Voucher scuola, Calderoni (PD): “Sacchetto celebra i numeri per nascondere le minori risorse alla scuola statale”

0
1
mauro calderoni pd

«Leggendo il trionfalistico commento del collega Sacchetto sul voucher scuola, sembrerebbe che la Regione Piemonte abbia trovato il modo di aiutare più famiglie con più risorse. La realtà, come racconta con maggiore completezza Repubblica Torino, è un po’ diversa».

Il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni interviene sulla riforma dei voucher scuola approvata dalla Regione Piemonte.

«È vero – prosegue Calderoni – che quest’anno, modificando i criteri di accesso, la Regione è riuscita a finanziare tutte le domande ammissibili del voucher B, quello destinato alle famiglie degli studenti delle scuole statali per libri, materiale didattico e trasporti. Ma c’è un dettaglio che nella ricostruzione celebrativa di Sacchetto scompare: il contributo medio per chi frequenta la scuola statale si riduce sensibilmente».

La modifica ha infatti abbassato la soglia ISEE per il voucher B, mentre per il voucher A, destinato alle scuole paritarie, la soglia è stata innalzata da 26.000 a 30.000 euro. La stessa Regione distingue esplicitamente i due strumenti: il voucher A sostiene iscrizione e frequenza nelle paritarie, mentre il voucher B sostiene le spese scolastiche degli studenti delle scuole statali e delle agenzie formative.

«Non c’è nulla di scandaloso nel fatto che una maggioranza politica scelga di destinare più risorse alle scuole paritarie – sottolinea Calderoni – è una scelta politica legittima, che la destra piemontese ha tutto il diritto di rivendicare. Quello che trovo poco convincente è raccontarla in maniera mimetica, attraverso i numeri complessivi, mettendo insieme interventi molto diversi e facendo così apparire come un semplice ampliamento del sostegno alle famiglie ciò che è anche una precisa redistribuzione delle risorse».

«Se questa è la scelta della maggioranza – conclude Calderoni – la si dichiari con chiarezza e, magari, la si rivendichi anche con orgoglio. Ma senza nascondersi dietro la crescita della platea complessiva dei beneficiari. Perché il punto non è soltanto quante famiglie ricevono un contributo, ma quanto ricevono e per quale tipo di scuola.

E su questo la differenza c’è, ed è una differenza politica. Del resto, come ricordava don Lorenzo Milani: non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali».