Gli anni dei cinquantini

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Il primo dilemma dell’estate non era dove andare, ma quale marmitta montare: Leovince o Arrow (mai avute, nè l’una nè l’altra…, “troppo regolare”, cit.). Poi bastavano un cinquantino, un “deca” in tasca e un calendario di feste che sembrava non finire mai. Si seguiva la musica, non il navigatore. San Rocco, San Luigi, San Sebastiano, San Quirico. Ogni sera una piazza diversa, una grigliata, una raviolata, un torneo di bocce, una balera all’aperto o una discoteca di campagna. E quei campi di grano appena mietuto, le “stubie”, che per una notte diventavano parcheggi improvvisati. Polvere sulle scarpe, odore di paglia, il gusto dei primi baci, il profumo di benzina e di brace. Profumo d’estate. Il bello non era il programma. Erano gli incontri.
Molte di quelle manifestazioni esistono ancora, grazie a volontari straordinari che continuano a dedicarvi tempo e passione. Altre si sono ridimensionate o hanno chiuso. Organizzarle è diventato più difficile: aumentano costi, responsabilità e norme di sicurezza, mentre diminuisce il numero di chi è disposto a mettersi gratuitamente al servizio degli altri. Così, quasi senza accorgercene, anche agosto cambia volto.
Sfogliando questo numero di Rivista IDEA mi sono accorto che il filo conduttore è sempre lo stesso. Cambiano perfino i saldi. I “Doi Pass” di Mondovì ci sono ancora, così come tante iniziative che animano i nostri centri storici. Siamo noi, però, a essere cambiati. Passeggiamo tra le vetrine, poi torniamo a casa e compriamo dal divano. È comodo, veloce, conveniente. Il bello del clic è che arriva subito. Il conto, invece, spesso arriva qualche anno dopo. E qualche volta si presenta sotto forma di una serranda abbassata o di una festa patronale che non compare più sul calendario.
Eppure c’è un paradosso. Viviamo nell’epoca che corre più veloce della storia, ma quando vogliamo davvero divertirci torniamo sempre lì. Le piazze cantano “Gli anni”, “Certe notti”, “Sei come la mia moto”, “50 Special”, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Vasco Rossi, Ligabue, Jovanotti, gli 883, i Lunapop. Persino chi quegli anni non li ha vissuti conosce ogni parola. Emma (Marrone) è tornata in classifica con “L’amore non mi basta”. Se la musica è davvero lo specchio di una generazione, allora il calore e la passione che sprigionano le canzoni di Alfa, nelle quali c’è anche lo zampino dell’albese Pietro Celona, hanno tutta l’aria di essere destinate a rimanere. Per lo stesso motivo per cui sono rimaste quelle di ieri: perché, alla fine, i giovanissimi ricorderanno molto più gli incontri degli eventi. Cambiano tecnologie e abitudini, ma le emozioni continuano ad avere la colonna sonora di ieri.
L’ultimo numero prima di agosto merita un editoriale diverso. Più leggero, almeno in apparenza. Perché l’estate serve anche a questo: a riscoprire ricordi che, a guardarli bene, raccontano il presente meglio di tante statistiche.
Il cinquantino ci portava da una festa all’altra. Gli anni dei cinquantini ci portavano gli uni verso gli altri. Buona estate. Ci ritroviamo il 2 settembre.