E se il domani fosse senza Meta?

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Durante le vacanze ho letto molti quotidiani. Tutti in digitale, sullo stesso schermo dal quale arrivano messaggi, notifiche e social. E forse proprio per questo mi sono ricordato di una cosa che, facendo questo mestiere, rischiamo di dimenticare: non è lo strumento a fare la differenza. È il tempo che dedichiamo alle cose. Una notizia letta su un quotidiano spesso l’abbiamo già incontrata altrove. Ma lì trova spazio, approfondimento, altre parole. Alcune storie di quest’estate, almeno con me, ci sono riuscite. L’ultima riguarda Mark Zuckerberg.
Negli Stati Uniti Meta ha raggiunto un accordo con decine di Stati nel contenzioso in cui Facebook e Instagram erano accusati di favorire un uso compulsivo tra bambini e adolescenti. Meta non ha ammesso responsabilità: pagherà 12,19 miliardi di dollari in dieci anni, cifra che potrà salire fino a 17,1, e introdurrà nuove protezioni per i minori. Si chiude così il processo di Oakland, prima di una sentenza che avrebbe potuto fare storia. E se fosse andata diversamente? Provate a immaginare un domani senza Facebook e Instagram. Non è ciò che stava per accadere. Ma la domanda sembra meno fantascientifica.
Poi ripenso ad altre pagine d’agosto. Al diciannovenne piemontese massacrato ad Andora dopo essere intervenuto in difesa di un’amica, colpito persino con un cartello stradale divelto. Alla bambina di quattro anni morta a Palermo per difterite, non vaccinata contro una malattia che credevamo consegnata alla storia. Persino alle nozze dei “Me contro Te”, trasformate in uno show con biglietti fino a 250 euro. Storie diversissime.
Sarebbe superficiale cercare nei social una causa comune che non esiste. Eppure qualcosa le fa dialogare: viviamo in un ambiente nel quale comportamenti, paure, convinzioni e modelli si moltiplicano a una velocità sconosciuta alle generazioni precedenti. Persino l’intimità diventa contenuto. E il contenuto prodotto. L’estate non ci salva. Anzi. Secondo i dati richiamati dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, durante le vacanze gli adolescenti trascorrono online tra i 45 e i 55 minuti in più al giorno rispetto al periodo scolastico; in Italia il 30% dei ragazzi tra 12 e 17 anni supera le quattro ore quotidiane di connessione.Meno routine, più tempo libero: lo spazio vuoto viene facilmente occupato dallo schermo. Forse, allora, la migliore disintossicazione digitale non consiste nello spegnere qualcosa, ma nel riaccendere tutto il resto.
Settembre ci offre una buona occasione. Riaprono le scuole, ricominciano gli allenamenti, tornano palestre, campi, associazioni. Migliaia di ragazzi incontreranno persone che nessun algoritmo ha scelto per loro. Dovranno discutere senza potersi bloccare, perdere senza poter cambiare schermata, confrontarsi con chi la pensa diversamente e ritrovarselo accanto l’indomani. Scuola e sport sono anche questo: luoghi di socialità reale. Non antidoti contro internet, ma contro l’isolamento e l’emulazione inconsapevole. Vale anche per noi adulti. Mark Zuckerberg continuerà probabilmente ad accompagnare le nostre giornate. Nessun problema. Purché ci ricordiamo che fuori da quello schermo ne esiste un altro. Il nostro.