Prima il luogo, poi la musica «Qui si vive un’esperienza»

Natascia e Ivan Chiarlo ripercorrono gli undici anni di Anima Festival, oggi riferimento nazionale tra spettacolo e cultura

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«All’inizio dovevamo spiegare che cos’era Anima Festival. Oggi non dobbiamo più presentarci». Ivan Chiarlo riassume così il cammino compiuto insieme alla sorella Natascia. Prima del cartellone sono arrivati un terreno di famiglia e un’intuizione: fare della bellezza il primo spettacolo. Il resto è venuto dopo. «L’Anfiteatro dell’Anima è nato da un terreno della nostra famiglia», racconta Natascia. «Non volevamo semplicemente organizzare concerti. Sentivamo il desiderio di restituire qualcosa a questo territorio, creando un luogo che mancava». Da quell’intuizione, nel 2015, nasce un anfiteatro che oggi richiama migliaia di spettatori e i principali artisti italiani. Ma il vero spettacolo comincia ancora prima del concerto.
«Chi arriva qui vive un’esperienza – spiega –. Lo dicono prima gli artisti del pubblico. Il tramonto, il Monviso, le Langhe, il silenzio prima del concerto: tutto contribuisce a creare un’atmosfera particolare». Non sorprende allora che Giorgia, Fiorella Mannoia e Antonello Venditti abbiano chiesto di tornare. Se Natascia guarda all’anima del Festival, Ivan ne affronta ogni giorno la macchina organizzativa. «Quando tutti pensano all’edizione appena conclusa, noi stiamo già lavorando alla successiva. Da settembre iniziano telefonate e trattative. È un lavoro continuo. All’inizio dovevamo spiegare cos’era Anima Festival. Oggi sono i tour manager a chiamare noi. Sanno dove stanno arrivando e conoscono la particolarità di questa location».
Poi c’è l’intuito. «Mahmood lo avevamo scelto prima che diventasse il Mahmood che tutti conoscono. Fa parte del nostro lavoro capire quando un artista sta per fare il salto». Ogni edizione lascia ricordi indelebili. Natascia sorride pensando ad Antonello Venditti che, nel pieno degli Europei del 2021, avrebbe voluto seguire la partita dell’Italia. «Gli proponemmo di trasmetterla sul palco. Accettò subito. Cantava, commentava la gara con il pubblico. Un evento nell’evento». Ivan ricorda invece il concerto di Fiorella Mannoia, salvato dal maltempo dopo ore di tensione. «Sembrava tutto perduto. Poi uscì il sole ed è stata una delle serate più emozionanti che abbia mai vissuto, con il palco illuminato da mille candele».
L’edizione 2026 conferma la vocazione nazionale del Festival con Luca Carboni, Emma, Riccardo Cocciante, Serena Brancale, Madame e il comico Max Angioni.
Il cartellone si apre sempre più alla divulgazione culturale. «Vorremmo che l’Anfiteatro dell’Anima diventasse un luogo dove la musica dialoga con il pensiero», spiega Natascia, che oltre a dirigere il Festival è anche vicepresidente della Fondazione Uto Ughi. Per questo, sabato 5 settembre, arriverà Alberto Angela per presentare il suo nuovo libro “Cesare”. «Lo inseguivamo da anni. Finalmente siamo riusciti a portarlo qui. È un passo che racconta bene la direzione che vogliamo prendere». La presenza del divulgatore nasce anche dal rapporto con il maestro Uto Ughi, protagonista dell’inaugurazione dell’Anfiteatro nel 2015 insieme a Noa e legato ad Alberto Angela da diverse produzioni televisive, per le quali ha firmato le colonne sonore.
È questa la differenza tra organizzare concerti e costruire un luogo. Nomi e cartelloni cambiano, le stagioni passano, il pubblico si rinnova. Rimane l’idea che ha guidato Natascia e Ivan Chiarlo fin dall’inizio: fare in modo che chi arriva all’Anfiteatro dell’Anima non ricordi solo un artista, ma un’esperienza. Se oggi il Festival si apre anche alla divulgazione con Alberto Angela è perché quel luogo continua a crescere senza smarrire la propria anima.