La nuova stella del nuoto azzurro, tra le grandi favorite agli imminenti Europei di Parigi, ha solide radici a Savigliano e sconfinati orizzonti aperti dall’esperienza negli Stati Uniti: ormai da un anno ha scelto la Virginia, al college studia psicologia e si allena con una squadra fra le più forti del mondo, i risultati testimoniano la bontà della scelta e ripagano i sacrifici della lontananza da casa. Racconta d’aver cambiato prospettiva sullo sport come sulla vita, riflette sulla tendenza italiana a formare degli atleti robot: lei stessa si chiudeva in una bolla, nel segno dell’atleta «hikikomori: solitario, chiuso in casa, dedito al riposo e all’allenamento senza altri interessi», come ha confidato a La Stampa, mentre l’America è lavoro duro – non la spaventa: fin da piccola usciva prestissimo ogni mattina con due zaini, uno per la scuola e uno per la piscina –, ma anche «passeggiate, chiacchierate, serate con i colleghi, risate, relax», abitudini che non graffiano la concentrazione ma scacciano, o almeno alleggeriscono, la pressione.
Sara compirà vent’anni il 19 agosto, è entrata in acqua per la prima volta a due ed era l’unica bambina a ridere, mentre attorno tutti piangevano: predestinata, difatti accostata a Federica Pelegrini, la regina, paragone non ardito ma orientato dalla determinazione, dalle qualità e dai successi. Simbolo di forza sportiva e anche di integrazione, unica afroamericana del nuoto azzurro: papà italiano, mamma nigeriana, l’intreccio di due culture che ha sempre ritenuto un arricchimento. Fiera anche delle piccole cose: «Ho fatto pace con i miei capelli – la confessione al Corriere della Sera –, li odiavo in passato adesso invece li adoro al naturale. Amo le treccine, le rifarò, ma ho capito però che erano un modo di nascondere quello che non avevo mai apprezzato troppo. Mi ha ispirato il biopic “Michael”, nelle scene di lui da piccolo insieme ai Jackson 5, io pensavo: ma perché io devo nascondere i miei bei capelli afro?». Anch’essi specchio della sua identità.
Purtroppo non è mancata in passato la sofferenza per la cattiveria di haters razzisti, nel tempo Sara ha imparato a ignorarli, ma resta un simbolo di fierezza e di lotta all’ignoranza, un modello per tanti giovani. Campionessa anche di semplicità, con il sorriso contagioso e il disincanto immutato da quando bambina sbracciava in piscina sotto gli occhi di mamma. Ma anche la consapevolezza, oggi, di essere al top. Sa, ormai, almeno a livello europeo, di rientrare fra le atlete da battere, ed è felice di poterlo dire perché anche questo è un segno di crescita.


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