Mirafiori, 15 febbraio 1914: 40mila spettatori con il naso all’insù e il cuore in gola attendono l’esibizione dell’eroe del momento, Romolo Manissero. Nato a Pocapaglia nel 1884 da una famiglia di produttori vinicoli, successivamente attiva nel settore tessile a Racconigi, coltiva fin da giovane la passione per il volo: un desiderio irrefrenabile di dominare quello spazio fino a pochi anni prima riservato agli dèi e alle nubi. Presto viene soprannominato la “Libellula Rossa” per via del colore del casco.
Ottenuto il brevetto di pilota nel 1911, si mette subito in luce vincendo le prime competizioni aeree. Alla fine di agosto porta con sé nei cieli di Rimini la celebre attrice del cinema muto Lyda Borelli, protagonista di un volo che rischia di trasformarsi in tragedia. Dopo aver corso seri rischi durante il breve tragitto con l’attrice, decide prudentemente di farla scendere e di eseguire da solo le figure più difficili. In fase di atterraggio ha un grave incidente che riduce l’aereo a un ammasso di rottami. L’episodio finisce per oscurare la nascente storia romantica con la Borelli. Riporta numerose ferite al volto e diverse fratture; la prognosi è inizialmente riservata, ma nel giro di pochi giorni le sue condizioni si stabilizzano.
La guarigione appare rapida, ma in realtà Manissero porterà nel proprio corpo per tutta la vita i segni di questo incidente. Sono comunque mesi magici per il pilota, interrotti soltanto da un evento che coinvolge l’intera nazione: la guerra di Libia del 1911-1912. A metà novembre, un gruppo di aviatori, tra cui lo stesso Manissero, costituisce un reparto di volontari, impegnato per tre mesi in missioni di pattugliamento, dalle coste africane fino all’interno desertico. Gli aviatori forniscono ai comandi descrizioni accurate degli accampamenti e dei movimenti delle truppe nemiche, contribuendo così alla pianificazione delle operazioni terrestri.
La notorietà ha il culmine nel già citato evento del 15 febbraio 1914 quando, primo in assoluto in Italia, Manissero si cimenta pubblicamente a Mirafiori nel cosiddetto «cerchio della morte»: il looping a 360 gradi, ripetuto ben cinque volte davanti a un pubblico estasiato. Manovra spericolata che ripeterà in numerose altre occasioni, anche a Roma alla presenza dei sovrani, all’ippodromo delle Capannelle. L’ultima azione eroica arriva durante la Prima guerra mondiale, quando all’inizio del 1916, con la sua squadriglia dislocata a Desenzano del Garda, mette in fuga una formazione di aerei dell’aviazione austro-ungarica.
Successivamente abbandona l’attività operativa per assumere il ruolo di istruttore e collaudatore. Gravemente minato nella salute a causa dei numerosi incidenti aerei, che gli procurano dolori lancinanti alleviati soltanto dalla morfina, al termine della guerra si ritira a vita privata a Racconigi. Seguono oltre tre decenni di sofferenze e di oblio, vissuti in condizioni di estrema povertà, fino alla morte nel 1951. Lyda e il leggendario looping erano ormai da tempo nostalgici ricordi di una stagione irripetibile.


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