Saluzzese, 20mila mani nei campi: il volto invisibile dell’agricoltura

Un esercito silenzioso di 10.010 stagionali sostiene il Saluzzese. A Lagnasco 51 posti letto e un protocollo che riduce i tempi morti tra i raccolti

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ll sindaco gira tra gli ingressi delle strutture, saluta i braccianti, chiede com’è andata la giornata di lavoro e se ci sono esigenze particolari di cui hanno bisogno. Roberto Dalmazzo (nella foto in alto), primo cittadino di Lagnasco ha ricavato, in tutto, 51
posti nei moduli abitativi (climatizzati) in piazza Giuliano Sacchetto grazie ai fondi ottenuti dal Ministero. Il primo cittadino è, però, soprattutto uno degli estensori del Protocollo Saluzzo (già avviato con l’ex prefetto Fabrizia Triolo) di cui Lagnasco è parte importante. Non solo: grazie a una sua intuizione, il documento, già approvato dal Ministero, consente ora di non avere tempi morti, per i lavoratori, tra la raccolta di un prodotto e un altro. Insomma, è un sindaco (presidente del Distretto Frutta del Saluzzese) che ha lavorato parecchio sul tema, accogliendo sul territorio del suo Comune la struttura più grande del comprensorio (nelle foto i prefabbricati). «Vengono a dormire a Lagnasco – spiega – i primi braccianti, quelli che iniziano a lavorare con la raccolta dei piccoli frutti, poi c’è un continuo turn over. Il tema è complesso: nella storia della frutticoltura gli stagionali ci sono sempre stati. Negli Anni Ottanta c’erano i pugliesi (da Lecce), poi albanesi, romeni, polacchi, da 7 o 8 anni ci sono gli africani, ora anche gli indiani. Il protocollo è un esempio virtuoso per tutta l’Italia, il problema principale riguarda la sensibilizzazione degli agricoltori che accolgano il sistema: parliamo di circa 12mila contratti di lavoro ogni anno, circa 10mila persone impiegate nei campi. Noi intercettiamo il 5% della forza lavoro, il resto interessa le aziende».
CHI HA DIRITTO?
Chi può accedere alle strutture del Protocollo? I braccianti agricoli con un contratto di lavoro in essere con un’azienda agricola del territorio; quelli che presentino una promessa di contratto sottoscritta da una azienda agricola del territorio che prevede l’avvio del contratto entro 20 giorni. E poi braccianti che abbiano avuto un contratto di lavoro con un’azienda del territorio nel corso della campagna di raccolta 2026. Infine, ed è la novità introdotta dal sindaco Dalmazzo, I lavoratori accolti dopo la scadenza del contratto potranno permanere nelle strutture senza un rapporto di lavoro in essere per un massimo di 20 giorni, a condizione che siano in regola con i pagamenti (1,5 euro al giorno) per dimorare. Allo scadere del termine dovranno lasciare la struttura.
BRACCIANTI, ESERCITO SILENZIOSO
Ogni estate arrivano in silenzio. Alcuni percorrono poche decine di chilometri, altri attraversano il Mediterraneo o l’Europa. Hanno lingue, storie e percorsi diversi, ma un destino comune: raccogliere la frutta che rende il Saluzzese uno dei distretti agricoli più importanti d’Italia. Dietro le cassette di mele, pesche, kiwi e piccoli frutti che raggiungono i mercati italiani ed europei c’è un esercito di lavoratori spesso invisibile agli occhi del consumatore. Oggi quel volto ha finalmente anche una fotografia statistica e la fonte è il report Passi Avanti 2026 su dati dell’Osservatorio regionale del Mercato del Lavoro della Regione realizzate da Ires Piemonte. E racconta una realtà ormai strutturale: nel 2025 sono 10.010 le persone che hanno lavorato nei campi dell’area saluzzese, distribuite in 41 comuni. Un numero che continua a crescere anno dopo anno: erano 9.122 nel 2023 e sono diventate quasi 900 in più nell’arco di appena tre stagioni. Un incremento che segue l’espansione di un comparto agricolo sempre più bisognoso di manodopera.
CONTRATTI PER 15.106 LAVORATORI
I dati raccontano molto più di una semplice dinamica occupazionale. Disegnano il profilo di un’agricoltura che oggi non potrebbe esistere senza il contributo dei lavoratori stranieri. Tre persone su quattro impiegate nei campi provengono infatti da Paesi extra Unione Europea. Nel 2025 sono stati 7.412, mentre i cittadini comunitari sono 2.598. Una proporzione rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni e che conferma come la presenza dei lavoratori migranti non rappresenti più una risposta emergenziale alla carenza di manodopera, ma uno dei pilastri su cui si regge l’intero sistema produttivo del territorio. Il dato diventa ancora più evidente osservando i contratti di lavoro. Nell’ultimo anno quelli registrati sono 15.106. Molti lavoratori sottoscrivono più rapporti durante la stagione, seguendo la maturazione delle diverse colture o spostandosi da un’azienda all’altra. Di questi contratti, 11.744 riguardano cittadini extra UE e 3.362 lavoratori comunitari. I lavoratori extra Ue non sono solo la maggioranza assoluta, ma presentano una composizione quasi esclusivamente maschile.
Dopo il picco di 15.573 contratti registrato nel 2024, il sistema mantiene dunque dimensioni molto elevate, segnale di una domanda di lavoro ormai consolidata. Anche la geografia dell’occupazione racconta la forza del distretto frutticolo. Saluzzo guida la classifica con 5.318 contratti, seguita da Verzuolo (4.815), Lagnasco (4.710),
Costigliole Saluzzo (4.624) e Savigliano (4.059). Numeri importanti si registrano anche a Busca, Revello, Cavour, Manta e Scarnafigi, confermando come il lavoro agricolo interessi un’ampia parte della pianura cuneese e rappresenti uno dei principali motori economici locali.
Questa è anche la fotografia di un territorio che negli ultimi anni ha provato a cambiare il modo di affrontare l’arrivo dei lavoratori
stagionali. Oggi 11 Comuni partecipano al Protocollo della Prefettura per le accoglienze diffuse, costruendo una rete che punta a garantire ospitalità temporanea, servizi e accompagnamento.
STAGIONALI, NUMERI IN AUMENTO
Nel 2025 il sistema ha accolto 327 persone (al di là di quelle sistemate dalle stesse aziende agricole), in aumento rispetto alle 308 dell’anno precedente e alle 287 del 2023, il bacino di manodopera si è consolidato, indicando il raggiungimento di un tetto di assorbimento fisiologico per il territorio.
Dopo un forte incremento tra il 2023 e il 2024 (+ 9,5% ), il periodo medio di permanenza nelle strutture è sceso da 68 a 54 giorni. Il dato suggerisce una maggiore capacità di accompagnare i lavoratori verso soluzioni abitative più stabili e una gestione più efficiente dei flussi stagionali. A rafforzare questo percorso contribuiscono anche gli investimenti pubblici attraverso il Pnrr (ne riportiamo in altro articolo, ndr).
I numeri, in fondo, raccontano che dietro le 10mila persone impiegate nei campi non c’è soltanto la forza lavoro che permette ai frutteti del Saluzzese di produrre reddito e qualità.
C’è una comunità temporanea che ogni anno si rinnova, che attraversa confini geografici e culturali e che rende possibile una delle filiere agricole più competitive del Paese.
Un esercito silenzioso, spesso invisibile, ma indispensabile. Perchè è sempre più difficile trovare italiani che accettino questi lavori. E perché senza quelle 10mila persone e quelle 20mila mani, il raccolto del Saluzzese semplicemente non esisterebbe.