«Succedere a Carlo Petrini non è possibile». Non è una frase di circostanza. È la prima, vera dichiarazione con cui Nicola Perullo sceglie di aprire la sua prima conferenza stampa da presidente e rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Un’affermazione che fotografa il momento storico attraversato dall’ateneo, poche settimane dopo la scomparsa del suo fondatore. «Succedere a qualcuno della statura e della grandezza di Carlo Petrini non è possibile», afferma. E subito dopo aggiunge la chiave di lettura dell’intero progetto: «Quello che vi presento è un’evoluzione del pensiero sviluppato con lui». Non una rifondazione, dunque, ma il nuovo capitolo di una storia iniziata ventidue anni fa.
Perullo racconta come il percorso fosse stato condiviso con Petrini negli ultimi mesi, quando il fondatore aveva già iniziato a preparare il futuro dell’Università. «Anche con la sua presenza sarebbe stata intrapresa questa evoluzione», sottolinea il presidente, spiegando come il cambiamento rappresenti la naturale prosecuzione di un progetto che ha rivoluzionato il modo di studiare il cibo nel mondo.
Nasce da qui quella che Perullo sintetizza con un’espressione semplice ma efficace: Pollenzo 2.0. Una fase chiamata a rispondere alle trasformazioni del sistema universitario internazionale: calo demografico, crescente competizione tra atenei, diffusione delle università telematiche e necessità di costruire un modello sempre più sostenibile.
La prima direttrice è quella delle alleanze strategiche. «Finora abbiamo fatto molte cose da soli, e le abbiamo fatte bene. Oggi tutte le università hanno bisogno di costruire partnership». È la logica che ha già portato alla nascita del nuovo corso di laurea con il Politecnico di Torino e che sta aprendo collaborazioni con università italiane e straniere, enti di ricerca, istituzioni pubbliche e imprese. L’obiettivo è ampliare il raggio d’azione dell’ateneo senza rinunciare alla sua autonomia culturale.
La seconda grande sfida riguarda la ricerca. Per anni Pollenzo è stata conosciuta soprattutto come l’università degli studenti provenienti da ogni parte del mondo. Oggi il presidente vuole cambiare questa percezione. «Abbiamo uno staff di studiosi che non ha eguali al mondo nel campo delle Scienze Gastronomiche, ma questa realtà è ancora poco conosciuta. Se una cosa non la racconti, è come se non esistesse». L’obiettivo dichiarato è trasformare l’ateneo in un punto di riferimento internazionale non solo per la formazione, ma anche per la produzione di conoscenza scientifica sul cibo, valorizzando la ricerca di base e quella applicata, anche attraverso il Food Lab e il Sensory, Behavior and Cognition Lab.
Perullo rivendica con orgoglio anche l’intuizione originaria dell’ateneo. «Le Scienze Gastronomiche le abbiamo inventate noi. Ci hanno copiato in tutto il mondo». Una frase che diventa il punto di partenza per rilanciare una nuova ambizione: «Nei prossimi cinque anni vogliamo diventare il più autorevole centro internazionale di formazione e ricerca sul cibo in una prospettiva complessa e olistica».
Per tradurre questa strategia, Pollenzo si organizzerà attorno a cinque grandi aree interdisciplinari dedicate a ricerca, formazione e progettualità: salute, benessere e sport; qualità, innovazione e tecnologie; economia, management e politiche del cibo; ecologia, cambiamento climatico e biodiversità; patrimonio culturale, tradizioni e arte. A queste si affianca una dimensione trasversale, quella delle Field Experience, i viaggi didattici e le esperienze sul territorio che da sempre caratterizzano il metodo formativo dell’Università.
La conferenza è stata anche l’occasione per presentare il nuovo assetto della governance. Accanto a Perullo entrano il vicepresidente Luca Martinotti, trentaduenne laureato a Pollenzo, e la delegata alla formazione Donatella Saccone. «È un grandissimo onore. Nove anni fa arrivavo qui come studente, oggi poter contribuire a guidare questo Ateneo è qualcosa che non avrei mai immaginato», ha raccontato Martinotti, definendo Pollenzo «un luogo capace di cambiare la vita delle persone».
Saccone ha invece indicato le priorità della nuova fase sul fronte della didattica: «Vogliamo potenziare la formazione continua e valorizzare sempre di più la rete dei nostri alunni, che rappresentano gli ambasciatori di Pollenzo nel mondo». Un percorso che accompagnerà la crescita dell’ateneo accanto allo sviluppo della ricerca e delle collaborazioni internazionali.
Il futuro immaginato dal nuovo presidente, tuttavia, non passa attraverso la crescita dei numeri. Al contrario. «Vogliamo rimanere piccoli, perché Pollenzo ha senso finché rimane piccola». È una frase che sintetizza l’intera filosofia del progetto: conservare l’identità di un campus unico, capace di attrarre studenti da tutto il mondo senza rinunciare alla dimensione umana che lo contraddistingue.
Ventidue anni fa Pollenzo ha inventato un nuovo modo di studiare il cibo. Oggi la sfida è rafforzarne l’eredità, nel segno di Carlo Petrini e con uno sguardo sempre più internazionale.
«L’eredità continua» Nasce Pollenzo 2.0
Il nuovo presidente e rettore Nicola Perullo presenta la strategia dell’Università dopo Carlo Petrini: ricerca, alleanze internazionali e cinque aree per il futuro


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