Se New York è la Grande Mela, luogo dove si incontrano idee e capitali, nascono tendenze, si costruiscono fortune e qualcuno prova ogni giorno a cambiare il mondo, Cuneo è diventata la Grande Melassa, soffocata da una cappa densa e appiccicosa dalla quale è difficile liberarsi. Una amalgama pesante in cui le stesse facce sorridono, le pacche sulle spalle abbondano, i sorrisi si tirano sulle bocche serrate e tutti sembrano andare magnificamente d’accordo. Davanti ci si omaggia, dietro ci si accoltella.
Si vola a New York per promuovere il Marrone, che vuole la stessa fortuna della nocciola e prova a copiare il mood del Governatore, il quale ormai sembra cittadino del mondo più che del Grattacielo. Che sorprendente armonia, mentre sotto la torre civica ci si spara alla schiena (fenomeno che fa mille volte più paura delle scaramucce tra immigrati del centro storico). Per qualche giorno, dicevamo, spariscono le correnti, si dimenticano i malumori e perfino quelli che fino a ieri non la pensavano allo stesso modo sembrano compagni di banco dalle elementari. Ma sì, facciamo una grande famiglia felice, di quelle che nelle fotografie vengono benissimo e che smettono di parlarsi appena finisce il pranzo.
Ma prima o poi si rientrerà a Grandaland e cosa si troverà?
La madre di tutte le battaglie non ha ancora siglato una pace e la Fondazione Crc piange. E piangiamo pure noi cittadini nell’assistere al teatrino.
Vanno bene merito e competenze, finché non intralciano voti e appartenenze. Se succede, intervengono i partiti, con tanto di comunicati stampa ornati di loghi istituzionali. Non ci si parla di persona, troppo coraggio ci vorrebbe, ma ai giornali. I quali, per sopravvivere e farsi leggere, si sentono autorizzati a pubblicare tutto e il contrario di tutto. Non generalizziamo però, alcuni giornali, come quello quotidiano (di carta), questo gioco non lo fanno. E non facciamoci ingannare da nomi e cognomi: quello che fa paura è consegnare i sacri libri a qualcuno che ci capisce davvero e che non rende conto a nessuno. Chissà che sotto i tappeti persiani e sulle cornici delle preziose opere d’arte non si sia spolverato bene. Meglio affidarsi a chi conosce già bene i corridoi ed ha già in mano i cordoni della borsa, stiamo belli sicuri nella nostra dolce melassa. Ho poi visto da qualche parte il Piano strategico di Cuneo per i prossimi anni, che si pone l’obiettivo del diventare una Provincia attrattiva: in effetti la melassa attrae e trattiene, ma rischiano di arrivare solo gli insetti.
Farsi del male da soli, sembra diventato il nostro destino. Del resto, nella Grande Melassa, le cose funzionano così. Continuano a invitarti. Continuano a salutarti. Continuano a sorriderti. È un po’ come certi matrimoni di paese. Gli amici hanno capito tutto. I parenti pure. Al bar non si parla d’altro da settimane. L’unico che continua a dire che va tutto benissimo è uno degli sposi (solo uno). E lo capisci da quella sensazione strana che si prova quando entri in una stanza e ti accorgi immediatamente di aver perso la parte più interessante della conversazione.
Perché nella Grande Melassa ogni successo genera inevitabilmente qualche mal di pancia. Nulla di dichiarato, naturalmente. Nessuno che protesti. Nessuno che critichi apertamente. Però c’è sempre qualcuno che avrebbe preferito esserci lui al tuo posto, non importa con quali risultati, basta che ti si inviti alle cerimonie con posto riservato.
Così, tra un Marrone in cerca di gloria e i partiti politici che vogliono moralizzare la Fondazione Crc per difendere la democrazia e la Costituzione (che ridere!) la Grande Melassa continua a fare il suo lavoro. Avvolge tutto. E tutti. Anche quelli che, leggendo queste righe, hanno riconosciuto tutti. Tranne sé stessi.


|
|







