Da Alba al podio europeo «Era giusto volare via»

Pietro Riva, argento europeo nella maratona a Birmingham, racconta Stefano Baldini, la scelta di lasciare le radici che continuano ad accompagnarlo in Emilia

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Per andare lontano, Pietro Riva ha dovuto prima andare via. Via da Alba, dal campo dove era cresciuto, da un mondo che lo aveva accompagnato fino alle soglie dell’atletica dei grandi. «Era giusto volare via», dice oggi. Non è una rinuncia alle proprie radici, semmai il contrario: a volte bisogna allontanarsi da casa per capire che cosa ci si porta dietro. Nel 2020 quel viaggio lo ha condotto a Rubiera e a Stefano Baldini. Sei anni dopo, a Birmingham, sul secondo gradino del podio europeo della maratona. In mezzo, gli infortuni, una nuova distanza e una presenza che attraversa il racconto anche quando non può più esserci: quella di papà Pierluigi.
Riva, partiamo da Birmingham. Quanto c’è stato di fisico e quanto di testa in quell’argento?
«Ero ben preparato, ma in una maratona di quel livello non basta la condizione fisica: servono intelligenza e testa. Altri atleti accreditati quanto me hanno commesso degli errori, mentre io sono stato, non dico perfetto, ma quasi. È un risultato che porterò nel cuore e che mi dà fiducia. Restando con i piedi per terra: l’obiettivo sono le Olimpiadi tra due anni».
Pochi giorni prima era salita sul podio anche la sua compagna Micol Majori. Una pressione in più?
«Assolutamente no. La sua medaglia mi aveva riempito di gioia. Credo di non essere mai stato tanto felice per un mio risultato quanto lo sono stato per il suo bronzo. Non ho mai pensato che “dovessi” vincere una medaglia».
Dal 2020 si allena a Rubiera con Stefano Baldini. Che cosa ha cambiato quell’incontro?
«Il rapporto era iniziato nel 2019, concretizzatosi poi nel marzo 2020. Alessandro Perrone, che mi aveva avviato all’atletica e ha fatto tantissimo per me. Stefano ha una preparazione tecnica e un’esperienza differenti».
Per crescere ha dovuto anche lasciare Alba.
«Avevo visto Baldini lavorare con i suoi atleti e mi ero allenato con i gemelli Dini. Pensavo: vorrei avere compagni così. Era il momento di lasciare il proprio nido, diventare grandi e andare un po’ in mare aperto. A livello internazionale servono poli altamente professionalizzati. Per me era giusto volare via da Alba».
Prima di partire, però, c’è stato suo papà Pierluigi.
«Mio papà ha avuto un ruolo importante. Affiancava Alessandro Perrone e soprattutto nell’ultimo periodo mi ha seguito molto dal punto di vista logistico. È una delle prime persone che voglio ricordare parlando del mio percorso».
E Alba quanto è rimasta nella sua vita?
«Molto. Ringrazio l’Atletica Alba, il direttore tecnico Sandro Sandri e tutti i ragazzi del campo. E naturalmente la mia famiglia: mamma Paola, mia sorella Francesca, mia nonna Giuseppina, per tutti Pina, e mia nipote Anna».
Perché la maratona è diventata la sua distanza?
«Per caratteristiche fisiche, ma anche per la componente mentale. In pista puoi essere perfetto tatticamente, ma se uno va più forte ti batte. Nella maratona entrano in gioco altre variabili. Se in pista la condizione fisica pesa per l’80 per cento e la tattica per il 20, nella maratona siamo più vicini a 65 e 35. E credo di essere bravo a leggere le gare».
Lei ragiona molto per numeri. Anche fuori dalla pista?
«Ho iniziato Ingegneria matematica, poi sono passato a Economia aziendale. Non ho ancora completato gli studi e voglio farlo prima della fine della carriera. L’atletica rende più difficile studiare, ma non voglio usarla come scusa: una delle cause è stata anche la mia pigrizia».
Da dieci anni ci sono anche le Fiamme Oro.
«Tantissimo. Ringrazio in particolare Alessandro Briana, allora responsabile del mezzofondo. Spinse per il mio arruolamento: spero di aver ripagato la sua fiducia».
Da ragazzino guardava Daniele Meucci in televisione. A Birmingham si è ritrovato in Nazionale con lui.
«Sono cresciuto guardandolo vincere. Volevo diventare come lui, pur sapendo quanto sarebbe stato difficile. Condividere la Nazionale con Meucci è stato emozionante: dentro rimane quel bambino che guardava le gare in televisione».
Oggi potrebbe esserci un ragazzino che guarda Pietro Riva allo stesso modo.
«Non so se sia così, ma mi farebbe piacere. Un idolo dà motivazione e ti porta al campo con un sogno in più. Io tra i 13 e i 15 anni non ero certo un fenomeno: anche questo può essere un messaggio. Spero che la mia storia sia uno stimolo per qualcuno. Perché l’atletica, indipendentemente da quello che si diventerà agonisticamente, costruisce molto come persona».

 

Corri sotto le Torri diventa “Gourmet”

Alba si prepara alla diciottesima edizione di Corri sotto le Torri, in programma nel weekend del 12 e 13 settembre. Tema dell’edizione 2026 sarà “Gourmet”, con l’obiettivo di unire sport, movimento e attenzione a un’alimentazione sana e di qualità. Testimonial d’eccezione saranno tre chef stellati del territorio: Enrico Crippa, Davide Palluda e Michelangelo Mammoliti, ai quali sono stati assegnati i pettorali 1, 2 e 3 e che saranno al via insieme ai partecipanti. La manifestazione sarà aperta a chi vorrà correre, camminare con “Alba nel cuore” o partecipare con il proprio cane, mentre per gli under 14 sono previste partenza dedicata e iscrizione gratuita. La festa inizierà già sabato 12 settembre in piazza Duomo con “Aspettando Corri sotto le Torri” e il ritorno di “Piazza del Duomo balla!”, serata gratuita animata da Gianni Rossi DJ. Domenica spazio alla corsa, con la Banda Musicale del Roero, gli sbandieratori e musici del Borgo di Santa Rosalia e DJ Mex. Le iscrizioni sono già aperte in prevendita nei punti autorizzati.