Paolo Ruffini si presenta a Saluzzo con la velocità emotiva di chi vive il teatro come un muscolo vivo, un organo che pulsa e chiede ossigeno. «Il teatro è un corpo – dice – e quando lo abiti davvero, ti cambia il respiro». C’è qualcosa di fisico nel suo modo di stare in scena: non interpreta, non indossa un ruolo, non “fa spettacolo”. Lui lo attraversa, lo ribalta, lo sporca di vita. Attore, autore, comico, agitatore di bellezza e fragilità, Ruffini porta con sé una specie di elettricità gentile, una vibrazione che rende la quotidianità un atto di resistenza emotiva.
Mercoledì 15 luglio, al Quartiere di piazza Montebello per Attraverso Festival, presenta “Presente”, il suo viaggio più intimo e luminoso: un monologo che mescola ironia, commozione e quella sua capacità rara di illuminare ciò che spesso resta in ombra «Essere sul presente – racconta – significa stare nel divenire. E il divenire è ancora costruibile. Anche quando accendi il telegiornale e sembra tutto complicato». Poi aggiunge: «Bisogna cercare una lente di leggerezza e di speranza. Oggi è più facile avere il broncio che il sorriso, ma il sorriso è una rivoluzione silenziosa».
Ma Paolo è un uomo che non si ferma mai. Mentre “Presente” corre in tournée, lui attraversa l’Italia anche con “Din Don Down”, progetto teatrale e umano che mette al centro l’inclusione, la tenerezza, la verità dei rapporti. «Sono tasselli di un puzzle – dice ancora –. Tutti insieme provano a restituire un po’ di spazio all’umanità, levando algoritmi e aggiungendo una E alla parola social: diventare sociali, non solo social». Due spettacoli, un solo cuore che batte forte, che non ha paura di esporsi, di ascoltare, di raccontare.
Alla domanda su cosa gli stiano insegnando questi percorsi, Ruffini si apre: «Cerco di vedere più il bene che il male, più il buono che il cattivo. Cerco di far riflettere, commuovere, divertire ed emozionare con leggerezza su tematiche che ci circondano continuamente». E poi affonda: «I ragazzi oggi hanno due modi per andare in televisione in prima serata: fare un reality o commettere un reato. È assurdo. Per questo è bello provare a restituire un po’ di leggerezza alla gente. E anche un po’ di commozione».
Il tema del rumore lo appassiona. «Viviamo in un tempo che urla – fa notare –. E chi urla fa più rumore di mille persone che sorridono. Il punto è non confondere il rumore con la musica». Essere presenti significa distinguere la melodia sottile dalla sinfonia fracassona, accorgersi che abbiamo già il giusto, l’abbastanza, tutto ciò che serve per esprimere la parte migliore di noi. «I nostri nonni non avevano niente, eppure avevano tutto. Non capisco perché noi, che abbiamo tutto, non riusciamo ad avere niente».
Quando gli chiediamo quale fragilità gli faccia da guida, lui sorride: «La fragilità non è debolezza. È una risorsa. È sensibilità che a volte fa male, ma insegna più della felicità». E ancora: «Siamo benedetti dal dolore. Il dolore ci insegna molto più della perfezione». Poi affonda: «Oggi l’intelligenza è vista come furbizia o artificiosità. Ma l’intelligenza che serve è emotiva. Quella che ti fa capire gli altri». E chiude con una frase che è quasi una dichiarazione di poetica: «Vado a cena con persone forse meno intelligenti, ma più sensibili. Fanno meno danni».
Ruffini, in fondo, è questo: un uomo che corre, che osserva, che si commuove. Un artista che non confonde il rumore con la musica. Un cuore che, nel caos del presente, continua a cercare la sua melodia. «Il teatro – dice – non serve a staccare la spina. Serve ad attaccarla. A ritrovare dentro di noi linee sottili che parlano di bellezza». E forse è proprio questa bellezza che, a Saluzzo, proverà a condividere con chi avrà voglia di ascoltare.
Attraverso Festival 2026 voci per tutti i gusti nelle serate della Granda
Tutti i gusti, tutte le voci dal Sud Piemonte alla provincia di Cuneo. Oltre a Ruffini, “Attraverso Festival”, che spazia nel Sud Piemonte, in provincia di Cuneo porta una sequenza fitta di voci, storie e palchi aperti.
Si parte il 2 luglio a Serralunga d’Alba con Valentina Petrini che legge e racconta “Il prezzo della libertà” nel Bosco dei Pensieri della Fondazione Mirafiore. Il 13 luglio ad Alba arriva Paolo Rossi con l’“Operaccia satirica”, mentre il 17 luglio Ascanio Celestini porta “Poveri Cristi”.
Il 21 luglio a Savigliano Luca Bizzarri presenta “Non hanno un amico dubbio”; il 23 luglio a Bra Cecilia Sala riflette sui venti di guerra; il 24 luglio a Cherasco Stefano Massini indaga “La ricerca della felicità”. Il 25 luglio Bra accoglie Niccolò Fabi con “Estate 2026”, seguito il 26 luglio da Eleazaro Rossi a Cherasco con “Kamikaze”.
Il 27 luglio ad Alba Elio Germano e Teho Teardo rileggono “Il sogno di una cosa”; il 28 luglio a Saluzzo Francesco Costa analizza il dopo Trump; il 29 luglio torna a Saluzzo Roberta Bruzzone con “Amami da morire”.
Ad agosto, il 5 ad Alba c’è Yoko Yamada, il 6 a Busca Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi con “Francesco”. Il 29 agosto La Morra ospita Marco Paolini e il suo “Bestiario idrico”.
Chiudono gli eventi in programma a settembre: il 3 al Castello di Grinzane Federico Basso, il 5 a Savigliano Federico Sacchi dedicato a Paolo Conte, e il 6 a Saluzzo Stefania Andreoli con “Il Venerdì delle parole live”.
Info, luoghi, orari e biglietti su attraversofestival.it. (l.cab.)


|
|







