Treno d’epoca Ceva – Ormea: dubbi e costi per tratta storica e passeggeri

Ultima corsa dei convogli “centoporte” domenica 14 giugno. Ora si attendono notizie su nuove risorse

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Sul treno che da Ceva ha portato ad Ormea, il 14 giugno scorso, tutti cercavano di imparare due termini che la gente dell’Alta Val Tanaro conosce bene: «sbrivazzu» e «scuriazzu». Accompagnano, anche dal punto di vista onomatopeico, il tragitto ferroviario interrotto il 12 giugno 2012, perché formalmente sospesa da Ferrovie dello Stato “per penuria di passeggeri”. Il trenino storico lungo l’antica tratta ferroviaria aveva, quella domenica, il pienone di passeggeri: oltre 300. Non si sa, però, quando ripercorrerà di nuovo la tratta. Il problema? Il solito: costi e coperture finanziarie. Si parla del convoglio ripartito 14 anni fa grazie alla collaborazione tra Fondazione Fs Italiane (direttore generale Luigi Cantamessa), Regione e Comuni interessati dalla tratta, cioè i Comuni di Ceva, Nucetto (dove esiste anche un piccolo museo), Bagnasco, Garessio e Ormea, destinazione finale. Domenica 14 giugno è arrivata la locomotiva diesel (in coda) e a vapore (in testa) con le sue carrozze anni Trenta “Centoporte”, portando turisti e visitatori entusiasti. Non solo i passeggeri presenti sul convoglio, i cui biglietti erano già sold out da settimane, ma anche tante persone assiepate nelle stazioni e lungo i binari per assistere al passaggio del convoglio con lo sbuffo del motore a vapore e i meccanismi delle grandi ruote in ferro in evidenza. «Il bilancio regionale – spiega Giorgio Ferraris, sindaco di Ormea – non è ancora stato approvato, quindi è difficile per i Comuni stabilire se e quando programmare altri viaggi sulla tratta storica. Ci sono stati anni in cui ne abbiamo programmati anche quattro o cinque, sempre con grande successo di pubblico e biglietti “calmierati” (da 15 a 40 euro al massimo, partendo da Torino). Ora, senza certezze, diventa difficile, per i piccoli paesi della Val Tanaro, mettere a budget cifre grandi o piccole che siano». Insomma, si attendono risposte certe, mentre è pronta, fin dal 2018, l’associazione di volontari “D’Acqua e di Ferro” del referente
Gianluca Salvatico che dal 2018 coordina e promuove i viaggi dei treni storici. Il nome stesso spiega il legame profondo con l’iniziativa. L’acqua rappresenta il fiume Tanaro che corre parallelo ai binari, il ferro racconta la linea ferroviaria storica. Una valorizzazione tramite iniziative di turismo lento mettendo in evidenza il fascino del treno a vapore, la partecipazione di famiglie e appassionati, e la sinergia tra associazioni locali, Pro Loco e amministrazioni comunali per costruire un calendario di iniziative collaterali (degustazioni, visite guidate, mostre) lungo il percorso. «La domanda c’è – ribadisce il sindaco Ferraris –, prova è il fatto che ogni volta che si riesce ad organizzare le corse (le ultime grazie a bandi della Fondazione Crc), il pubblico risponde bene».
E IL TRENO PASSEGGERI?
Una lunga scia di fumo, carrelli che scricchiolano e volti assorti: il treno turistico Ceva–Ormea riporta la lentezza dei viaggi autentici, ma rilancia anche il dibattito sulla possibilità di trasformare l’esperimento in servizio stabile per la valle. Vale a dire la corsa non turistica, ma di passeggeri. La questione della riapertura permanente alla circolazione rimane aperta: nonostante annunci e impegni, sul fronte della riqualificazione infrastrutturale e dei finanziamenti restano richieste di chiarimento da parte delle comunità locali e delle Unioni montane. Sul piano istituzionale si mantengono nel proprio piano la volontà di rilanciare le ferrovie locali (con riferimenti anche alla Ceva–Ormea), ma ad oggi “nessuna nuova”. Spiega Ferraris: «Le cose stanno così: la società privata Arenaways (la stessa della tratta che passa per Savigliano, collegandola con Saluzzo e Cuneo) ha un contratto firmato per la Ceva–Ormea, ma a condizione che Rfi esegua lavori infrastrutturali perché la linea regga. Si parla di un investimento di circa 50 milioni di euro. Il progetto di massima è fermo al Ministero delle Infrastrutture, per quello esecutivo occorrono da 2 o 3 milioni».