«La mia vittoria più grande? Essere la donna che sono oggi»

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Entrare in palestra significava inseguire la perfezione. Uscirne, anni dopo, ha significato scoprire che la vita non si misura con il punteggio di un esercizio. Carlotta Ferlito sorride quando ripensa alla ginnastica, ma non vive di ricordi. Le Olimpiadi di Londra e Rio, i podi internazionali, la popolarità conquistata con “Ginnaste – Vite parallele” appartengono a una storia importante, ma non esauriscono quella della donna che è diventata.
A trentun anni, l’ex azzurra parla con una serenità che sorprende. «Nella vita mi sento molto realizzata», racconta a IDEA. Non cita una medaglia né una gara. Parla del presente, del lavoro costruito dopo la carriera agonistica, della libertà di scegliere la propria strada. E forse proprio questa è la vittoria che oggi sente più sua. Ripensando al passato, ammette un solo vero rimpianto: non aver potuto decidere lei quando smettere. Poi, quasi correggendosi, aggiunge una riflessione che racconta tutta la maturità raggiunta. «Più passa il tempo e più penso che sia andata bene così». Perché se la ginnastica fosse durata ancora, probabilmente non avrebbe scoperto tutto quello che sarebbe arrivato dopo. Quella seconda vita è nata anche grazie alla comunicazione. Quando la televisione la scelse come protagonista di “Ginnaste”, molti pensarono che i riflettori avrebbero finito per distrarla dalla pedana. Lei oggi la vede esattamente al contrario. «Non sono stata io a cercare la televisione. È stata la televisione a chiamare me. E conoscere il mondo fuori dalla palestra è stata la cosa che mi ha salvato».

Un’affermazione che vale ben oltre lo sport: nessuna carriera può durare per sempre, ma ognuno può prepararsi al capitolo successivo. Con il tempo è cambiato anche il modo di guardare agli anni più difficili. Ferlito non ama soffermarsi sulle polemiche. Preferisce parlare delle conseguenze positive. La denuncia pubblica delle umiliazioni e dei metodi educativi subiti nel mondo della ginnastica, rilanciata dalla trasmissione Le Iene, ha contribuito ad aprire una stagione nuova per tutto il movimento italiano. Oggi, racconta, le atlete possono dialogare di più con gli allenatori, chiedere aiuto, vivere la palestra con una libertà che la sua generazione non ha conosciuto. «È la cosa che mi rende più felice», confida. Non c’è spirito di rivalsa nelle sue parole. Piuttosto la consapevolezza che anche le esperienze più difficili possano lasciare qualcosa di utile agli altri. È lo stesso sguardo con cui rilegge la propria carriera. Il talento, dice, da solo non basta. Accanto agli allenatori avrebbe voluto un supporto più ampio: psicologi, figure manageriali, professionisti capaci di accompagnare la crescita della persona prima ancora dell’atleta. Una riflessione che parla anche alle imprese, dove i risultati non sono quasi mai il frutto del solo talento individuale, ma della qualità della squadra che lo sostiene.

Oggi si sente più ex atleta o più professionista della comunicazione?
«Mi sento molto realizzata. Nello sport forse avrei potuto fare ancora di più, ma nella vita sento di avere vinto tantissimo».

Che cosa le ha lasciato la ginnastica?
«La disciplina, la voglia di lavorare e la consapevolezza che da soli non si va lontano».

La televisione è stata una distrazione o un’opportunità?
«Un’opportunità. Vedere il mondo fuori dalla palestra è stata la cosa che mi ha salvato».

Che cosa pensa quando rivede la Carlotta di Ginnaste?
«Mi fa sorridere. In tv si vedevano cinque minuti in cui piangevo, ma non le altre sei ore della mia giornata».

Se potesse lasciare un’eredità alla ginnastica italiana, quale sarebbe?
«Sapere che oggi le ragazze possono vivere la palestra con più libertà, più dialogo e più rispetto. Questo mi rende davvero felice».

Quella che salirà sul palco di “Sport & Impresa”, stasera, mercoledì 15 luglio al Parco Amilcare Merlo di Cuneo, non sarà soltanto una delle ginnaste italiane più conosciute degli ultimi vent’anni. Sarà la donna che ha avuto il coraggio di rompere un silenzio, contribuendo a cambiare per sempre la vita di centinaia di ragazze entrate in palestra dopo di lei. Accanto al campione olimpico Jury Chechi e ai giornalisti Federico Ferrero e Marco Bucciantini, Carlotta porterà una testimonianza che va oltre lo sport: quella di chi ha imparato che il talento può farti arrivare in alto, ma è il coraggio di cambiare a lasciare un segno negli altri.