Il conto del rientro: quanto costa la scuola alle famiglie?

Nel Cuneese tra zaini, mense e libri di testo che pesano sui bilanci domestici. Viaggio nelle spese da sostenere prima della campanella del 14 settembre

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Basta varcare la soglia di una cartoleria di Cuneo, Alba, nelle altre sette sorelle e in qualsiasi paese della “Granda” in questi giorni per respirare l’aria di sempre: bambini che scelgono lo zaino nuovo, genitori che scorrono le liste dei libri con la calcolatrice del telefono sempre a portata di mano. È il rito che apre ogni anno scolastico, ma quest’anno, come ormai da tempo, arriva insieme a un pensiero fisso: quanto costerà davvero mandare i figli a scuola? Per la provincia di Cuneo, terra di ritmi di vita scanditi anche dal calendario scolastico, la domanda non è retorica. Tra corredo, mensa e testi scolastici, il rientro in classe si conferma una delle voci di spesa più pesanti e meno rinviabili dell’autunno.
La mensa nel cuneese: sotto la media regionale, ma non indolore
Se corredo e libri sono spese concentrate a settembre, la mensa scolastica accompagna le famiglie per tutto l’anno. Ed è qui che il territorio cuneese mostra un volto per certi versi più rassicurante. Mentre si attendono le delibere delle giunte comunali delle città più importanti per l’anno scolastico che si apre lunedì 14 settembre, secondo la “IX Indagine sulle Mense Scolastiche di Cittadinanzattiva” (2025/2026), nel Cuneese una famiglia tipo ha speso circa 4,80 euro a pasto per la scuola dell’infanzia e 4,85 euro per la primaria: una spesa mensile che oscilla tra i 96 e i 97 euro, per un totale annuo compreso tra 864 e 873 euro a figlio.
Sono cifre che collocano la Granda sotto la media piemontese (4,84 euro per l’infanzia e 4,94 per la primaria a livello regionale) e lontane dai picchi di Torino, dove si superano i 6 euro a pasto. Il Cuneese si dimostra capace di contenere le tariffe, in una regione che peraltro si distingue in positivo anche per la dotazione di strutture: il Piemonte è secondo in Italia, dopo la sola Valle d’Aosta, per percentuale di edifici scolastici dotati di mensa (62,5%). Resta però il confronto con la media nazionale, che vede il servizio scolastico cuneese più caro rispetto agli 87 euro mensili dell’infanzia e agli 89 euro della primaria registrati in media in Italia: un divario Nord-Sud che si ripercuote inevitabilmente sui bilanci familiari locali. E la mensa, nel Cuneese, non è un dettaglio: la utilizza regolarmente circa l’80% dei bambini, un dato che la rende un pilastro del tempo pieno e dell’educazione alimentare più che un semplice servizio accessorio.
Per nessuno il rientro sarà gratuito
A conferma che il fenomeno non è solo un titolo da telegiornale, ma una realtà molto concreta anche sul territorio, ci sono i numeri raccolti a livello provinciale: nella Granda la spesa per i libri di testo oscilla dai 580 ai 1.250 euro a seconda dell’ordine e del grado di scuola frequentato, mentre la mensa arriverà a costare in media 880-900 euro l’anno per ogni figlio. Numeri che, sommati a corredo, trasporti e attività, portano una famiglia numerosa cuneese a spendere anche 5.000 euro l’anno per la scuola dell’obbligo, che sulla carta dovrebbe essere gratuita per tutti. E dietro ai banchi, va ricordato, non ci sono solo gli studenti: la scuola è anche un luogo di lavoro per migliaia di persone. Sul fronte del personale ATA (chi si occupa di pulizie, laboratori e segreteria) i posti disponibili in tutta Italia sono 194.303, una platea di lavoratori per cui il rientro di settembre significa organizzare la propria vita professionale, non solo quella scolastica dei figli.
UN SETTEMBRE DI CONTI, TRA INFLAZIONE E BOLLETTE
Zaini, diari e astucci quest’anno segnano rincari medi compresi tra il 2% e il 4%, mentre per i libri di testo l’aumento stimato è dell’1,8%. Numeri che, moltiplicati per due o tre figli in età scolare, diventano presto una voce di bilancio da programmare con largo anticipo. A questo si aggiunge, computer, webcam, antivirus e software di base che pesano per oltre 421 euro aggiuntivi.
A dare un volto più concreto ai numeri sono i cartolai di Confcommercio: per un ragazzo che affronta la prima media, uno zaino di buona qualità costa circa 50 euro, l’astuccio 19, penne e matite intorno ai 6, il diario 14, compasso e calcolatrice scientifica altri 34 euro complessivi, quaderni e blocchi 10 euro. I libri restano la voce più pesante, con una spesa che si aggira sui 350 euro. Senza contare il costo trasporti, altra voce di spesa importante (ne scriviamo in altro articolo della rivista)
“EFFETTO SETTEMBRE”
Il quadro del caro scuola si inserisce in un contesto economico che, nell’estate 2026, non regala tregue. Secondo i dati Istat di luglio, l’inflazione annua si attesta al 2,9%, con i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quelli che le famiglie comprano più spesso, tra alimentari e beni per la casa, in crescita del 3,4%. È in questo scenario che il rientro a scuola smette di essere solo una questione di zaini e quaderni, e diventa lo specchio di un autunno in cui le famiglie del Cuneese, affrontano il cosiddetto “effetto settembre”.