnologie a uso civile e militare. L’hardware consuma solo 8 watt, eppure fa girare l’algoritmo dieci volte più velocemente delle workstation da tremila euro che hanno in ufficio: evidente che il segreto è nel software. Che il futuro della navigazione autonoma passi da due ingegneri torinesi che volevano esplorare le caverne della Luna è, a pensarci, la cosa meno sorprendente di tutte.