Accoglienza braccianti: tra posti letto e responsabilità

Il “Protocollo Saluzzo” spezza il pericolo del caporalato della frutta ampliando il numero di alloggi nella Granda. Controlli e mediatori per restituire dignità

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Tra i traguardi da raggiungere nei tempi per una delle missioni del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) c’è anche la costruzione, l’adeguamento o l’ampliamento di strutture che assicurino l’accoglienza dei braccianti agricoli nel territorio della Granda. Com’è andata? Tutti i Comuni interessati sono stati nei tempi rispettando “l’orologio” delle certificazioni ministeriali fissato entro il 30 giugno 2026. Nei prossimi mesi la rendicontazione esatta. L’obiettivo principale? Contrastare il caporalato e garantire condizioni di vita dignitose ai braccianti, superando l’insediamento di accampamenti abusivi nei centri urbani. Come? Creando più posti per accogliere chi lavora nei campi, controllandone il numero, la provenienza e la permanenza sul territorio. Pochi giorni fa negli uffici della Prefettura di Cuneo è stato sottoscritto il rinnovo del Protocollo d’Intesa per la gestione dell’accoglienza di lavoratori stagionali impiegati nel settore orto-frutticolo nel territorio cuneese. La zona della frutta (mele, kiwi, pesche, piccoli frutti, susine) al centro della Granda è gestita tramite il Protocollo Saluzzo, un piano coordinato tra la Prefettura di Cuneo, il Comune dell’antico Marchesato e i vari attori territoriali. Le criticità abitative, che spesso portano i lavoratori ad accamparsi nei parchi cittadini per mancanza di alloggi strutturali, sono al centro di periodici tavoli di coordinamento e di sopralluoghi istituzionali della Prefettura. La gestione si articola attraverso il concetto di “Accoglienza Diffusa”. Si ttratta della rete di Comuni coordinata dalla Prefettura che gestisce strutture temporanee (circa 300 posti) nei Comuni del distretto frutticolo. I fondi per il suo finanziamento sono costantemente monitorati tramite bandi e vertici con il Governo. Ci sono agevolazioni previste per le aziende: sono fondi per incentivare i coltivatori a ospitare i braccianti nelle cascine o tramite l’acquisto di container o attraverso la ristrutturazione di locali aziendali.
QUALI SONO LE REGOLE?
Andiamo con ordine. Il Protocollo Saluzzo (formalmente denominato Protocollo d’intesa per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali) è un modello sperimentale di welfare territoriale nato nel 2020. È coordinato dalla Prefettura di Cuneo e dalla Regione Piemonte, e vede la partecipazione attiva del Comune di Saluzzo e di altri 10 municipalità del distretto frutticolo, delle associazioni datoriali (Confindustria Cuneo ha aderito ufficialmente), del Consorzio Monviso Solidale, Cooperativa Sociale Proposta 80, di altri enti (Provincia di Cuneo, Camera di Commercio e Asl Cn1) e dei sindacati.
QUANTI SONO I POSTI IN PIÙ CREATI NEI COMUNI?
La rete coordina la distribuzione dei posti letto disponibili in appartamenti, moduli abitativi e dormitori temporanei per evitare il sovraffollamento in un unico centro urbano. Ecco la distribuzione tra i Comuni del distretto della frutta: Savigliano (15 posti disponibili, allargato a 18) nella zona verso il cimitero. Si tratta di case mobili (prefabbricati da 3 o 4 posti l’uno). Verzuolo da 15 a 30, in via Provinciale, sempre case prefabbricate. Manta passa da 6 a 9 posti, con una struttura di proprietà del Comune, in via Matteotti. Scarnafigi da 12 a 15 (case mobili). Lagnasco da 39 a 51. Saluzzo (Comune capofila della progettazione territoriale), con la ex Casa del Custode del Cimitero da 40 a 46 posti, ed è sede di infopoint del protocollo. Revello (di recente integrato nella rete) aveva, fino ad oggi, 10 posti attivi in altra sede, ne avrà altri 10, a San Firmino. Costigliole di Saluzzo: 15 rimasti nella ex casa cantoniera (dove non era possibile intervenire). Busca e Tarantasca affittano una cascina che ospita 22 persone (non si poteva intervenire). E poi c’ è Cuneo: aveva 40 posti compreso il dormitorio, a cui si sono aggiunti Tarantasca e Busca, complessivamente ne conta, così, una sessantina)
IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA DIFFUSA
Il cuore del protocollo è il superamento dei grandi centri di accoglienza concentrati in favore di una rete di micro-strutture pubbliche e temporanee dislocate nei vari comuni aderenti. Requisito d’accesso: l’ospitalità all’interno delle “case” è riservata esclusivamente ai lavoratori migranti che possiedono già un regolare contratto di lavoro o una promessa d’impiego formale nel settore agricolo. I posti letto: Il sistema mette a disposizione una rete modulare di alloggi. Di recente l’offerta è stata ampliata con 52 nuovi posti letto (in più) nell’ambito del protocollo ma non di tutti i Comuni, che si aggiungono ai 235 già attivi sul territorio, portando la capacità totale del distretto a ridosso dei 300 posti disponibili. Sportelli informativi: orientamento al lavoro, supporto burocratico e assistenza per la lettura e verifica dei contratti di lavoro. Mediazione culturale: presenza di mediatori linguistici per facilitare l’integrazione e la comunicazione con i datori di lavoro e gli uffici pubblici. Trasporti dedicati: attivazione di navette e servizi di mobilità per consentire ai braccianti di raggiungere in sicurezza le aziende agricole della zona senza dipendere da intermediari illegali.
CORRESPONSABILITÀ DELLE AZIENDE AGRICOLE
Il protocollo non solleva i produttori dai loro obblighi normativi, ma punta sulla sinergia pubblico-privato. Dato il successo nel Saluzzese, la Regione e la Prefettura hanno esteso la medesima struttura organizzativa anche ad altre zone ad alta intensità di lavoro agricolo stagionale, come il comparto vinicolo tramite il protocollo gemello “Alba, Langhe e Roero”.
POSTI LETTO E TEMPISTICHE
Il finanziamento ha permesso di sbloccare e realizzare 52 nuovi posti letto, portando la capacità ricettiva strutturale complessiva della rete territoriale a 303 posti totali (+19%). Il termine tassativo per il completamento dei cantieri e delle strutture era il 30 giugno 2026, con l’entrata in funzione progressiva degli alloggi nelle settimane successive d’intesa con la Prefettura.
«Siamo nei tempi e il Comune di Saluzzo – spiega Emilio Sidoli, funzionario del Comune che ha seguito le pratiche del Pnrr per l’adeguamento delle strutture – agisce come ente capofila e coordinatore tecnico-amministrativo di tutte le procedure, validando i progetti sia per le opere cittadine sia per quelle avviate nei Comuni partner della rete. I dettagli sull’avanzamento dei lavori e i decreti di assegnazione sono consultabili nell’area trasparenza  della Prefettura di Cuneo». L’indicatore del progetto non è la spesa, ma il numero di posti aggiunti. Saluzzo, in realtà, è capofila delle risorse Pnrr per l’ampliamento dei posti disponibili. C’è la quota di ampliamento dei numeri e la quota relativa alla gestione delle strutture (gli ingressi e le strutture). Ogni singolo stagionale paga una quota di 1,5 euro alla cooperativa che gestisce la struttura.
Le aziende pagano, invece, 5 euro al giorno ai Comuni che pensano alle spese di manutenzione ordinaria e alle utenze una parte dell’incasso degli stagionali.