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La Fraternità San Pio X e lo scisma della Chiesa

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Uno strappo doloroso, ineluttabile. In seguito alle quattro consacrazioni episcopali celebrate a Écône, borgo svizzero nel Canton Vallese, senza mandato della Santa Sede e contro la volontà del Pontefice, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 da Marcel Lefebvre, rompe formalmente con la comunione della Chiesa Cattolica. Si ripete così lo scisma di 38 anni fa, quando i lefebvriani si ribellarono a Giovanni Paolo II: nel 2009 il perdono di Benedetto XVI, adesso la seconda scomunica. «Il sacrificio che Dio ci chiede è essere trattati da ribelli, ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà che soffre, una madre tradita che ha bisogno e merita di essere amata» dice Don Davide Pagliarani, il superiore generale degli ultratradizionalisti che ci riportano indietro di quasi quarant’anni e scolpiscono un’impronta nella storia.
Proclamano fedeltà, di fatto si allontanano da Leone XIV. Le divergenze sono essenzialmente riconducibili a tre punti: la Fraternità contesta il Concilio Vaticano II e difende la messa in latino, si oppone al principio di libertà religiosa e alla separazione Stato-Chiesa nella convinzione che gli altri culti siano falsi e lo Stato dovrebbe proibirli, non ammettono il dialogo tra religioni richiamandosi al preconcilio quando gli appartenenti a confessioni diverse venivano bollati come eretici. Al vertice c’è, appunto, Pagliarani, balzato dalla provincia taliana – è originario di Santa Giustina, frazione di Rimini – allo scontro con il soglio di Pietro. Vena autoritaria, modi così fermi da diventare rudi, determinato a neutralizzare anche attraverso questo strappo l’ala moderata dei lefebvriani che fa capo a don Schmidberger.
Le ordinazioni dei vescovi sono l’ultimo atto di una ribellione continua. Difficile immaginare una ricomposizione, benché la ricerca del dialogo, nella Chiesa, non tramonti: «Le porte non si chiudono mai definitivamente, la frattura è gravissima ma bisogna recuperare le pecore smarrite» dice Padre Giulio Albanese, consigliere della Segreteria di Stato vaticana. «Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!» aveva scritto il Papa alla vigilia delle nomine episcopali, ma Pagliarani è stato irremovibile: «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa» ripete. E aggiunge, imperterrito: «Davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede».

BaNNER
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