Quando il Rondò dei Talenti aprì le sue porte, l’obiettivo era chiaro: offrire a bambini e ragazzi uno spazio dedicato alla scoperta delle proprie inclinazioni e alla costruzione del futuro. Quattro anni dopo, quel progetto è diventato qualcosa di più. Oggi il Rondò è un laboratorio educativo osservato dal mondo accademico e un punto di riferimento per educatori, orientatori e operatori sociali. Lo dimostrano anche i numeri delle Summer School del Festival dell’Educazione “A tutto tondo”, in programma dal 8 all’11 luglio. Sono 144 i partecipanti già confermati alle sette scuole estive, provenienti da nove regioni italiane, ventidue province e quattro Paesi esteri: Grecia, Germania, Spagna e Turchia. Docenti, educatori, ricercatori, studenti e professionisti raggiungeranno Cuneo per confrontarsi su orientamento, talento, innovazione didattica, intelligenza artificiale, gioco e terzi luoghi.
A raccontare questa evoluzione è Paola Merlino, membro del Comitato Scientifico del Rondò dei Talenti e tra le figure che ne hanno accompagnato il percorso fin dall’inizio.
Oggi che cos’è il Rondò dei Talenti?
«Le Summer School nascono dalla vocazione del Rondò come luogo di incontro e confronto tra figure educative. Fin dall’inizio volevamo aprire i confini della provincia e mettere in dialogo esperienze diverse. Oggi arrivano persone da tutta Italia e dall’estero: è il segnale che questo lavoro viene riconosciuto anche fuori dal territorio».
Che valore hanno i numeri delle Summer School?
«Raccontano un bisogno diffuso di confronto sui temi educativi. Partecipano docenti, educatori, orientatori, operatori sociali, ricercatori e amministratori pubblici. È un riconoscimento importante per il territorio cuneese, che sta diventando un punto di riferimento su questi temi».
Perché parlare di terzi luoghi?
«Perché il Rondò è stato oggetto di uno studio condotto dall’Università Côte d’Azur e dall’Università di Tolosa, che ha analizzato la nostra esperienza insieme a Cascina Oremo, nel Biellese. I ricercatori hanno riconosciuto in queste realtà alcune caratteristiche tipiche dei terzi luoghi: spazi aperti, accessibili, capaci di favorire relazioni, partecipazione e scambi tra generazioni diverse».
Che cosa hanno visto i ricercatori?
«Uno spazio aperto alla comunità, dove si può entrare senza obblighi o appartenenze. Bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti e nonni condividono lo stesso luogo. È attraverso queste relazioni che si costruisce comunità».
Che cos’è un iperluogo?
«È un concetto molto interessante. Il terzo luogo è tradizionalmente uno spazio diverso dalla casa e dalla scuola o dal lavoro. L’iperluogo va oltre: non sostituisce queste dimensioni, ma le accoglie e le mette in relazione. Al Rondò arrivano scuole, famiglie, associazioni e operatori del territorio. Diventa uno spazio generativo, capace di produrre nuove idee, collaborazioni e risposte ai bisogni della comunità».
Dove sono finiti i bambini?
«Oggi i bambini sono sempre meno presenti negli spazi pubblici. In molti contesti giocare è diventato difficile. Restituire loro visibilità significa restituire futuro alle comunità, perché una città che accoglie bambini e famiglie è una città più viva».
Che cos’è il talento?
«Non è soltanto una caratteristica individuale. Ogni persona possiede capacità e inclinazioni proprie, ma il talento cresce dentro una comunità. Ha bisogno di relazioni, opportunità, esperienze e contesti che lo facciano emergere. Per questo il nostro lavoro riguarda anche gli ambienti educativi e sociali nei quali le persone vivono».
Perché fare rete?
«Stiamo lavorando per costruire una comunità dialogante che coinvolga realtà del Nord, del Centro e del Sud Italia. Durante la Summer School saranno presenti esperienze come Officina Badoni di Lecco e altre realtà interessate a questo percorso. L’obiettivo non è esportare un modello, ma creare connessioni e occasioni di apprendimento reciproco».
Dove può arrivare il Rondò?
«Il valore più grande è quello di una comunità che ha scelto di lavorare insieme. Dietro il Rondò non c’è soltanto la Fondazione Crc o chi opera nella struttura. Ci sono scuole, imprese, associazioni, terzo settore, istituzioni e cittadini. Coltivando questa rete, il Rondò potrà crescere come laboratorio educativo e sociale aperto al territorio e al confronto internazionale».
Dalle Summer School alla ricerca universitaria, il Rondò dei Talenti racconta una sfida che supera i confini della provincia. Parte da Cuneo ma guarda lontano: costruire luoghi in cui educazione, relazioni e comunità possano crescere insieme.
«Non solo un terzo luogo» Il modello di comunità
Paola Merlino racconta l’evoluzione del progetto: alle Summer School 144 iscritti da nove regioni e quattro Paesi esteri


|
|








