Quanti centimetri di libertà?

Perché abbiamo confuso l’inclusione sociale con una visura catastale

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Per decenni, se avevi una disabilità, il sistema non ti chiedeva «Quali sono i tuoi obiettivi di vita?» o «Cosa ti appassiona?», ma «Ci stai in una stanza tre per quattro con corridoio a norma?». Abbiamo confuso l’inclusione sociale con una visura catastale.
Ma la libertà non si misura con il metro. E la svolta del Decreto Legislativo 62/2024 ci dice che è ora di smettere di finanziare muri e iniziare a finanziare persone.
Il concetto di “posto letto” è una cosa meravigliosa se stai prenotando una vacanza o se gestisci un reparto di terapia intensiva. Diventa decisamente più grottesco se quel “posto” definisce la tua intera esistenza.
La contabilità del welfare tradizionale ha funzionato a lungo così: una rigida architettura dove le risorse pubbliche rimangono incollate a servizi impeccabili dal punto di vista burocratico e la flessibilità ha lo stesso spazio di manovra di un cubo di Rubik bloccato. Se la tua vita non si adatta, il sistema va in tilt.

Esempio 1: la serata culturale
Nel Welfare dei Metri Quadri: Giulio adora il cinema d’autore, le discussioni accese di politica e i festival culturali che finiscono a mezzanotte. Tuttavia, la struttura in cui vive prevede che la “messa a letto” avvenga tassativamente tra le 21.30 e le 22, perché a quell’ora cambia il turno del personale e il regolamento interno non prevede deroghe.
Giulio è al sicuro, protetto da pareti a norma, ma non ha vita sociale.
Con il Budget di Progetto (D.Lgs 62/2024): le risorse non finanziano più la quota fissa della struttura per quella specifica serata ma, si trasformano in un budget flessibile gestito con e per Giulio. Sabato c’è una rassegna cinematografica all’aperto? Il budget copre un assistente personale o un servizio di mobilità autogestito che gli permette di rimanere fuori fino all’una di notte. Il servizio si modella sulla vita di Giulio, non il contrario.

Esempio 2: La vocazione professionale
(ovvero, il labirinto delle competenze)
Nel Welfare dei Metri Quadri: Chiara ha talento per la comunicazione digitale e vorrebbe frequentare un corso di specializzazione in presenza in un’altra città. Il centro diurno che frequenta offre però solo laboratori standardizzati di ceramica e giardinaggio, gli unici accreditati per quella specifica macro-area di spesa. Per il sistema, Chiara deve fare vasi, anche se preferirebbe curare campagne social.
Con il Budget di Progetto (D.Lgs 62/2024): il “Progetto di Vita” mappa le reali competenze e ambizioni di Chiara. I servizi esistenti diventano piattaforme aperte: il budget viene spacchettato per finanziare l’iscrizione al corso di comunicazione e i supporti tecnologici o logistici necessari per frequentarlo.

Il Terzo Settore diventa
abilitatore di competenze reali
I soldi nel sistema socio-sanitario ci sono, ma si comportano come investimenti bancari bloccati a vent’anni. La vera sfida non è solo chiedere nuovi stanziamenti, ma scardinare i lucchetti dei vecchi capitoli di spesa.
La transizione verso un welfare generativo non è una passeggiata burocratica: è una sfida culturale. Ci impone di smettere di essere “utenti” che firmano un registro e diventare i veri registi del nostro tempo.
Il Decreto 62 fornisce lo strumento, ma l’energia per attuarlo dobbiamo mettercela noi, insieme a un Terzo Settore che deve pretendere di essere partner di innovazione e non semplice gestore dell’esistente.
Una vita senza scelta è solo una bellissima stanza in cui si è costretti a restare fermi.