Cinquant’anni possono essere un’enormità oppure non significare quasi nulla. Dipende dalle canzoni. Riccardo Cocciante ne porta alcune con sé da mezzo secolo, le ha viste attraversare generazioni, cambiare pubblico, uscire dai giradischi ed entrare nelle playlist. Eppure non sembra interessato a conservarle sotto vetro. Quando sale sul palco, preferisce rimetterle in gioco. Lo farà anche domani, giovedì 3 settembre, all’Anfiteatro dell’Anima di Cervere, dove arriverà con “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”, unica tappa nel Nordovest di una tournée che accompagna un anno particolare: quello dei suoi ottant’anni. Un ritorno atteso anche perché mancava dal vivo in Piemonte da oltre trent’anni. Ma la tentazione di guardarsi indietro, almeno ascoltandolo parlare, dura poco. «La dimensione live è un modo di raccontarmi. Ci sono brani che hanno cinquant’anni e metterli vicino a canzoni nuove potrebbe risultare stridente, ma non aver mai scritto per moda fa sì che ci sia un discorso aperto che non crea nessun paragone tra passato e presente, un linguaggio riconoscibile, al di fuori dei trend del momento».
È forse qui che si trova una delle ragioni della longevità artistica di Cocciante. Canzoni come “Bella senz’anima”, “Margherita”, “Quando finisce un amore”, “Cervo a primavera” appartengono alla memoria collettiva, ma per chi le ha scritte non sono fotografie immobili di ciò che è stato. Ogni concerto offre la possibilità di riportarle al presente. «Non bisogna rinnegare il momento che si sta vivendo. Ogni volta che canto, soprattutto brani usciti molto tempo fa, provo a interpretarli, plasmandoli, dando loro un nuovo abito secondo l’ispirazione del qui e ora». Il tempo, allora, non è qualcosa contro cui combattere. È materia che modifica le persone e, insieme a loro, il modo di creare. Cocciante non pretende di essere l’uomo che era vent’anni fa, tantomeno quello degli esordi. «Il passare del tempo porta con sé una naturale evoluzione, in tutti. Io sono diverso, come uomo e come artista. Ciò che viviamo ci plasma e plasma ciò che creiamo». Dentro questa trasformazione resta un punto fermo: l’identità. «Emerge in ogni aspetto del mio lavoro, dagli album al palcoscenico. Ci tengo a preservarla, perché rappresenta ciò che sono, in ogni momento e in ogni fase della mia vita».
Forse è anche per questo che il palco continua a occupare uno spazio così importante. Non è il luogo in cui riprodurre fedelmente ciò che è stato inciso anni prima, ma quello in cui una canzone può trovare un’altra profondità. «La musica non si può spiegare, va ascoltata e vissuta. Un disco è come uno spartito, non può esprimere completamente la scrittura di un autore, ne restituisce solo una parte. È una prima fotografia dell’identità artistica, poi bisogna aggiungere profondità attraverso i live, provando a trasmettere tutto ciò che si ha dentro». Una necessità che richiede ancora molto, anche fisicamente. «Quando faccio un concerto cerco sempre di vivere il momento. Per me il palcoscenico è un grande impegno, fisico ed emotivo. Credo che il pubblico percepisca il mio trasporto e apprezzi questo mio totale coinvolgimento».
Poi arriva una frase che sembra spiegare molte altre cose: «La musica è la mia vita, lei ha scelto me e mi ha aiutato a uscire dal mio guscio».
A Cervere troverà un palco diverso da molti altri, sospeso tra le colline e l’arco delle Alpi, dominato dalla grande maschera dell’Anima. Una caratteristica che sembra accordarsi bene con il suo modo di intendere il concerto. «Perché anche il luogo», sostiene Cocciante, «finisce per entrare nella musica. Le location di questa serie di appuntamenti live sono luoghi speciali. Custodiscono un’energia particolare, un’aura che si percepisce e che bisogna imparare ad accogliere. Il luogo in cui si ascolta e si vive la musica ne è parte integrante, plasma il racconto». E allora forse gli ottant’anni contano meno dei cinquanta trascorsi da alcune delle sue canzoni. O forse raccontano la stessa cosa: che il tempo può trasformare senza necessariamente consumare. A condizione di non limitarsi a ripetere ciò che si è già fatto. Perché una canzone, per Cocciante, non sembra mai definitivamente scritta. Ogni volta che torna sul palco ricomincia a vivere.
Con Alberto Angela anche la storia sale sul palco
L’undicesima edizione dell’Anima Festival ha già vissuto un luglio intenso all’Anfiteatro di Cervere, con Emma, Madame, Serena Brancale, Luca Carboni, Sal Da Vinci e Max Angioni. Dopo la pausa di agosto, settembre chiude il cartellone con due serate molto diverse. Il 3 arriverà Riccardo Cocciante, mentre sabato 5 sarà protagonista Alberto Angela con “Cesare. La conquista dell’eternità”, il libro nel quale il divulgatore ricostruisce l’ascesa di Giulio Cesare e gli anni decisivi che cambiarono Roma, accompagnando il lettore dentro battaglie, intrighi politici e vita quotidiana dell’epoca. Sul palco, dialogando con Alberto Infelise, Angela condurrà il pubblico nell’antica Roma, tra storia e divulgazione. Un appuntamento che allarga così l’Anima oltre i confini della musica. Lo sguardo è già rivolto anche al futuro: Claudio Baglioni, inizialmente atteso quest’anno, arriverà a Cervere il 4 settembre 2027 con il “GrandTour – La vita è adesso”. I biglietti già acquistati restano validi.


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