Loki, la startup torinese che mappa tutte le buche

0
0

C’è un suono che ogni automobilista italiano riconosce a occhi chiusi: il tu-tum della ruota che prende una buca, seguito dal sospetto di aver appena rotto una sospensione. È più o meno da lì che nasce Loki. Uno dei tre fondatori era finito a terra in moto; un altro aveva sacrificato una gomma in una voragine. Invece di limitarsi a imprecare come tutti, hanno deciso di costruirci sopra un’impresa. Il nome omaggia il dio norreno dell’astuzia, non il personaggio dei cinecomic («quello lo abbiamo già in casa», scherzano), ed è pure l’acronimo di Laboratory Of Key Innovations. Dietro ci sono tre amici di lunghissima data usciti dal Politecnico di Torino: Francesco Papa, con un decennio nella diagnostica ferroviaria, Giovanni Vecchione, oltre vent’anni di tecnologie spaziali, e Caterina Lia, la più giovane, specializzata in intelligenza artificiale. Competenze diverse, un’unica intuizione: portare il monitoraggio delle strade alla portata anche dei comuni più piccoli, quelli con un solo cantoniere e un bilancio per le manutenzioni vicino allo zero. Niente laser da centinaia di migliaia di euro, dunque, ma un supporto magnetico con tre telecamere sul tetto dell’auto, computer vision che riconosce crepe e buche, e il posizionamento satellitare Galileo, che promette venti centimetri di precisione contro i cinque metri scarsi del comune Gps: abbastanza per sapere se la buca è nella corsia di sorpasso o in quella di emergenza.
Il modello è semplice, un prezzo al chilometro che cala con i monitoraggi ripetuti, qualche migliaio di euro per un intero paese. Partiti da una sperimentazione a San Sebastiano da Po, hanno già lavorato per Chivasso, per il comune di Trana (primo cliente pagante), per OpenFiber e per Bari, dove hanno smascherato le buche aperte sopra i vecchi scavi, restituendo a ciascuno le proprie responsabilità. Oggi stanno mappando i duemila chilometri di Milano. La parte più ambiziosa, però, guarda al cielo: incubati nell’Esa Bic Turin – incubatore startup dell’Agenzia Spaziale Europea gestito dall’i3P del Poli – incrociano dati radar satellitari, pioggia e traffico per prevedere dove l’asfalto cederà, brevetto alla mano. Perché di startup che fotografano le buche, ammette Papa, ce ne sono migliaia. L’astuzia di Loki sta altrove: ricostruire un gemello digitale leggero della città, in cui tutto ciò che si vede da un’auto, segnali, alberi, marciapiedi, rampe, viene identificato e mappato. Le buche, in fondo, erano solo l’inizio.