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«Ho capito perché la nocciola di Langa è “tonda e gentile”»

Il 6 settembre a Cortemilia Luciana Littizzetto sarà nominata “ambasciatrice nel mondo”: «Mai stata neanche testimone di nozze, è una roba fantastica»

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«Mi faceva ridere l’idea che esistesse una nocciola “tonda e gentile”, poi ho provato a capire perché si chiamava così. Ve lo spiego». Si appassiona, Luciana Littizzetto, attesa il 6 settembre all’ex convento francescano di Cortemilia dove riceverà il titolo di Ambasciatrice a vita della Nocciola, nell’edizione 2026 del Fautor Langae – Nocciola d’Oro promosso dalla Confraternita della Nocciola Tonda Gentile di Langa. «Mi piace – conferma –. Nella mia vita non sono mai stata scelta nemmeno per fare la rappresentante di classe, tanto meno la testimone di nozze: comincio con l’ambasciatrice nel mondo, è una roba fantastica. Ma è anche una bella responsabilità, perché apprezzo i territori orgogliosi della propria terra. Un po’ come la Puglia, il Salento, dove hanno questa voglia di far vedere le loro eccellenze. Così per le Langhe: hai un territorio bello, riconosciuto nel mondo, sei orgoglioso di viverci e vuoi che tutti lo conoscano».

Com’è nato il suo legame con questo territorio?
«Per caso, molti anni fa: ero in un bed & breakfast (osite del giallista Gianni Farinetti, ndr), quando mi chiamò Ginetto Pellerino».

La Confraternita venne a trovarla anche a “Che tempo che fa”.
«Una bella sorpresa, quel programma è un volano di comunicazione potente, arriva anche all’estero. È quello che mi piacerebbe fare, raccontare che ricchezza abbiamo, in un tempo così difficile per la natura bisogna proteggere la bellezza».

Ci diceva della nocciola “tonda e gentile”.
«Tonda perché è senza spigoli, sferica, rotola. Ha un modo di vivere leggero, un guscio sottile ma resistente, un po’ come me. Mi sono chiesta: cosa può essere gentile in una nocciola? Ha un sapore dolce, non aggressivo, sa di fiori, di burro, il profumo del paradiso. Dopo la tostatura quella pellicina marrone si stacca da sola, senza farti dannare a pelarla: collabora. Anche dall’albero si stacca da sola quando è pronta, non come l’uva che va vendemmiata: lei dice “non ti preoccupare, mi butto giù da sola”. E siccome ha meno grassi delle altre nocciole si irrancidisce meno nel tempo, che è quello che mi auguro anche per me: non irrancidire. Diventa anche torta, senza farina, è gentile pure con chi ha intolleranze, persino con l’industria della crema di nocciole, perché ti evita di dover aggiungere altro cioccolato. Insomma, è molto attuale, molto multitasking».

Ed è anche unica?
«Sì, parla esattamente di quella terra, quella luce, quel sole. L’altro giorno ho letto del “petricore”, il profumo della pioggia che cade sul terreno. Diciamo che, se piove sotto casa mia, sento l’odore del piscio dei cani, ma già sul mio terrazzo cambia. Magari nelle Langhe la pioggia profuma soprattutto di nocciole».

La nocciola invecchia bene come le protagoniste del suo ultimo libro, “Il tempo del la la la”?
«Sì, c’è una convergenza: quella cosa per cui uno prega, non dico di diventare saggio, perché è un’illusione, ma almeno di non diventare rancido, arrabbiato: la nocciola è un po’ il nostro riferimento etico. Le protagoniste del libro sono tre donne che, arrivate ai sessant’anni, devono decidere da che parte andare. Ed essendo amiche vere, come sanno essere le donne, si aiutano a vicenda: da sole non ce la farebbero, ma insieme creano un movimento positivo che passa dall’una all’altra».

Anche per lei è una fase così?
«È una fase difficile, un po’ quello che c’è nel libro: cresci, i figli si allontanano, intanto ti devi occupare dei genitori anziani. È un tempo faticoso, instabile. Però se proviamo a essere un po’ meno spigolosi e puntuti, ce la caviamo più facilmente».

Aver fatto crescere dei ragazzi che ha accolto nella sua famiglia è stata una soddisfazione speciale?
«Sì, enorme. Sono gioie e dolori, bellezze e fatiche, ma è un’esperienza che consiglio a tutti, anche a chi magari ha provato altre strade senza risultato. Certo, è un’esperienza faticosissima, di questi tempi».

Ora torna “Che tempo che fa”: difficile trovare ispirazione per la satira?
«La cronaca offre tanti spunti, la rete regala cose strampalate. Il difficile è quando rifletti davvero sulla realtà: lì diventa più complicato scegliere le parole giuste, perché c’è sempre chi critica. Ma il comico trasgredisce, rompe gli schemi, non è politicamente corretto: fa un po’ come il giullare, che a volte faceva ridere il re e a volte no. Ai tempi il re tagliava le teste, oggi non succede più, ma ti tagliano comunque qualcosa».

Maratona Fenogliana tra letture, percorsi e il concerto dei Csi

La Maratona Fenogliana torna nelle Langhe dal 4 all’8 settembre, promossa dal Comune di Alba e organizzata dal Centro studi Beppe Fenoglio Ets con il “Portami Via Festival”. Quest’anno l’iniziativa celebra anche i trent’anni del disco “La terra, la guerra, una questione privata”, nato dal concerto dei Csi in memoria di Fenoglio.
Si parte venerdì 4 a Canelli (ore 20.45, Palazzo Anfossi) con la lettura di “Una questione privata” accompagnata dalla musica di Mauro Carrero. Sabato 5, a Gorzegno (ore 19), Maurizio Carucci degli Ex-Otago legge “Un giorno di fuoco” con l’intervento sonoro di Mimmi Maselli, nell’ambito di Gorzegno Magica. Domenica 6 la maratona torna ad Alba, al Liceo Govone frequentato da Fenoglio (ore 17). Lunedì 7 una camminata a San Benedetto Belbo (ore 16.30, parcheggio Lago delle Verne) tocca i luoghi dei racconti, con Damiano Grasselli. Il gran finale è previsto martedì 8 settembre in piazza Medford ad Alba, con il concerto del Consorzio Suonatori Indipendenti.

BaNNER
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