Il tartufo? È il territorio il vero prodotto. È questa la riflessione che ha attraversato la presentazione della 96ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba all’Università Bocconi. Più che illustrare il programma della manifestazione, l’incontro nell’auditorium Michele Ferrero ha trasformato la Fiera in un caso di studio: un modello capace di intrecciare economia, turismo, cultura e identità territoriale e ricerca.
Ad accogliere la delegazione albese è stato il rettore Francesco Billari, sottolineando il valore del dialogo tra università e territori. Un contesto che il presidente dell’Ente Fiera Axel Iberti ha richiamato nel presentare il tema della 96ª edizione, “Autentiche relazioni”. «Il Tartufo Bianco d’Alba ci insegna che il futuro nasce dalle relazioni autentiche», ha affermato, ricordando come la crescita della Fiera sia il risultato dei legami costruiti negli anni tra trifolao, imprese, istituzioni, ricerca e comunità.
Una visione condivisa dal sindaco Alberto Gatto, che ha indicato nella Fiera il momento in cui Alba racconta la propria identità attraverso il rapporto tra uomo, natura e comunità. L’assessore regionale Marco Gallo ha invece richiamato l’impegno del Piemonte nella tutela del patrimonio tartufigeno, mentre il presidente dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, Mariano Rabino, ha evidenziato come la manifestazione rappresenti il motore di un sistema turistico costruito sulla collaborazione tra pubblico e privato. Il presidente del Centro Nazionale Studi Tartufo Antonio Degiacomi ha infine ricordato che ricerca, biodiversità e trasmissione del sapere saranno le sfide decisive dei prossimi anni.
Il dibattito è quindi entrato nel vivo con gli interventi degli studiosi. Per Magda Antonioli, docente di Economia e Politica del Turismo della Bocconi, il valore non risiede nel singolo prodotto ma nell’ecosistema che lo circonda: turismo e agricoltura condividono territorio, paesaggio, cultura e tradizione, trasformando il tartufo nell’emblema di un’identità territoriale.
Una tesi confermata dai dati illustrati da Cristina Bergonzo, responsabile dell’Osservatorio Turistico Regionale di Visit Piemonte. Durante la Fiera il 64% dei pernottamenti ad Alba è ormai riconducibile a visitatori stranieri; la Svizzera è diventata il primo mercato internazionale, davanti alla Germania, mentre gli Stati Uniti registrano una delle crescite più significative. Ma il dato forse più interessante riguarda la reputazione della destinazione: nelle recensioni online, insieme al paesaggio, emergono soprattutto l’ospitalità e la qualità delle persone. È questo, oggi, il vero fattore competitivo.
A misurare gli effetti economici del sistema è stato il professor Guido Guerzoni. La Fiera genera un impatto complessivo superiore ai 42 milioni di euro, con quasi 19 milioni di spesa diretta dei visitatori e un ritorno di oltre 55 euro per ogni euro investito. Numeri che dimostrano come cultura, turismo ed enogastronomia non rappresentino comparti separati, ma parti di un’unica filiera dello sviluppo. La sintesi l’ha offerta il direttore dell’Ente Fiera Stefano Mosca. La Fiera, ha spiegato, non coincide più con le nove settimane del Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba: è diventata una stagione che coinvolge mostre, esperienze, cultura, folklore e paesaggio, attirando visitatori internazionali ancora prima dell’apertura ufficiale e costruendo una presenza continua del territorio sui mercati internazionali. Più che il programma della 96ª edizione, dunque, la Bocconi ha raccontato il percorso compiuto da Alba negli ultimi decenni. Il tartufo resta il simbolo più conosciuto. Ma il vero prodotto, oggi, è un territorio che ha imparato a trasformare la propria identità in un modello di sviluppo riconosciuto anche dal mondo accademico.
«Il futuro nasce dalle relazioni» Quando il territorio fa sistema
Nell’auditorium Michele Ferrero dell’Università Bocconi, la 96ª Fiera del Tartufo diventa il punto di partenza per analizzare il modello Alba tra economia, turismo, cultura e ricerca


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