Bruno Gambarotta affianca Giorgio Costa da tempo. «Nello spettacolo non entro nei dettagli tecnici, non mi avventuro nell’analisi musicologica, lascio che le note facciano il loro lavoro. Mi piace l’affabulazione della musica: quello che cerco sono i risvolti familiari, i fatti di vita quotidiana che non trovi su Facebook». Parliamo di Fryderyk Chopin e dell’appuntamento di domenica 2 agosto alle 21.15 al Teatro Alla Confraternita di Limone Piemonte, quando Gambarotta e Costa porteranno in scena «Sogni notturni», recital dedicato appunto a Chopin nell’ambito della rassegna Accademie in Valle diciannovesima edizione (ingresso libero).
Il format è semplice: Costa suona, Gambarotta racconta. «Mi ostino a cercare i dettagli particolari – ci spiega Gambarotta –. Incrocio i pezzi musicali con la vita dei personaggi, ciò che mi interessa di più». La figura di Chopin si presta a questo tipo di narrazione. La sua storia è piena di coincidenze e dettagli che sembrano inventati.Gambarotta cita le sorprendenti analogie con Mozart. Il padre di Chopin era francese, la madre polacca, la governante della loro casa pargina era anche pianista e insegnava musica alla sorella di Fryderyk, 9 anni. Lui aveva 4 anni, stava giocando, quando si alza e mette le mani sulla tastiera tutti restano a bocca aperta. «Quasi lo stesso aneddoto del piccolo Mozart a Salisburgo, una di quelle storie che sembrano troppo belle per essere vere. E invece sono vere».
Chopin non era un musicista da sale da concerto, quelle che all’epoca erano costantemente illuminate dalle candele, con centinaia di persone che ti scutavano e ascoltavano in silenzio. Preferiva i salotti privati, dove poteva suonare per poche decine di persone in un ambiente raccolto. «Spiegherò cos’era un salotto nell’Ottocento», annuncia Gambarotta che approfondice l’unicità di Chopin. che passa anche da George Sand, la scrittrice, amante e poi quasi badante del musicista durante gli anni della malattia. Fino alla particolarità dei titoli delle sue opere: «Non ci sono titoli. Siamo abituati all’”Incompiuta”, al “Chiaro di luna”, lui scriveva solo Ballata, Mazurka». Il tema della malattia (Chopin era debole di polmoni fin dalla nascita) attraversa la sua vita e la sua musica. Gambarotta ne conosce ogni dettaglio: «Non ho mai smesso di studiare, a Torino c’è una biblioteca musicale con migliaia di volumi. Uso anche l’intelligenza artificiale, tenendola sotto controllo. Il vero rischio che corro è di parlare troppo».
E anche al telefono, passa in frenetica rassegna i tasselli del mosaico Chopin: «Come si guadagnava da vivere in un’epoca senza diritto d’autore? Chopin suonava nei salotti dei nobili polacchi scappati a Parigi dopo la rivolta contro l’Impero russo, insegnava pianoforte alle figlie della borghesia (erano quelle che dovevano imparare a suonare) e veniva pagato tre volte tanto rispetto a un maestro qualsiasi, perché lui era considerato il numero uno».
E poi, indagando sull’uomo, ecco che emergono altri spunti di quotidianità dell’epoca: «Come il fatto che gli affitti a Parigi fossero strutturati al contrario rispetto a oggi: il piano più pregiato era il primo, non l’ultimo, perché non c’era l’ascensore. I meno ricchi abitavano nel sottotetto. E i viaggi: da Varsavia a Parigi, Chopin impiegava quindici giorni in carrozza. Oggi sono tre ore di aereo. L’acqua a Parigi veniva dalla Senna e si comprava a boccali, prima di berla bisognava far depositare per un giorno i sedimenti del fiume. Riportare indietro il tempo è quello che mi piace fare – dice Gambarotta –. I francesi sono molto bravi in queste cose, generalmente invece si preferisce parlare di guerre e battaglie». A Limone sarà un’occasione gioiosa: «Posto bellissimo, per me è una vacanza. Rileggo la vita di Chopin e ascolto bellissima musica. Ho provato a studiarla, ma ora ci vorrebbe una tastiera. Quando ho detto che volevo procurarmene una, a casa hanno reagito male “no, per amor del cielo!”. E allora ho lasciato stare».
Chopin in musica e aneddoti «Amava suonare per pochi»
Limone Piemonte ospita lo spettacolo sul compositore francese di origine polacca. Bruno Gambarotta: «Racconto la sua quotidianità»


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