Isaldi avvengono di solito in due periodi dell’anno: dopo le feste natalizie e ai primi di luglio. La parola viene dal lessico commerciale: la differenza tra le entrate e le uscite sono un “saldo”, positivo o negativo, e i “saldi” sono quindi quello che non è stato venduto in un negozio alla fine della stagione e la vendita stessa di quei capi invenduti.
LE REGOLE OGGI
Utile, intanto, valutare le regole. Le quali, sono, di solito, rispettate solo in parte. I saldi estivi 2026 sono partiti il 4 luglio in quasi tutta Italia, con una durata variabile fino a 60 giorni. Le regole principali per negozi ed e-commerce impongono di esporre chiaramente il prezzo vecchio, quello nuovo e la percentuale di sconto, separare la merce in saldo da quella a prezzo pieno, e non cambiare la politica sui resi. Cominciamo dalle regole per i Consumatori. Il prezzo barrato: l’esercente è obbligato a indicare il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti l’inizio dei saldi, per evitare “finti ribassi”. Merce: i capi in saldo devono essere di stagione e non fondi di magazzino. Cambio merce: negozi fisici il cambio del capo non è un obbligo di legge, ma è a discrezione del commerciante. Negli acquisti online, invece, si applica il diritto di recesso entro 14 giorni dalla ricezione. Pagamenti: i negozianti sono tenuti ad accettare i pagamenti elettronici (carte e bancomat). Prova dei capi: non c’è alcun obbligo per legge, è a discrezione del negoziante (ma è prassi consentirla). Le regole per i commercianti comincia dall’esposizione cartellini: ogni prodotto deve mostrare in modo chiaro e leggibile il vecchio prezzo, la percentuale di sconto e il nuovo prezzo finale. Separazione delle merci: i prodotti in saldo devono essere tenuti in spazi visivamente separati rispetto agli articoli non scontati (prezzo pieno). A seconda della regione, c’è un divieto di effettuare vendite promozionali nei 15-40 giorni immediatamente precedenti all’inizio dei saldi.
LA STORIA
I saldi italiani nascono come norma: la prima regolamentazione risale al 1939, quando il regime fascista introdusse le categorie di “vendite straordinarie” e “vendite di liquidazione”, limitando gli sconti soprattutto ai prodotti stagionali e imponendo obblighi di trasparenza sui prezzi. Le vendite a prezzi ribassati erano di fatto scoraggiate, dato che imponevano al commerciante una trafila burocratica che includeva la presentazione di una domanda e l’approvazione da parte della corporazione locale (le associazioni sotto il controllo ultimo del governo intorno a cui ruotava il progetto economico del fascismo).
Dopo il 1944 le corporazioni furono soppresse e i poteri trasferiti alle Camere di commercio, ma la disciplina rimase frammentaria fino al ritorno di una legge organica nel 1980, che riprese molti elementi della normativa precedente, stabilì periodi fissi per i saldi e l’obbligo, in caso di controlli, di dimostrare l’effettivo ribasso praticato. Negli anni Novanta e Duemila l’assetto è cambiato più volte: il 1991 tentò di unificare le finestre temporali a scala nazionale, mentre dal 1998 la scelta delle date è stata in gran parte devoluta alle Regioni, producendo notevoli differenze territoriali e qualche contesa tra aree confinanti. Oggi i saldi restano lo strumento principale per smaltire le rimanenze stagionali, ma sono accompagnati da regole sulla pubblicità, sull’indicazione dei prezzi e sulle garanzie, in un equilibrio tra tutela del consumatore e libertà di iniziativa commerciale.
IL CONFRONTO
CON GLI ALTRI PAESI
L’Italia non è l’unico Paese a regolamentare i periodi di sconto. Per anni la Germania ha adottato una disciplina particolarmente restrittiva, fondata su regole risalenti agli anni Trenta del Novecento: limitavano gli sconti praticabili al di fuori dei periodi ufficiali di saldo. Negli Stati Uniti, invece, prevale un approccio opposto: non esistono periodi di saldi fissati per legge e ogni commerciante è libero di praticare promozioni e ribassi in qualsiasi momento dell’anno, nel rispetto delle norme sulla correttezza commerciale.
Vendite di fine stagione: storia in Italia e regole oggi
Obbligo del prezzo più basso degli ultimi 30 giorni e possibilità di pagamenti elettronici


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