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«La moda non deve inseguire, ma raccontare chi siamo»

Simona Bertolotto fondatrice del progetto Sissiottostyle: «I saldi hanno perso la ritualità di un tempo. Oggi ci sono promozioni continue, ma percepisco una voglia crescente di tornare nei negozi»

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Fotografa, imprenditrice digitale e fondatrice del progetto Sissiottostyle, Simona Bertolotto ha costruito una community che oggi la segue per uno stile personale lontano dalle mode passeggere. Torinese, ma con il cuore diviso tra la sua città e la Puglia, dove trascorre ogni estate, racconta alla nostra rivista di amare «la lentezza, il contatto con le persone e quei luoghi che sanno ancora ispirare». Tra questi ci sono anche le colline delle Langhe. «Sono innamorata di Bossolasco e dell’Alta Langa. Sono luoghi che trasmettono una bellezza autentica e silenziosa, proprio quella che cerco anche nella mia vita».

Sissiottostyle oggi è un punto di riferimento per molte donne. Come è nato questo progetto?
«In realtà non è nato da un’idea precisa. Tutto è iniziato nel 2013 con una pagina Instagram dedicata alla fotografia, il mio primo grande amore. Lavoravo già nel mondo della moda come fotografa e utilizzavo quel profilo come portfolio, condividendo mostre, editoriali e immagini. Nel 2017 ho sentito però il bisogno di qualcosa di diverso. Mi sembrava che tutto fosse diventato troppo costruito, troppo ripetitivo. Così ho aperto una seconda pagina per raccontare semplicemente ciò che piaceva a me. Ho iniziato con un format particolare: prendevo immagini da Pinterest, eliminavo il volto delle modelle per concentrare l’attenzione esclusivamente sugli abiti. Poco dopo sono arrivate le Stories ma il vero punto di svolta è stato il lockdown. Sono entrata con circa 70mila follower e ne sono uscita con oltre 230mila. Ogni giorno organizzavo dirette: sostenevo piccoli negozi e brand in difficoltà, proponevo allenamenti, ma soprattutto intervistavo stilisti e creativi come Massimo Alba, Erika Cavallini, Cristina T e molti altri. Quando tutto è finito sono arrivate le prime collaborazioni e quella passione si è trasformata in un lavoro».

Da creator è diventata anche imprenditrice, dando vita al suo brand…
«Sì, circa tre anni fa è nato il marchio. All’inizio era distribuito esclusivamente online, oggi è presente anche nei negozi. Non mi interessa produrre tanto per produrre: preferisco sviluppare progetti. Uno è un davantino, un accessorio che utilizzo al posto della sciarpa, sotto la giacca. L’altro è “Art Porter”, forse il progetto che mi rappresenta di più perché unisce i miei due mondi: la fotografia e la moda. Sono capi in edizione limitata sui quali vengono stampate le mie immagini fotografiche. È il mio modo di trasformare l’arte in qualcosa da indossare».

Di recente ha vissuto anche un’esperienza insolita sul set de “Il Diavolo veste Prada 2”. Com’è andata?
«È successo quasi per caso. Ho visto che cercavano comparse e, su suggerimento di mia figlia, mi sono candidata online senza alcuna aspettativa. Sono stata selezionata e quella che doveva essere un’esperienza di due giorni è diventata una permanenza di quattro. È stato straordinario vivere il dietro le quinte di una grande produzione cinematografica. Non potevamo utilizzare i telefoni né raccontare nulla di ciò che accadeva sul set, ma è stato affascinante osservare il lavoro che c’è dietro ogni singola scena. Mi sono ritrovata a pochi passi da Anne Hathaway e Meryl Streep: per una scena siamo rimaste praticamente una accanto all’altra, ripetendo la stessa sequenza decine di volte. Vederle lavorare da così vicino è stato quasi surreale. È un ricordo che porterò sempre con me».

Fotografia, cinema, arte. Chi ha influenzato maggiormente il suo sguardo?
«Senza dubbio Sarah Moon. Mi ritrovo moltissimo nella sua poetica e nella sua capacità di creare immagini sospese, dove c’è sempre una leggera inquietudine. È una componente che appartiene anche alle mie fotografie. Un altro autore che amo è Paolo Roversi. Sono artisti che hanno saputo costruire un linguaggio personale, riconoscibile, senza rincorrere le tendenze».

A proposito di tendenze: quali sono le protagoniste di questa estate?
«Le conosco, naturalmente, ma le seguo poco. Preferisco conoscere bene il mio corpo e scegliere ciò che mi valorizza, indipendentemente da ciò che impone il mercato. In estate adoro gli abiti morbidi, pratici, che possono accompagnarti dalla mattina alla sera semplicemente cambiando gli accessori. Oggi vediamo ancora molto oversize, tanto minimalismo e palette neutre. Personalmente, però, è una moda che mi entusiasma poco. La trovo meno curata rispetto al passato. Io combatto la sciatteria: anche per uscire a prendere un caffè mi piace essere in ordine, con gli accessori giusti. L’eleganza, per me, è una forma di rispetto verso se stessi».

Saldi, e-commerce, shopping online: il mondo della moda sta cambiando?
«Sì, profondamente. I saldi hanno perso quella ritualità che avevano un tempo. Oggi ci sono promozioni continue: Black Friday, sconti anticipati, offerte riservate. Il confine tra prezzo pieno e saldo è molto meno netto. L’e-commerce ha avuto un’esplosione durante il Covid, ma oggi percepisco una voglia crescente di tornare nei negozi. Le persone sentono il bisogno di provare i capi, confrontarsi, ricevere un consiglio. Il rapporto umano resta un valore».

Si parla molto di armadio consapevole. È un concetto che condivide?
«Condivido soprattutto il concetto di libertà. Realizzare un capo in Italia, con determinati standard qualitativi, ha inevitabilmente un costo. Ma non tutti hanno le stesse possibilità economiche e non mi piace giudicare chi acquista un capo low cost. Credo invece nell’equilibrio: si può acquistare un capo accessibile e affiancarlo a un pezzo speciale, destinato a durare molti anni. Non amo mai gli estremismi».

Se dovesse scegliere tre capi indispensabili, quali sarebbero?
«Sicuramente una camicia bianca, una camicia di jeans e un blazer. La camicia bianca è intramontabile. Quella in denim risolve infinite situazioni, soprattutto quando si hanno gonne o pantaloni particolari. E il blazer, per me, è il capo perfetto: basta indossarlo per sentirsi immediatamente in ordine, dalla mattina alla sera».

Un consiglio per il guardaroba?
«Sì: non liberatevi troppo in fretta dei vostri vestiti. Quando mi stanco di un capo di qualità lo metto sottovuoto e lo dimentico per un paio d’anni. Quando lo ritrovo mi sembra nuovo. È un modo intelligente per riscoprire il proprio armadio e consumare meno».

Guardando al futuro, quale direzione vuole dare a Sissiottostyle?
«Viviamo in un mondo sempre più dominato dall’intelligenza artificiale e da immagini perfette, spesso impossibili da distinguere dalla realtà. Io voglio continuare a raccontare l’imperfezione. I miei video sono quasi sempre “buona la prima”: se sbaglio una parola o qualcosa non è perfetto, va bene così. È proprio quel difetto a ricordarci che siamo ancora umani».

Infine, un consiglio per l’estate: un capo e un libro da mettere in valigia.
«Un vestito ampio. Con un solo capo e un paio di sandali nei toni dell’oro, dell’argento o del cuoio si risolvono moltissime occasioni, dal giorno alla sera. Come lettura, invece, consiglio una biografia dedicata a Gustavo Rol. In questo periodo sto approfondendo la sua figura: mi affascinano le storie di persone che hanno lasciato un segno e, in fondo, anche i libri sono un viaggio».

BaNNER
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