“Serve un aggiornamento della deducibilità delle autovetture – interviene il Cav. Arcangelo Galante, presidente Agenti Fnaarc-Confcommercio provincia di Cuneo – e una fiscalità più aderente ai costi reali della professione”.
Mentre il Governo avvia il confronto sulla prossima Legge di Bilancio, Agenti Fnaarc-Confcommercio rilancia l’appello affinché venga finalmente affrontato il tema della fiscalità degli agenti di commercio, con particolare attenzione alla deducibilità delle autovetture e al costante aumento dei costi della mobilità.
Gli agenti di commercio rappresentano una componente strategica del sistema economico italiano: sono circa 230.000 imprenditori e, secondo uno studio della Fondazione Enasarco, contribuiscono ogni anno all’intermediazione di una quota compresa tra il 20% e il 25% del PIL nazionale, pari a circa 500 miliardi di euro.
A pesare sulla categoria è soprattutto una normativa fiscale considerata ormai superata. Per gli agenti che operano in regime ordinario – il 38% del totale – il costo fiscalmente riconosciuto per l’acquisto dell’autovettura resta fermo all’80% di un tetto massimo di 25.822,00 euro, valore derivante dalla conversione degli originari 50 milioni di lire introdotti nel 1986. In quasi quarant’anni il mercato automobilistico è profondamente cambiato, ma il limite di deducibilità è rimasto invariato.
“È anacronistico – dichiara Galante – che chi utilizza l’auto ogni giorno per lavorare debba confrontarsi con limiti fiscali fissati quando c’erano ancora le lire, i telefoni a gettoni e le carte stradali di carta. Oggi il prezzo delle automobili è più che raddoppiato, ma la normativa è rimasta immobile e non rispecchia più la realtà del mercato”.
Il paradosso è evidente: proprio gli agenti di commercio, che fanno dell’automobile il principale strumento di lavoro, sono penalizzati nell’acquisto del bene indispensabile per svolgere la propria attività. La categoria, infatti, è tra i maggiori acquirenti di auto nuove in Italia: mediamente gli agenti sostituiscono il veicolo ogni quattro anni a causa dell’elevato chilometraggio, acquistano circa 159 nuove vetture al giorno e, nel solo 2024, hanno generato acquisti per oltre 700 milioni di euro, potendo però dedurre fiscalmente soltanto una parte della spesa sostenuta.
Alle criticità legate alla deducibilità si aggiunge il progressivo incremento dei costi di esercizio della professione. Dal 2015, con l’introduzione del regime forfettario, il prezzo medio dei carburanti è aumentato di oltre il 22%, quello delle autovetture nuove di circa il 50%, mentre sono cresciuti anche i costi di pedaggi autostradali, manutenzione e assicurazioni. Un aumento generalizzato delle spese che riduce progressivamente i benefici del regime fiscale e mette sotto pressione la sostenibilità economica dell’attività.
“La nostra categoria – conclude Arcangelo Galante – è chiamata ad affrontare anche una delicata sfida generazionale: l’età media degli agenti di commercio è di 52 anni. È difficile immaginare che un giovane possa avvicinarsi a questa professione dovendo sostenere costi così elevati e con una fiscalità che non tiene conto delle spese reali. In vista della prossima Legge di Bilancio chiediamo al Governo un intervento concreto per aggiornare il tetto di deducibilità delle autovetture e rendere il sistema fiscale più equo e coerente con la realtà del nostro lavoro. Una categoria che contribuisce in modo così significativo all’economia del Paese merita risposte adeguate”.


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