Chi decide il destino di un aeroporto?

Il progetto di integrazione tra Sea e Sagat ha riacceso il dibattito sul futuro di Levaldigi. Infrastrutture, gestori e compagnie hanno però ruoli e competenze differenti

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La notizia ha movimentato il Ferragosto piemontese: Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate, sta studiando una possibile integrazione con Sagat, gestore di Torino-Caselle. Per ora siamo nel campo delle ipotesi: uno studio è stato avviato e l’eventuale operazione dovrà passare al vaglio degli azionisti. Il progetto ha aperto il confronto anche nella Granda, riportando l’attenzione sull’aeroporto di Cuneo-Levaldigi.
Per comprenderne i termini occorre partire da una distinzione. Sotto la parola “aeroporto” convivono infatti tre soggetti con funzioni differenti.
Il primo è l’infrastruttura: piste, sedimi, impianti e beni aeroportuali appartengono al demanio pubblico e il loro utilizzo è affidato attraverso una concessione. Il secondo sono le compagnie aeree, imprese che scelgono dove volare sulla base delle proprie strategie industriali, della domanda e della redditività delle rotte.
Il terzo è la società di gestione aeroportuale: l’impresa concessionaria che amministra lo scalo, ne organizza servizi e investimenti e intrattiene i rapporti commerciali con i vettori. Può avere azionisti pubblici o privati e opera attraverso una propria governance societaria.
È su questo livello che si colloca il dossier Milano-Torino. Il punto di contatto è F2i. Attraverso 2i Aeroporti, partecipata al 51% da F2i e al 49% da Asterion Industrial Partners, detiene il 45% di Sea, mentre il 54,8% è del Comune di Milano; lo stesso veicolo controlla il 100% di Sagat. L’ipotesi riguarda dunque l’integrazione tra due società che condividono già un importante azionista. Se l’operazione arrivasse a compimento, il sistema comprenderebbe Malpensa, Linate e Caselle, per oltre 47 milioni di passeggeri complessivi.
Aggregazioni tra gestori aeroportuali sono già presenti in Italia. In Sardegna, ad esempio, è stato avviato un percorso di integrazione tra le società che gestiscono Cagliari, Olbia e Alghero, con la possibilità di condividere funzioni, investimenti, servizi e strategie commerciali.
In questo quadro si inseriscono le dichiarazioni arrivate dal Cuneese. La sindaca di Cuneo Patrizia Manassero ha osservato che Levaldigi «avrebbe bisogno della dignità di entrare in un ragionamento che riguarda il sistema aeroportuale del Nord-Ovest o piemontese», richiamando «un impegno corale dei tanti attori del territorio».
Il presidente della Provincia Luca Robaldo ha ricordato invece l’investimento di oltre un milione di euro in attività di co-marketing, con Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Crc e Atl, per «capire se possiamo portare qui, a fare scalo, le più importanti compagnie», guardando anche a collegamenti con grandi hub quali Roma, Francoforte o Monaco.
Si tratta, allo stato attuale, di due piani distinti. L’integrazione Sea-Sagat riguarda le governance e gli azionisti delle due società; le iniziative cuneesi puntano invece allo sviluppo di Levaldigi attraverso promozione, co-marketing e ricerca di nuovi collegamenti. Al momento non risultano interlocuzioni per un coinvolgimento dello scalo cuneese nell’operazione Sea-Sagat. C’è poi un altro elemento da considerare. L’attività di un aeroporto non coincide esclusivamente con il traffico passeggeri e i voli di linea. Secondo Assaeroporti, nei primi sei mesi del 2026 Cuneo ha registrato 3.508 movimenti, il 97% in più rispetto allo stesso periodo del 2025: un dato che fotografa la crescita dell’attività complessiva dello scalo, anche attraverso segmenti differenti. Il caso Sea-Sagat permette quindi di distinguere i diversi ruoli del sistema aeroportuale: infrastrutture pubbliche, società concessionarie con propri assetti societari, compagnie che operano secondo logiche di mercato e istituzioni impegnate nelle politiche territoriali.
La pista e il sedime sono pubblici, mentre molte delle scelte che determinano dove, quanto e come si volerà sono industriali. In mezzo resta lo spazio del confronto: il dialogo tra gestori, istituzioni, imprese e territorio rimane lo strumento per individuare soluzioni compatibili con lo sviluppo dello scalo e con le esigenze del territorio che lo ospita.